Posts Tagged 'pensieri'

Ricordi in una noce

Scrivevo stretto stretto, un elenco lungo racchiuso in un foglio piccolo. Ne facevo un quadratino. Poi prendevo i gusci di noci, aperti in modo da non romperli, li volevo metà perfette. Sistemavo il mio quadratino dentro la noce e la sigillavo, lasciata a riposare in un cassetto. Dentro tutto quello che era successo durante l’anno. Cose piccole, date importanti, immagini, ricordi. A volte ben ordinati, un mese dopo l’altro. Altre volte in ordine sparso, così come la memoria li ritrovava tra i pensieri. Un rito. Un po’ come scrivere su un angolo strappato dal quaderno una cosa da buttare e una da tenere e poi far bruciare quei fogli scomposti nel rogo della notte delle streghe, in una Genova che si prepara a cercare i suoi fantasmi mentre celebra il suo patrono San Giovanni Battista.
Per qualche anno il 31 dicembre per me è stato una noce aperta poi chiusa di nuovo. Avevo il mare attorno, forse anche l’aria rende diversi i giorni e i pensieri che questi si portano dietro. C’è stato un momento in cui lo avrei fatto ancora. Pochi giorni fa ero pronta a cercare due gusci perfetti, pronta a dare loro un contenuto alternativo, il mio. Poi ho pensato che non mi servivano contenitori da lasciar dormire in fondo ad un cassetto. Ci sono io che ricordo ogni minuto, che sento gli odori, che vedo ogni faccia, un sorriso, una mano, una parola. Sono il mio guscio.

Un passo nella nebbia

Camminare aiuta. Fa scorrere i pensieri. Anche se la nebbia gelata oltrepassa i vestiti, si deposita sulla pelle, che si fa rossa. Freddo. Camminare aiuta a sentire la fatica, un dolore in un punto preciso che permette di concentrarsi su quello e nient’altro. E mentre un passo dopo l’altro, attorno ti concedi un pezzo di città addormentata sotto una leggera coperta bianca, mentre lentamente e poi all’improvviso più veloce, macini strada, mentre queste immagini scorrono, in effetti non puoi fare a meno di pensare. Quello che hai dentro è la stessa nebbia che vedi fuori. Non capisci. Forse non vedi tutto quello che c’è da vedere, perché altrimenti ogni cosa sarebbe limpida. Nebbia. Confusione.

Cielo azzurro

azzurroGuardo fuori dalla finestra e vedo il cielo azzurro. Solo uno spicchio. Interrotto dalle righe verticali dei balconi, dai tetti delle case. Guardo fuori dalla finestra e sento l’aria fresca, anche se il vetro mantiene le distanze. Se sento il cielo azzurro sulla pelle mi sembra di respirare meglio. Difficile spiegare che le giornata assumono pieghe diverse a seconda del colore del cielo. Difficile giustificare pensieri e dubbi solo se il sole ha deciso di farsi vedere. Eppure. Mi piace pensare che gli occhi vedono meglio. Capiscono più facilmente, più liberi, non offuscati da nuvole o nebbia. Con il cielo azzurro respiro meglio. A volte significa togliersi un peso. Altre semplicemente chiudere gli occhi e vederci meglio.

Giorni di contraddizioni

Sento, ma non voglio sentire
Penso, ma non voglio pensare
Provo, ma non voglio provare
Scrivo, ma non voglio scrivere
Cerco, ma non voglio cercare
Trovo, ma non voglio trovare

Non ti sento, ma vorrei capire

Come ti guardi attorno?

“Un vero viaggio non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi”
(Marcel Proust)

Troppo spesso il desiderio di andare e cambiare non permette di vedere quello che abbiamo davanti, o solo poco distante. Troppo spesso l’idea di muoversi soffoca lo spazio per guardare quello che già c’è. Che non significa smettere di immaginare, abolire viaggi, fisici e mentali. Anzi. E’ solo un monito a ricordare di guardarsi attorno. Imparare a vedere nelle cose di sempre una luce nuova, con più voglia e più forza. Con occhi nuovi le cose di ogni giorno possono continuare a darci la carica, a farci sorridere. Senza la polvere della noia.

Due disgraziate in cerca di risposte

Capita di incontrare per strada una persona che non vedi da molto tempo. Tu sei con un’amica, la pelle rosso fuoco per il troppo sole nei tuoi due unici giorni di mare, spingi la bici come fosse un mulo con le borse della spesa appese al manubrio e traboccanti dal cestino. Hai una camicia a fiori da vera hippy e così anche la tua amica. Pantaloni corti e larghi che lasciano spuntare lo slip nero, canotta grigia, un’altra bici-mulo da spingere con ancora buste gialle dell’Esselunga. Tra il caldo, la spesa e questo “abito che non fa il monaco”, l’apparenza almeno è di due disgraziate. Che incontrano un vecchio compagno di corso.

Tu cosa fai?”
“Lavoro da maggio in una multinazionale, non è la stessa di prima perché ci siamo lasciati in cattivi rapporti”
“Come mai?”
(Chiedono stupite le due disgraziate)
“Ho chiesto il doppio e non me l’hanno dato, lavoravo 18 ore al giorno. Dove lavoro adesso mi danno un sacco di soldi e quindi ho accettato”

Le due disgraziate a questo punto non fanno la domanda fondamentale: “Scusa quanto guadagni?” Ma anzi sorridono e salutano. Tornate a case, sistemata la spesa, il gelato in freezer, il succo-esperimento-ananas-lime in frigo, la cena per la sera invece resta fuori, le due disgraziate si guardano. “Forse abbiamo sbagliato tutto…”
Con ammirazione per chi può già chiedere il doppio, senza rancore né invidia, solo stupore. E la consapevolezza che fare quello che davvero è il lavoro della vita è sempre diverso. Richiede qualcosa in più.

Guerra intestina

Guerra intestina nell’uomo tra ragione e passioni.
Se avesse solo la ragione senza le passioni…
Se avesse solo le passioni senza la ragione…
Ma avendo le une e le altre non può evitare la guerra, non potendo ottenere la pace dalle une senza la guerra con le altre; così è sempre diviso e in contraddizione con se stesso.

[Blaise Pascal, I pensieri]

Ripesco i “pensieri” di Pascal dal calderone di parole che mi accompagnano. Quella “guerra intestina” ho imparato a conoscerla sui banchi di scuola, quando sentivo lo stomaco contercersi e indecisa su cosa fare non capivo a quale voce dare retta. Le sensazioni hanno poi trovato le parole di un altro. Pascal mi ha spiegato che quello che sentivo era lo spaccarsi dell’animo tra la strada della ragione e quella della passione. E ho dato un nome a quello che già sapevo. Divisa tra razionalità e sentimento lo sono sempre. A volte lascio vincere la ragione, mi piego a ciò che è giusto fare, almeno secondo le pagine di quel libro immaginario che raccoglie le “regole della nostra vita”. Spesso però guardo fuori dalla finestra e lascio che sia il sole a entrare. Lascio decidere allo stomaco, alla faccia, alle mani, ascolto quello che mi dice il “sentire”, il “provare” e lascio perdere ogni ragionamento. Ma è la sola constatazione di essere divisi tra due anime diverse che comporta una lotta interna. Si è sempre un po’ vincitori. E si è sempre un po’ perdenti.


I BRUSCHI DETTAGLI

Raccontare, vedere poi ascoltare e scrivere. Leggere, chiedere, curiosare. E una pagina bianca per dirlo a qualcuno. Non il Tutto, solo qualche dettaglio

SUL COMODINO

Paul Auster, un po' di Pamuk, Erri De Luca

ULTIME LETTURE

Un uso qualunque di te (Sara Rattaro)

Twitter factor (Augusto Valeriani)

La vita è altrove (Milan Kundera)

1Q84 (Haruki Murakami)

Zita (Enrico Deaglio)

L'animale morente (Philip Roth)

Così è la vita (Concita de Gregorio)

I pesci non chiudono gli occhi (Erri De Luca)

Cattedrale (Raymond Carver)

Lamento di Portonoy (Philip Roth)

Libertà (Jonathan Franzen)

Il dio del massacro (Yasmina Reza)

L'uomo che cade (Don De Lillo)

Il condominio (James G. Ballard)

Sunset limited (Cormac McCarthy)

I racconti della maturità (Anton Cechov)

Basket & Zen (Phil Jackson)

Il professore di desiderio (Philip Roth)

Uomo nel buio (Paul Auster)

Indignazione (Philip Roth)

Inganno (Philip Roth)

Il buio fuori (Cormac McCarthy)

Alveare (Giuseppe Catozzella)

Il Giusto (Helene Uri)

Raccontami una storia speciale (Chitra Banerjee Divakaruni)

Cielo di sabbia (Joe R. Lansdale)

La stella di Ratner (Don DeLillo)

3096 giorni (Natascha Kampusch)

Giuliano Ravizza, dentro una vita (Roberto Alessi)

Boy (Takeshi Kitano)

La nuova vita (Orhan Pamuk)

L'arte di ascoltare i battiti del cuore (Jan-Philipp Sendker)

Il teatro di Sabbath (Philip Roth)

Sulla sedia sbagliata (Sara Rattaro)

Istanbul (Orhan Pamuk)

Fra-Intendimenti (Kaha Mohamed Aden)

Indignatevi! (Stéphane Hessel)

Il malinteso (Irène Némirovsky)

Nomi, cognomi e infami (Giulio Cavalli)

Tangenziali (Gianni Biondillo e Michele Monina)

L’Italia in seconda classe (Paolo Rumiz)

ULTIME VISIONI

Be kind rewind (Michel Gondry, 2007)

Kids return (Takeshi Kitano, 1996)

Home (Ursula Meier, 2009)

Yesterday once more (Johnnie To, 2007)

Stil life (Jia Zhang-Ke, 2006)

Cocaina (Roberto Burchielli e Mauro Parissone, 2007)

Alla luce del sole (Roberto Faenza, 2005)

Come Dio comanda (Gabriele Salvatores, 2008)

Genova, un luogo per dimenticare (Michael Winterbottom, 2010)

Miral (ulian Schnabel, 2010)

Silvio forever (Roberto Faenza, 2011)

Election (Johnnie To, 2005)

Oasis (Lee Chang-dong, 2002)

Addio mia concubina(Chen Kaige, 1993)

La nostra vita (Daniele Luchetti, 2010)

Departures (Yojiro Takita, 2008)

La pecora nera (Ascanio Celestini, 2010)

Flags of our fathers (Clint Eastwood, 2006)

L'uomo che fissa le capre (Grant Heslov, 2009)

Buongiorno Notte (Marco Bellocchio, 2003)

Vallanzasca - Gli angeli del male (Michele Placido, 2010)

Paz! (Renato De Maria, 2001)

Stato di paura (Roberto Burchielli, 2007)

Gorbaciof (Stefano Incerti, 2010)

L'esplosivo piano di Bazil (Jean-Pierre Jeunet, 2008)

Confessions (Tetsuya Nakashima, 2010)

127 ore (Danny Boyle, 2010)

Qualunquemente (Giulio Manfredonia, 2011)

American life (Sam Mendes, 2009)

Look both ways (Sarah Watt, 2005)
agosto: 2017
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