Archivio per maggio 2008

Aria e Limone

Come ti vedi?PAVIA “Mangia di fronte allo specchio, se puoi fallo nuda”. E’ solo uno dei 63 consigli di Cucciola-Ana. Tra uno sfondo che ricorda un cielo notturno e scritte colorate snocciola consigli su come diventare, restare, vivere da Pro-Ana. E’ uno dei tanti blog che si trovano in rete su quella che viene definita una filosofia, ma che lascia un senso di impotenza. Essere Pro-Ana significa essere Pro-Anoressia e contro “Mia” che sta per bulimia. Significa profetizzare di giornate senza cibo, fatte solo di “aria per colazione” e “acqua e limone, perché ho scoperto che il limone è un anoressizante”. Questi blog si aprono tutti con una premessa: “Questo è un blog dichiaratamente Pro-Ana, chiunque non condivide le mie idee è pregato di uscire”. E’ che davanti alla lista di 63 consigli può capitare anche chi non si rende conto di cosa vuole dalla vita e ritrovarsi impigliato in quelle che sembrano verità assolute, consigli preziosi, ma che invece portano a una realtà fatta di disperazione. Chi tiene questi diari in rete non cerca esplicitamente adepte, ma dà “sostegno” a chi vacilla, incoraggia chi non riesce a non vomitare. Delle Pro-Ana è tornato a parlare Gianluca Nicoletti ieri su Melog (8.30 su Radio 24). E’ partito tutto da una ricerca in rete: basta digitare “blog pro ana” e si trovano pagine che lasciano un senso di vuoto. Fa paura. Perché sono tutte ragazzine, molte sanno di essere malate, ma riportano la dieta giornaliera con soddisfazione, quando sono riuscite a non mangiare quasi nulla. Fa davvero paura. Riporto solo alcuni dei messaggi in cui mi sono imbattuta, continuavo a leggere incredula, non si può entrare nella testa delle persone.

domenica 20 aprile 2008
ciao!sono Giusy…l’altra ragazza del blog….volevo salutare tutte voi e dirvi che domani mi ricoverano per anoressia…se dovessi morire ricordate che questa malattia non è un gioco….è una malattia e cm tale va curata…dovrò stare in clinica minimo 3 mesi…spero davvero di poter tornare…la mia amica vi terrà aggiornate…se mai non c’è la facessi vi auguro con tutto il cuore di crescere…perchè giocando con la morte si muore!!!addio a tutte…

sabato 24 maggio 2008
Mangia con la mano opposta a quella con cui di solito mangi
Quando ti viene una voglia conta lentamente fino a 100
Porta un elastico al polso e tiralo ogni volta ke pensi al cibo, il dolore ti farà pensare ad altro.
Pulisci qualcosa di schifoso quando ti viene fame.

mercoledì 20 febbraio 2008
La cosa che piu mi infastidisce di questa malattia e’ il freddo….sento un freddo prepotente che mi penetra dentro….e mentre scrivo sono vicina vicina al calorifero sparato al massimo, con indosso un mega piumone super imbottito…

martedì 11 settembre 2007 
con grande gaudio sto riuscendo di nuovo a scivolare fuori dai pantaloni senza sbottonarli.
è una piccola soddisfazione in tanto casino.
ogni tanto è bello anche vedere un raggio di sole.

venerdì 13 luglio 2007
Diario Alimentare di Oggi
Colazione=Aria, Pranzo=Aria, nel pomeriggio sorsi di the alla pesca
Cena=Pomodori freschi conditi con olio sale e peperoncino
due fette di anguria
e intanto sono 48… no?

giovedì, 10 gennaio 2008
Colazione=1vasetto di yogurt activia—>72calorie, 1cappuccino zuccherato—>82calorie
Spuntino Meta’ Mattina= 1lattina di the’ alla pesca—>sulle 35calorie
Pranzo= 1piatto e mezzo di riso in bianco
1confezione di kinder bueno white
3crostatine al cioccolato Mulino Bianco
2 biscotti pan di stelle
5ovetti kinfer choco bons
TUTTO  vomitato fino all’ ultima briciola con 2lit di acqua…e anche questa volta sono sicura di aver vomitato tutto xke e’ uscita la solita kiazza abbondante di sangue rosso vivo…ormai non mi spaventa piu ci ho fatto l’ abitudine…Vomito e non so il xke…Esiste una condanna piu xversa????

Annunci

Pezzi di vetro

Ti potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui,
cosa importa se ha vent’anni
e nelle pieghe della mano,
una linea che gira e lui risponde serio
“è mia”; sottindente la vita.
(“Pezzi di vetro” di F. De Gregori)

PAVIA La linea della vita, una piega sottile, solo nostra. Eppure la condividiamo, a volte la mettiamo da parte, o ci dimentichiamo di dire “è mia”. Quando sento questa canzone (stamattina su Lifegate) penso sempre alle mani nell’amore. E che quei vent’anni non hanno poi così importanza sulla linea che gira, perché gira anche dopo, oltre, senza tempo.  Basta sapere che bisogna lasciarla andare e sapersi fermare a sfiorarla. Come una giostra coi cavalli, gira ma riesci a vederne i colori e i dettagli. Gira, ma puoi sempre saltare e aggrapparti.

Gomorra

GomorraPAVIA Mentre guardavo il primo tempo di Gomorra (premiato al festival di Cannes con il Gran premio della giuria) mi dicevo “eppure manca qualcosa”. Poi ho pensato a cosa mi aveva subito colpito del libro di Roberto Saviano. C’è il punto di vista del narratore, è “lui” che arriva sul posto dove hanno appena ucciso un ragazzo, lui che descrive quello che vede, lui che parla con la gente, con chi “non ha visto niente, ma era proprio lì”. E’ come accompagnare per mano il lettore sul luogo della sparatoria e dirgli “vedi, ecco cosa sta succedendo”. Le immagini dovrebbero dare con ancora più forza questo messaggio, perché ti fanno vedere e non solo immaginare. Eppure mi è mancato questo senso di condivisione. Nel film sembra di potersi sentire distanti da questa realtà. Nel libro ti ci senti immerso fino al collo. Forse l’espediente tecnico è semplicemente diverso. Garrone sceglie di proporre alcune delle tante storie drammatiche raccontate da Saviano in forma quasi di documentario, come se una telecamera “casalinga” girasse tra le famiglie dei camorristi, tra i cortili e il vuoto delle Vele di Scampia. E come se dietro quella telecamera ci fosse lo stesso testimone che nel libro è narratore. Anche se mi è mancato il coinvolgimento del libro, Gomorra di Matteo Garrone non tralascia niente: rifiuti, droga, sfruttamento. La facilità con cui si uccide. E’ così semplice togliere la vita a una persona? Coinvolgere dei bambini nell’organizzazione di un omicidio, dando loro una parte in quello che non può essere un gioco della vita? La risposta è sì, per molti è così semplice. E questo fa uscire le persone dal cinema commentando “cavolo, sono angosciato” oppure “fa male allo stomaco”. Questo perché vedere coinvolge di più. Vedere il sangue, lascia senza fiato. Leggerlo sulle pagine del libro per la maggior parte delle persone non fa lo stesso effetto. Secondo me è giusto rimanere sconvolti da questa realtà, ma se il film lascia un senso di nausea il libro porta a riflessioni molto più ampie, più dure, più sconvolgenti.

Uomini che odiano le donne

Uomini che odiano le donne - LarssonPAVIA/GENOVA Come scavare nel passato delle persone. Quali informazioni tenere, quali tralasciare, quali dimenticare, tra etica, passione, deontologia, curiosità, vendetta. Come arrivare a risolvere un giallo che da anni ha lasciato senza speranze una famiglia di ricchi imprenditori. Il primo romanzo della trilogia Millennium di Stieg Larsson (ed. Marsilio) racconta una storia fatta non solo di misteri, intricati legami di famiglia e sospetti. Tra le trame del giallo si appoggiano i tratti dei personaggi. Mikael Blomkvist è un giornalista d’inchiesta nel settore economico. Quarantenne, brillante, molto sicuro del suo fascino, è un uomo che “ama le donne” in mezzo a tanti che le “odiano”, non le comanda né si fa comandare, si lega a loro nel solo intento di stare bene. Riesce a sciogliere Lisbeth Salander, pirata informatico di 25 anni, esile nel fisico, ma aspra e dura, la prima a dare battaglia, a suo modo, a tutti gli uomini che non rispettano le donne, che le trattano come oggetti, le violentano, le uccidono o semplicemente ne dispongono a loro piacimento. Sono tanti e di forme diverse i legami tra i personaggi. Ci sono forme di amore che sfuggono alle definizioni. Ma che sono incredibilmente reali, come il seme della violenza nelle persone meno sospette. Ci sono legami che sembrano poter vivere solo nelle pagine di un romanzo, ma a guardare bene non sono così lontani da quello che accade a chi le pagine le sfoglia e non vi si nasconde dentro.

Contenitore di Parole

Assemblage - SelettiPAVIA Mi sono innamorata di una libreria. Assemblage (Seletti, azienda del manotavano nata nel 1964) se è chiusa ha la forma di un parallelepipedo, sembra una matrioska quadrata, fatta di piccoli contenitori di legno uno dentro l’altro. Poi si “srotola” e si può decidere se creare una libreria in orizzontale o in verticale. All’interno e all’esterno dei cubi serigafie sfondo chiaro linea nera decorano le pareti. Assemblage - SelettiDue cinghie la tengono ferma. Le librerie sono il contenitore delle nostre parole e di quelle degli altri, scritte anche per noi. Sugli scaffali trovi i libri del liceo, sottolineati a fatica, gli album di fotografie dal “primo compleanno” alle “ultime vacanze”, giornali, riviste, ritagli nascosti in cartellette colorate. Poi i saggi e i manuali comprati all’università, per illudersi di portare in casa un po’ di Sapere, i quaderni ad anelli con pagine e pagine di appunti. Ma soprattutto i romanzi. L’acquisto della domenica mattina, quando una passeggiata porta a entrare da Feltrinelli, o l’ultimo romanzo dello scrittore preferito o semplicemente “questo, perché ha il profumo dei libri caldi appena sfornati, la copertina lucida e leggera, la carta spessa e scura”. Alle mie spalle la mia pila di libri, un orizzonte frastagliato di piccoli e grossi mattoni colorati. Dove mattone non è sinonimo di pesantezza, ma di costruzione.

Little Miss Sunshine

Little Miss Sunshine - 2006PAVIA Non c’è solo il concorso di bellezza, che mostra bambine-mostri di sette anni vestite da Barbie ma tremendamente reali, e non c’è solo il viaggio per raggiungere Redondo Beach, dove si svolge la finale per Little Miss Sunshine. C’è una famiglia americana, allargata, complicata, che cerca di sembrare “vincente”. Difficile crederlo. Richard, il padre, organizza corsi sui 9 step per raggiungere il successo, che non hanno successo. Sheryl, la madre, sembra sopraffatta dalla Casa, ma non sa come aiutare i figli. Dwayne, 15 anni, ha smesso di parlare e usa un block notes per comunicare, ma è il più sveglio di tutti. Olive è la piccola miss che delle altre bambine non ha nulla, ha gli occhiali grossi, il pancino gonfio, ma ci crede e crede soprattutto nel suo numero preparato con il nonno Edwin. C’è anche lo zio Frank, critico di Proust, gay, che ha appena tentato il suicidio. Questo quadro di vita reale viene fuori durante il viaggio verso la California, nelle disavventure con il pullmino, nei discorsi di sostegno e consolazione che a turno coinvolgono i componenti della famiglia. Durante Little Miss Sunshine (2006, di Jonathan Dayton e Valerie Faris) capita spesso di ridere. Ma si ride per dissonanza con quello che siamo abituati a vedere. Si ride perché è aspro e amaro vedere questa famiglia, ma si ride proprio perché alla fine la lezione l’hanno imparata tutti, e si torna a casa più famiglia di prima.

Prendere o lasciare

PAVIA Ci sono momenti in cui è difficile capire cosa si vuole, difficile darsi delle risposte sincere. Oppure capita di avere la risposta, ma anche la consapevolezza che non si può ascoltarla. Capita se devi prendere una decisione o se in fondo non c’è niente da decidere, ma solo da digerire. Capita se devi mettere le tue cose in uno scatolone, le altre in una valigia e andare. Soprattutto lasciare. E non importa il “trovare”. Non è determinante per rassicurare il proprio io confuso.
Ho voglia di restare, ma forse non posso.


I BRUSCHI DETTAGLI

Raccontare, vedere poi ascoltare e scrivere. Leggere, chiedere, curiosare. E una pagina bianca per dirlo a qualcuno. Non il Tutto, solo qualche dettaglio

SUL COMODINO

Paul Auster, un po' di Pamuk, Erri De Luca

ULTIME LETTURE

Un uso qualunque di te (Sara Rattaro)

Twitter factor (Augusto Valeriani)

La vita è altrove (Milan Kundera)

1Q84 (Haruki Murakami)

Zita (Enrico Deaglio)

L'animale morente (Philip Roth)

Così è la vita (Concita de Gregorio)

I pesci non chiudono gli occhi (Erri De Luca)

Cattedrale (Raymond Carver)

Lamento di Portonoy (Philip Roth)

Libertà (Jonathan Franzen)

Il dio del massacro (Yasmina Reza)

L'uomo che cade (Don De Lillo)

Il condominio (James G. Ballard)

Sunset limited (Cormac McCarthy)

I racconti della maturità (Anton Cechov)

Basket & Zen (Phil Jackson)

Il professore di desiderio (Philip Roth)

Uomo nel buio (Paul Auster)

Indignazione (Philip Roth)

Inganno (Philip Roth)

Il buio fuori (Cormac McCarthy)

Alveare (Giuseppe Catozzella)

Il Giusto (Helene Uri)

Raccontami una storia speciale (Chitra Banerjee Divakaruni)

Cielo di sabbia (Joe R. Lansdale)

La stella di Ratner (Don DeLillo)

3096 giorni (Natascha Kampusch)

Giuliano Ravizza, dentro una vita (Roberto Alessi)

Boy (Takeshi Kitano)

La nuova vita (Orhan Pamuk)

L'arte di ascoltare i battiti del cuore (Jan-Philipp Sendker)

Il teatro di Sabbath (Philip Roth)

Sulla sedia sbagliata (Sara Rattaro)

Istanbul (Orhan Pamuk)

Fra-Intendimenti (Kaha Mohamed Aden)

Indignatevi! (Stéphane Hessel)

Il malinteso (Irène Némirovsky)

Nomi, cognomi e infami (Giulio Cavalli)

Tangenziali (Gianni Biondillo e Michele Monina)

L’Italia in seconda classe (Paolo Rumiz)

ULTIME VISIONI

Be kind rewind (Michel Gondry, 2007)

Kids return (Takeshi Kitano, 1996)

Home (Ursula Meier, 2009)

Yesterday once more (Johnnie To, 2007)

Stil life (Jia Zhang-Ke, 2006)

Cocaina (Roberto Burchielli e Mauro Parissone, 2007)

Alla luce del sole (Roberto Faenza, 2005)

Come Dio comanda (Gabriele Salvatores, 2008)

Genova, un luogo per dimenticare (Michael Winterbottom, 2010)

Miral (ulian Schnabel, 2010)

Silvio forever (Roberto Faenza, 2011)

Election (Johnnie To, 2005)

Oasis (Lee Chang-dong, 2002)

Addio mia concubina(Chen Kaige, 1993)

La nostra vita (Daniele Luchetti, 2010)

Departures (Yojiro Takita, 2008)

La pecora nera (Ascanio Celestini, 2010)

Flags of our fathers (Clint Eastwood, 2006)

L'uomo che fissa le capre (Grant Heslov, 2009)

Buongiorno Notte (Marco Bellocchio, 2003)

Vallanzasca - Gli angeli del male (Michele Placido, 2010)

Paz! (Renato De Maria, 2001)

Stato di paura (Roberto Burchielli, 2007)

Gorbaciof (Stefano Incerti, 2010)

L'esplosivo piano di Bazil (Jean-Pierre Jeunet, 2008)

Confessions (Tetsuya Nakashima, 2010)

127 ore (Danny Boyle, 2010)

Qualunquemente (Giulio Manfredonia, 2011)

American life (Sam Mendes, 2009)

Look both ways (Sarah Watt, 2005)
maggio: 2008
L M M G V S D
    Giu »
 1234
567891011
12131415161718
19202122232425
262728293031  

In un tweet