Archivio per aprile 2010

Se nella Lega piccoli politici crescono

“La Lega ci dà spazio, ci fa crescere, ma noi facciamo tutte le tappe”. I capelli tagliati precisi, camicia, maglione, un fazzolettino verde al collo. I giovani del Movimento Universitario Padano, il Mup, sono il primo anello della catena politica del partito. Un po’ più che militanti, già piccoli politici. A Pavia si candidano in università per senato, consiglio di amministrazione, ma anche nei consigli di facoltà di giurisprudenza, economica e ingegneria, dove già sono rappresentanti. Sono presenti in tutto il nord, “ma non solo in Lombardia e Veneto che magari è più facile, siamo anche a Torino, e poi Firenze, abbiamo rappresentanti in Umbria e nelle Marche”). Le elezioni saranno a metà maggio. Dopo anni di assenza si erano ripresentanti nel 2008, ottenendo il 7%. “Adesso puntiamo a fare di più, abbiamo più esperienza, anche politica”. Tra i candidati alle cariche in ateneo, sei sono già consiglieri comunali, a Pavia, e in alcuni comuni limitrofi. Il portavoce nazionale del Mup è consigliere comunale a Bergamo. Nessuno di loro si candiderà al Cnsu, il Consiglio nazionale degli studenti universitari. “Perché è solo un organo consultivo, noi abbiamo molto di più”.  Il potere della Lega lo spiega il bergamasco. I giovani leghisti quando hanno un problema chiamano direttamente i loro corrispettivi “adulti”, dal comune alla provincia, poi in regione fino in parlamento. Nessun impaccio, basta una telefonata, un po’ di insistenza, magari. “Per gli altri non è così, quando lo raccontiamo ci guardano stupiti”. “Magari loro possono chiamare qualche escort”. E’ solo una delle tante frecciate. I giovani padani delle alleanze nazionali se ne fregano. Sono uno degli ingranaggi di un partito che prende giovani militanti e inizia a farli esercitare con il gioco delle elezioni universitarie, con il vantaggio di essere anche consiglieri comunali, magari piccoli piccoli ma già nel meccanismo della politica. Così se gli ingegneri chiedono più sicurezza per il parcheggio della facoltà si può chiedere direttamente al sindaco di dirottare lì qualche telecamera per il piano-sicurezza. Come per i Leghisti-adulti, anche i Leghisti-bambini nei loro programmi puntano proprio sulla sicurezza. E sulla legge Gelmini? La riforma? Le tasse? Cosa dicono? Dicono che “il movimento di sinistra credeva di simulare il ’68, ma si alleava con i professori baroni, che vogliono solo tenersi strette le poltrone, mentre noi abbiamo organizzano incontri, convegni, abbiamo fatto proposte ai nostri parlamentari e ne hanno discusso in camera e senato”. Lasciano intendere che i veri Sessantottini sono loro, che le bandiere hanno cambiato colore. I giovani padani sanno di non avere i numeri per contrastare gli altri gruppi studenteschi, dal Coordinamento ad Azione universitaria (sinistra e destra, ben contrapposte). E ne hanno per entrambi. Nel laboratorio politico leghista, che fermenta tra i banchi dell”università, non c’è diplomazia, non ci sono alleanze, la realtà politica là fuori conta solo per dire “che be’ visto come sono andate le regionali magari ci aspettiamo qualcosa di più”, ma il legame tra Politica e politica non è scontato, lo sanno anche loro. Così le critiche sono forti a sinistra come a destra, a entrambi i movimenti i Padani rimproverano sprechi nei fondi per le attività. “Noi siamo una minoranza. Ma non una minoranza come quella di Fini, noi siamo più grandi e soprattutto stiamo crescendo”. C’è un sorriso nel viso pulito e sbarbato che lo dice. Quasi un ghigno. “I voti non si contano ma si pesano, lo diceva Bossi, che prorio a Pavia, nella nostra università, ha iniziato a pensare a questo partito”. Ora il sorriso è orgoglioso.

Non consideravo molto importanti le elezioni universitarie, lo ammetto. Ora mi chiedo, non è che invece, ragionando sulla base e non solo sui vertici nazionali, ragionando sulle prove generali di chi farà politica da grande, forse si potrebbe anche azzardare qualche previsione?

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Odore di marcio

Un odore terribile. Appena entro nello scompartimento mi sembra cavolfiore. Poi capisco che invece viene dal gabinetto. La porta non si chiude, nemmeno quella del vagone e l’odore è di quelli penetranti. Nemmeno tenere la sciarpa sul naso lo allontana. Dopo un’ora quasi sei persino abituato a non poter respirare. Tranne avere poi la sensazione di tornare libero appena scendi sul binario. Sono su un intercity (1538 Genova-Milano, scendo a Pavia). E’ in ritardo. “Da dove parte la coincidenza per Mestre?” Chiede il capotreno al telefono. “Ok, binario 9, guarda che noi siamo in ritardo. Sì, siamo il 1538, siamo in ritardo, ma questa coincidenza dobbiamo fargliela prendere, ho un sacco di gente che deve prendere quel treno, è l’ultimo della sera. Dobbiamo… Ok, grazie”. Li aspettano. A Milano aspetteranno questo treno prima di far partire la coincidenza per Mestre. Mentre sento questa conversazione c’è sempre questo odore, così forte. E sto leggendo Sandokan di Nanni Balestrini. Descrive la scena in cui questo ragazzo è con il suo camion in coda al macero per buttare via la frutta di troppo, e aspetta lì giorni perché prima di lui devono passare i camion che invece di pesche e melanzane fanno interrare ferro, e tutto lo schifo che devono nascondere. E mentre questo ragazzo è lì che aspetta sente questo odore di marcio. La frutta, certo. Ma anche il mondo. E io sento questo stesso odore. Penso che le due cose non possono non essere collegate. Penso che viviamo in un paese dove è ancora possibile fare viaggi in treni in condizioni pessime, dove nessuno dice niente, dove ti fanno un favore se non ti fanno perdere una coincidenza, dove si viaggia ammassati, in ritardo, immersi in condizioni igieniche terribili. Mentre sento l’odore di quel gabinetto aperto e mentre avverto l’odore del marcio provenire dal libro non posso fare a meno di pensare che in Italia accettiamo di vivere a queste condizioni. Una resa.


I BRUSCHI DETTAGLI

Raccontare, vedere poi ascoltare e scrivere. Leggere, chiedere, curiosare. E una pagina bianca per dirlo a qualcuno. Non il Tutto, solo qualche dettaglio

SUL COMODINO

Paul Auster, un po' di Pamuk, Erri De Luca

ULTIME LETTURE

Un uso qualunque di te (Sara Rattaro)

Twitter factor (Augusto Valeriani)

La vita è altrove (Milan Kundera)

1Q84 (Haruki Murakami)

Zita (Enrico Deaglio)

L'animale morente (Philip Roth)

Così è la vita (Concita de Gregorio)

I pesci non chiudono gli occhi (Erri De Luca)

Cattedrale (Raymond Carver)

Lamento di Portonoy (Philip Roth)

Libertà (Jonathan Franzen)

Il dio del massacro (Yasmina Reza)

L'uomo che cade (Don De Lillo)

Il condominio (James G. Ballard)

Sunset limited (Cormac McCarthy)

I racconti della maturità (Anton Cechov)

Basket & Zen (Phil Jackson)

Il professore di desiderio (Philip Roth)

Uomo nel buio (Paul Auster)

Indignazione (Philip Roth)

Inganno (Philip Roth)

Il buio fuori (Cormac McCarthy)

Alveare (Giuseppe Catozzella)

Il Giusto (Helene Uri)

Raccontami una storia speciale (Chitra Banerjee Divakaruni)

Cielo di sabbia (Joe R. Lansdale)

La stella di Ratner (Don DeLillo)

3096 giorni (Natascha Kampusch)

Giuliano Ravizza, dentro una vita (Roberto Alessi)

Boy (Takeshi Kitano)

La nuova vita (Orhan Pamuk)

L'arte di ascoltare i battiti del cuore (Jan-Philipp Sendker)

Il teatro di Sabbath (Philip Roth)

Sulla sedia sbagliata (Sara Rattaro)

Istanbul (Orhan Pamuk)

Fra-Intendimenti (Kaha Mohamed Aden)

Indignatevi! (Stéphane Hessel)

Il malinteso (Irène Némirovsky)

Nomi, cognomi e infami (Giulio Cavalli)

Tangenziali (Gianni Biondillo e Michele Monina)

L’Italia in seconda classe (Paolo Rumiz)

ULTIME VISIONI

Be kind rewind (Michel Gondry, 2007)

Kids return (Takeshi Kitano, 1996)

Home (Ursula Meier, 2009)

Yesterday once more (Johnnie To, 2007)

Stil life (Jia Zhang-Ke, 2006)

Cocaina (Roberto Burchielli e Mauro Parissone, 2007)

Alla luce del sole (Roberto Faenza, 2005)

Come Dio comanda (Gabriele Salvatores, 2008)

Genova, un luogo per dimenticare (Michael Winterbottom, 2010)

Miral (ulian Schnabel, 2010)

Silvio forever (Roberto Faenza, 2011)

Election (Johnnie To, 2005)

Oasis (Lee Chang-dong, 2002)

Addio mia concubina(Chen Kaige, 1993)

La nostra vita (Daniele Luchetti, 2010)

Departures (Yojiro Takita, 2008)

La pecora nera (Ascanio Celestini, 2010)

Flags of our fathers (Clint Eastwood, 2006)

L'uomo che fissa le capre (Grant Heslov, 2009)

Buongiorno Notte (Marco Bellocchio, 2003)

Vallanzasca - Gli angeli del male (Michele Placido, 2010)

Paz! (Renato De Maria, 2001)

Stato di paura (Roberto Burchielli, 2007)

Gorbaciof (Stefano Incerti, 2010)

L'esplosivo piano di Bazil (Jean-Pierre Jeunet, 2008)

Confessions (Tetsuya Nakashima, 2010)

127 ore (Danny Boyle, 2010)

Qualunquemente (Giulio Manfredonia, 2011)

American life (Sam Mendes, 2009)

Look both ways (Sarah Watt, 2005)
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