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Genova, parole sulle pietre

Genova, solo pochi passi. Un madonnaro ha lasciato il suo disegno di gessi colorati incustodito accanto alla cattedrale. Melina bacchetta chi la ostacola. Aveva scritto in rosso uno dei suoi messaggi sotto i portici di piazza De Ferrari, l’avevano cancellata. E lei ha riscritto, perché le parole “sono più importanti di un muro”. E c’è un racconti comparso in una notte. Parole scritte in corsivo bianco, si trovano in tutto il centro storico. Mi piacerebbe avere una mappa con segnate le pagine di questo romanzo urbano. Mi piacerebbe dare un volto e un nome al suo autore.

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Melina lascia il segno anche a Roma

Ero sul taxi (perché sì lo ammetto, a Roma ho preso spesso il taxi e mi ha fatta sentire ancora più in vacanza, ancora più in un’altra dimensione) da piazza San Pietro ho attraversato un tunnel e ho visto la scritta rosa, firmata Melina, proprio all’ingresso. Ho pensato “impossibile, Melina firma i muri di Genova”. Eppure avevo visto giusto. Ho ritrovato lo stesso colore, la stessa “m” quasi a forma di cuore vicino alla stazione Termini, poco prima di partire.

Melina Riccio è arrivata fino a Roma per lasciare il suo messaggio, per accostare l’amore e la pace, per chiudere con una stella la sua firma. La stessa che si insinua tra le strade di Genova, che segna i suoi muri, nei punti più impensabili, sempre difficili da raggiungere.  Chissà in quale altra città Melina avrà chiesto alle pietre di portare pazienza, di sopportare la vernice, per lasciarle urlare i suoi pensieri.

Melina incanta

melina21  Melina firma i muri di Genova.
  Melina lascia appesi sugli autobus messaggi d’amore scritti su cartoncini a forma di stella.
  Melina, con la sua “m” panciuta quasi a formare un cuore, ha siglato i muri del porto e del centro storico.
  Melina abita in vico Lavagna. Difficile non riconoscere il suo portone.
  Melina se per strada ti vede mentre ti stai soffiando il naso ti ferma decisa: “Non vorrai buttare per terra il fazzoletto, vero?”. E’ abbastanza minacciosa.
  Melina e la sua firma sono anche sul libro di Maurizio Maggiani “Mi sono perso a Genova”
  Melina è una sorta di santone, inneggia all’amore e alla fede.
  Melina usa ritagli di giornale, pezzi di fiori e fotografie. Poi stoffa, bottoni, l’imbottitura dei cuscini.
  Melina i suoi messaggi spesso li protegge con la plastica trasparente.
  Melina parla e scrive in rima.
  Melina e il suo “Stella reale, gioia universale”
  Melina ricama. Molte delle sue frasi sono di filo dorato su sfondo rosso.
  Melina dovrebbe fare “Riccio” di cognome. Così si firma.
  Melina ha lasciato un segno anche al teatro Carlo Felice. L’immagine di Cristo dentro a un cuore e due cavolfiori alla base di questo manifesto.
  Melina adora i fiori.
  Melina dice di essere tornata vergine dopo la chiamata di Dio.
  Melina ha i capelli corti, grigi.
  Melina non sopporta come viene usata l’energia in politica. Per questo prende i cartelloni delle elezioni e li strappa. Per inventare nuovi simboli. Meno diabolici.
  Melina si racconta. A 33 anni ha lasciato marito e figli. Ha ricevuto la chiamata del Signore e nel suo biglietto al marito ha scritto “non ti lascio per abbandonarti, ma per ritrovarti in un’altra vita”.

  Melina incanta.


I BRUSCHI DETTAGLI

Raccontare, vedere poi ascoltare e scrivere. Leggere, chiedere, curiosare. E una pagina bianca per dirlo a qualcuno. Non il Tutto, solo qualche dettaglio

SUL COMODINO

Paul Auster, un po' di Pamuk, Erri De Luca

ULTIME LETTURE

Un uso qualunque di te (Sara Rattaro)

Twitter factor (Augusto Valeriani)

La vita è altrove (Milan Kundera)

1Q84 (Haruki Murakami)

Zita (Enrico Deaglio)

L'animale morente (Philip Roth)

Così è la vita (Concita de Gregorio)

I pesci non chiudono gli occhi (Erri De Luca)

Cattedrale (Raymond Carver)

Lamento di Portonoy (Philip Roth)

Libertà (Jonathan Franzen)

Il dio del massacro (Yasmina Reza)

L'uomo che cade (Don De Lillo)

Il condominio (James G. Ballard)

Sunset limited (Cormac McCarthy)

I racconti della maturità (Anton Cechov)

Basket & Zen (Phil Jackson)

Il professore di desiderio (Philip Roth)

Uomo nel buio (Paul Auster)

Indignazione (Philip Roth)

Inganno (Philip Roth)

Il buio fuori (Cormac McCarthy)

Alveare (Giuseppe Catozzella)

Il Giusto (Helene Uri)

Raccontami una storia speciale (Chitra Banerjee Divakaruni)

Cielo di sabbia (Joe R. Lansdale)

La stella di Ratner (Don DeLillo)

3096 giorni (Natascha Kampusch)

Giuliano Ravizza, dentro una vita (Roberto Alessi)

Boy (Takeshi Kitano)

La nuova vita (Orhan Pamuk)

L'arte di ascoltare i battiti del cuore (Jan-Philipp Sendker)

Il teatro di Sabbath (Philip Roth)

Sulla sedia sbagliata (Sara Rattaro)

Istanbul (Orhan Pamuk)

Fra-Intendimenti (Kaha Mohamed Aden)

Indignatevi! (Stéphane Hessel)

Il malinteso (Irène Némirovsky)

Nomi, cognomi e infami (Giulio Cavalli)

Tangenziali (Gianni Biondillo e Michele Monina)

L’Italia in seconda classe (Paolo Rumiz)

ULTIME VISIONI

Be kind rewind (Michel Gondry, 2007)

Kids return (Takeshi Kitano, 1996)

Home (Ursula Meier, 2009)

Yesterday once more (Johnnie To, 2007)

Stil life (Jia Zhang-Ke, 2006)

Cocaina (Roberto Burchielli e Mauro Parissone, 2007)

Alla luce del sole (Roberto Faenza, 2005)

Come Dio comanda (Gabriele Salvatores, 2008)

Genova, un luogo per dimenticare (Michael Winterbottom, 2010)

Miral (ulian Schnabel, 2010)

Silvio forever (Roberto Faenza, 2011)

Election (Johnnie To, 2005)

Oasis (Lee Chang-dong, 2002)

Addio mia concubina(Chen Kaige, 1993)

La nostra vita (Daniele Luchetti, 2010)

Departures (Yojiro Takita, 2008)

La pecora nera (Ascanio Celestini, 2010)

Flags of our fathers (Clint Eastwood, 2006)

L'uomo che fissa le capre (Grant Heslov, 2009)

Buongiorno Notte (Marco Bellocchio, 2003)

Vallanzasca - Gli angeli del male (Michele Placido, 2010)

Paz! (Renato De Maria, 2001)

Stato di paura (Roberto Burchielli, 2007)

Gorbaciof (Stefano Incerti, 2010)

L'esplosivo piano di Bazil (Jean-Pierre Jeunet, 2008)

Confessions (Tetsuya Nakashima, 2010)

127 ore (Danny Boyle, 2010)

Qualunquemente (Giulio Manfredonia, 2011)

American life (Sam Mendes, 2009)

Look both ways (Sarah Watt, 2005)
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