Archivio per dicembre 2010

Alla nonna

I capelli neri neri, solo pochi fili d’argento. I babbà e la gazzosa, ago e filo per dare colore anche al pezzo di stoffa più grezzo. Solo da pochi anni si era convinta a mettere i pantaloni. Ogni tanto parlava in dialetto, un calabrese stretto, ma tanto io e mio fratello lo abbiamo sempre capito. Mi ha chiesto di scrivere la nonna Maria. Mi ha chiesto di scrivere qualcosa per lei, la voce sottile, dal letto dell’ospedale. Le ho detto che ci saremmo viste domenica, ma non c’è stato tempo. Scrivere per lei, quando me lo ha chiesto, mi è sembrato ricordare qualcuno che non c’era più. Eppure lei c’era, era lì a chiedermelo. Ora posso, possiamo, solo ricordare.

I panini mangiati in mezzo a via Lomellini, sui gradini di quell’antico portone nel cuore di Genova, perché in casa non volevo toccare cibo. La moneta in cambio di un fazzoletto, perché se no – mi diceva – “lo userai solo per asciugarti le lacrime”. Le piante curate sul balcone di casa, da un rametto potevano ancora spuntare le foglie. La farina sul tavolo per preparare gli scillatielli, le frittelle di ricotta e quelle di patate. L’insalata russa, i ravioli. Il grembiule che solo in Calabria metteva, per fare la salsa, per cucinare. La musica e i fotoromanzi di Grandhotel. Ci ha sempre chiamati i suoi principini, e così ci ha sempre trattati. Sorrideva sempre, piangeva spesso. Le sue erano lacrime amare, nei confronti della vita. Quella vita che le ha strappato un marito giovanissimo lasciandola sola con quattro bambini, in una città non sua, lontana dal paesino dove era nata, Gimigliano. Genova è una città che ha scelto, in cui ha lavorato, cresciuto i figli, i nipoti. Ma è una città che ha sempre lasciato, almeno per qualche mese, per tornare tra le curve della collina dove è nata. Per raccogliere le olive, potersi sedere sul muretto di pietra e godersi il passaggio della gente, per respirare un’aria più sua.

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Luci natalizie in stato confusionale

Che confusione. Quest’anno le luci natalizie sono bianche e azzurre. Delicate, ma non un granché. Decorano il centro storico di Pavia e  qualche strada attorno. La scritta “auguri” invece, all’inizio di Strada Nuova, è di un rosso acceso. Poi basta spostarsi di qualche metro, mettere il naso qua e là ed ecco che ognuno ha acceso lampadine come crede. In corso Cavour il palazzo dell’Associazione commercianti ha fili di lucine a cascata, corso Manzoni, subito dopo piazza Minerva ha scelto le tradizionali stelle comete. Gli auguri luminosi di Bolis, azienda di distribuzione di vini, sono immancabili da anni. Sempre in corso Manzoni la facciata di una palazzina ha stelle a intermittenza. Le stesse che decorano il muro sopra la pizzeria nella centralissima piazza della Vittoria. Vabbè che sta arrivando il Natale, però il senso estetico non dovrebbe andare in vacanza.

Alberi di cachi da immortalare

Nemmeno una foglia, i rami scuri, secchi, e quelle palline arancioni che sembrano perenni decorazioni. Non se ne incontrano tantissimi alberi di cachi. Ogni volta che ne trovo uno mi incanto. Mi fermo. Oppure, faccio abbassare il finestrino di corsa ad Anna, tiro fuori la macchina fotografica e in mezzo al disastro edilizio di San Martino Siccomario cerco di immortalare l’albero di cachi. Che mi piacciono. Tolgo la buccia ruvida, con un cucchiaino sistemo la polpa in una coppetta, mescolo veloce, come per amalgamare il tutto. Mi chiedono spesso se quei fili e quelle “lingue” più viscide non siano fastidiose. Sì, un po’ sì. Mio fratello, quando gli rispondo così, mi guarda schifato. Pensando agli alberi di cachi, ho un ricordo. Quando ero piccina c’è stato un periodo in cui le feste di compleanno si organizzavano all’asilo Chighizola, a Genova. Un bel giardino, con gli alberi di cachi. Gonna bianca, macchia arancione. Un posto perfetto.

Un albero sull’asfalto

Come fa un albero a sopravvivere in mezzo all’asfalto, con la luce dei lampioni di notte, quella intermittente del sole di giorno? Nel porto antico di Genova, tra i pilastri della sopraelevata, un fico resta lì da anni. Quando ero piccola e andavo lì a giocare stavo seduta sul muretto che lo circonda, cercando un po’ d’ombra. Adesso è sempre lì, spoglio d’inverno, verde d’estate. Di fronte, le palme incastrate tra le pietre e il mare, l’acqua ferma e grigia del porto turistico. Dietro, le case, palazzo San Giorgio, la rete dei vicoli pronta ad aprirsi e chiudersi ai passanti. Le auto corrono sulla strada a pochi metri dagli ultimi rami, sospese su quella striscia di asfalto che taglia l’aria. Sotto si cammina indifferenti. E l’albero resta a guardare.


I BRUSCHI DETTAGLI

Raccontare, vedere poi ascoltare e scrivere. Leggere, chiedere, curiosare. E una pagina bianca per dirlo a qualcuno. Non il Tutto, solo qualche dettaglio

SUL COMODINO

Paul Auster, un po' di Pamuk, Erri De Luca

ULTIME LETTURE

Un uso qualunque di te (Sara Rattaro)

Twitter factor (Augusto Valeriani)

La vita è altrove (Milan Kundera)

1Q84 (Haruki Murakami)

Zita (Enrico Deaglio)

L'animale morente (Philip Roth)

Così è la vita (Concita de Gregorio)

I pesci non chiudono gli occhi (Erri De Luca)

Cattedrale (Raymond Carver)

Lamento di Portonoy (Philip Roth)

Libertà (Jonathan Franzen)

Il dio del massacro (Yasmina Reza)

L'uomo che cade (Don De Lillo)

Il condominio (James G. Ballard)

Sunset limited (Cormac McCarthy)

I racconti della maturità (Anton Cechov)

Basket & Zen (Phil Jackson)

Il professore di desiderio (Philip Roth)

Uomo nel buio (Paul Auster)

Indignazione (Philip Roth)

Inganno (Philip Roth)

Il buio fuori (Cormac McCarthy)

Alveare (Giuseppe Catozzella)

Il Giusto (Helene Uri)

Raccontami una storia speciale (Chitra Banerjee Divakaruni)

Cielo di sabbia (Joe R. Lansdale)

La stella di Ratner (Don DeLillo)

3096 giorni (Natascha Kampusch)

Giuliano Ravizza, dentro una vita (Roberto Alessi)

Boy (Takeshi Kitano)

La nuova vita (Orhan Pamuk)

L'arte di ascoltare i battiti del cuore (Jan-Philipp Sendker)

Il teatro di Sabbath (Philip Roth)

Sulla sedia sbagliata (Sara Rattaro)

Istanbul (Orhan Pamuk)

Fra-Intendimenti (Kaha Mohamed Aden)

Indignatevi! (Stéphane Hessel)

Il malinteso (Irène Némirovsky)

Nomi, cognomi e infami (Giulio Cavalli)

Tangenziali (Gianni Biondillo e Michele Monina)

L’Italia in seconda classe (Paolo Rumiz)

ULTIME VISIONI

Be kind rewind (Michel Gondry, 2007)

Kids return (Takeshi Kitano, 1996)

Home (Ursula Meier, 2009)

Yesterday once more (Johnnie To, 2007)

Stil life (Jia Zhang-Ke, 2006)

Cocaina (Roberto Burchielli e Mauro Parissone, 2007)

Alla luce del sole (Roberto Faenza, 2005)

Come Dio comanda (Gabriele Salvatores, 2008)

Genova, un luogo per dimenticare (Michael Winterbottom, 2010)

Miral (ulian Schnabel, 2010)

Silvio forever (Roberto Faenza, 2011)

Election (Johnnie To, 2005)

Oasis (Lee Chang-dong, 2002)

Addio mia concubina(Chen Kaige, 1993)

La nostra vita (Daniele Luchetti, 2010)

Departures (Yojiro Takita, 2008)

La pecora nera (Ascanio Celestini, 2010)

Flags of our fathers (Clint Eastwood, 2006)

L'uomo che fissa le capre (Grant Heslov, 2009)

Buongiorno Notte (Marco Bellocchio, 2003)

Vallanzasca - Gli angeli del male (Michele Placido, 2010)

Paz! (Renato De Maria, 2001)

Stato di paura (Roberto Burchielli, 2007)

Gorbaciof (Stefano Incerti, 2010)

L'esplosivo piano di Bazil (Jean-Pierre Jeunet, 2008)

Confessions (Tetsuya Nakashima, 2010)

127 ore (Danny Boyle, 2010)

Qualunquemente (Giulio Manfredonia, 2011)

American life (Sam Mendes, 2009)

Look both ways (Sarah Watt, 2005)
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