Archivio per maggio 2010

Ognuno è artefice del suo destino

Pag 262 – Tropico del Cancro. Una nota segnata al volo sul cellulare. Riprendo la pagina.

“Se a volte incontriamo pagine esplosive, pagine che feriscono e bruciano, che strappano gemiti e lacrime e bestemmie, sappiate che son pagine di un uomo alle corde, un uomo a cui non resta altra difesa che le parole e le parole sono sempre più forti della menzogna, peso schiacciante del mondo, più forte di tutte le ruote e i cavalletti che i vili inventano per infrangere il miracolo della personalità. Se un uomo mai osasse tradurre tutto quel che ha nel cuore, mettere giù quella che è la sua vera esperienza, quel che è veramente verità, io credo allora che il mondo andrebbe infranto, che si sfascerebbe in frantumi, e né dio, né accidente, né volontà potrebbe mai radunare i pezzi, gli atomi, gli elementi indistruttibili che componevano il mondo”.

(Henry Miller, Tropico del Cancro)

Ho segnato questo paragrafo mentre prendevo il sole e leggevo. Un lettino in mezzo a tanti, in un fine maggio dal sapore già estivo, ma ancora lento nei ritmi. In un angolo di Liguria, a due facce, equamente distribuite tra i giorni della settimana. Tropico del Cancro è Parigi. Anche. Leggevo. E vedevo. Famiglie, persone, coppie, bambini, uomini soli, donne sole. Qualche stereotipo. Volti che se osassero tradurre tutto quello che hanno nel cuore sfascerebbero il mondo.

Immagini. 

Mamma, papà, due figlie. Genitori piuttosto giovani, meno di quaranta. Lui ascolta la radio, con le cuffie. Lei fa ripassare i verbi alla più grande per la verifica di italiano. Non ne ha voglia: né la bambina di ripetere indicativi e congiuntivi alle tre di un pomeriggio di vacanza, né la madre. “Io le ho già studiate ‘ste cose, lei fa così sempre, non ha voglia di prendere i libri in mano, ma io ho altre cose da fare, cose più importanti”. Parla di sua figlia con il marito (che non dice una parola, ma ha tolto le cuffie) mentre questa ragazzina è lì a pochi centimetri, parlano di lei come se non esistesse. La madre-moglie sottolinea – senza mai dirlo direttamente – che lui non può sapere come si comporta la figlia durante tutta la settimana, la vede solo in questi due giorni. Non dice niente questo padre a sua figlia, non dice niente questo marito alla moglie. Entrambi poi si dedicano alla piccolina. La grande resta a guardare nel vuoto, un libro con parole evidenziate inverde sulle gambe.

C’è una coppia, lei superpalestrata, la pancia piatta piatta, le gambe muscolose. Tutta “amore-tesoro”, non toglie la medaglietta Tiffany neanche sotto il sole delle tredici, e mentre la osservo penso “oddio adesso si brucia la pelle e le resta una sagoma tonda tra le costole”. Parlano parlano parlano. Il niente. 

Nonni paterni, con figlio e nipotina. A mezzogiorno o poco più ci si veste per andare a casa a mangiare, i nonni fremono. Se la bambina sta troppo in acqua, se sta troppo al sole, se non si vuole vestire, se vuole il gelato. Ma il papà-tornato-figlio non dice una parola, non un “lasciateci in pace”. Il secondo niente.

Cade una maglietta, era appoggiata alla sdraio. Lui: “Se è caduta vuol dire che l’avevi messa male”. Lei (mentre cambia una bimba ancora con il pannolone): “Dai non si è sporcata”. Lui: “Ma cosa importa, è caduta, devi fare attenzione cazzo”. Lui urla, lei lascia che lui urli. Si può ancora scappare?

Ma tra coppie di fighetti che sembrano spezzarsi sotto il peso delle parole che dicono e non dicono, ci sono anche spiragli di normalità. Una famiglia un po’ panciuta gioca sotto l’ombrellone. Sembrano aver deciso per la spiaggia all’ultimo momento, in jeans, nessuna traccia del costume. Ma chissenefrega basta avere due formine per far costruire mondi di pietre ai due bambini. “Ognuno è artefice del suo destino”. Un tatuaggio su un braccio abbronzato. Ha voglia di scappare questo ragazzo muscoloso, i capelli lunghi, la pelle abbronzata. Vorrebbe fare il pescatore in Polinesia. Non perché la conosce, non perché l’ha vista. E’ un’idea, un’immagine, la più lontana possibile. “Cosa ti trattiene? Non lo capisco”. Glielo chiede un milanese sulla cinquantina. Ha lasciato la moglie e casa e sta un paio di giorni al mare. “Da solo, ogni tanto ci vuole”. Non sa cosa lo trattiene. Il Pescatore ha gli anni – pochi – per poter decidere di andare, non è sposato-fidanzato-legato. Non ha un lavoro con obblighi superiori. “Penso sia per gli affetti”. I fratelli, i nipotini che lo chiamano zio. Ma a guardare il mare e sognare che male c’è?

“Ma tu sei contenta della vita?”. Una domanda importante. Esce dalla bocca di un signore di 75 anni, tiene per mano la moglie, forse un poco più giovane. Lo vuole capire, spiega, perché un po’ si rimpiange gli anni della giovinezza. E allora vuole sapere se si riesce ad essere felici così con quello che viene, o se ci  si deve dare un po’ da fare… “Bisogna fare le scelte giuste”. Una risposta importante.

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Restano le scarpe, una. A volte due

Si vendono scarpe, vestiti, a volte radio, ma sono pochi gli oggetti tecnologici. Non è un mercato, non uno per tutti almeno. Non ci sono bancarelle, tende, teloni. Nessun cartellino del prezzo, neanche un’offerta speciale. Però a pochi passi dalla Genova dei turisti, dal Porto Antico e i suoi cinema, dalle code per entrare all’acquario, poco lontano, è giorno di mercato. Pezzi di stoffa tesi tra i bidoni della spazzatura, appoggiati all’asfalto. Unico angolo nascosto, non troppo visibile agli altri. La voce che contratta il prezzo della merce è quella sinuosa e gutturale dell’arabo. E’ una delle facce di Genova, un suq improvvisato, che può aprire i battenti solo se la polizia guarda dall’altra parte. Poi ogni tanto restano dei pezzi tra le pietre della città. Spesso sola una scarpa. Raramente anche il suo compagno.

C’era solo terra e non respiro

Lungo e disteso t’hanno trovato
Con quattro colpi piantati nel petto
A tradimento t’hanno sparato
Senza neanche darti il sospetto

Ora tu giaci senza le scarpe
Dentro a un cespuglio di biancospino
Mentre sul mare vanno le barche
Che ti ricordano fin da bambino

(I Giganti, 1971)

Sembra strano dire che Pavia, proprio Pavia, ha dato voce a un album censurato, tenuto nascosto, poi dimenticato, nel 1971. Sembra strano rispetto alla frase tipica sulla bocca di questa città: “Qui non si fa mai niente”. Eppure Terra in bocca dei Giganti, per la prima volta dopo quarant’anni, è andato in scena ieri sera al teatro Fraschini di Pavia. C’erano i grandi e i giovani, Enrico Maria Papes, Checco Marsella, Mino Di Martino,  Ellade Bandini,  Ares Tavolazzi, Vince Tempera. Con loro lo Spaziomusica Ensemble e il quartetto vocale  “Sacher Quartet”.

In sala pochi giovani, chi c’era però non si è sentito neanche per un momento fuori tempo, fuori luogo. Certo, mancava proprio chi continua a dire che la città dorme. Forse sì, Pavia è rilassata, da pisolino sul divano. Però, mi vien da pensare che oltre alle tensioni “facili” (e poi sfumate) di una città che fa svolgere contemporaneamente due cortei opposti (Forza Nuova e centri sociali), che fa partire quello di estrema destra sotto la redazione di un giornale – già preso di mira – che lo fa perché rimandare di una settimana “non sarebbe stato possibile” (se le forze dell’ordine non possono essere presenti per altri impegni…), una città che a volte si spaventa per niente, che chiede spazi per i giovani, che sa di averne pochi, ma che trova pochi appoggi dalla città stessa (persone, istituzioni, etc etc etc), oltre a questo – fatti degli ultimi tempi – c’è anche una platea di gente che si dà da fare. Per creare opportunità. Per il solo piacere di farlo. Mi sento moralista, lo ammetto.


I BRUSCHI DETTAGLI

Raccontare, vedere poi ascoltare e scrivere. Leggere, chiedere, curiosare. E una pagina bianca per dirlo a qualcuno. Non il Tutto, solo qualche dettaglio

SUL COMODINO

Paul Auster, un po' di Pamuk, Erri De Luca

ULTIME LETTURE

Un uso qualunque di te (Sara Rattaro)

Twitter factor (Augusto Valeriani)

La vita è altrove (Milan Kundera)

1Q84 (Haruki Murakami)

Zita (Enrico Deaglio)

L'animale morente (Philip Roth)

Così è la vita (Concita de Gregorio)

I pesci non chiudono gli occhi (Erri De Luca)

Cattedrale (Raymond Carver)

Lamento di Portonoy (Philip Roth)

Libertà (Jonathan Franzen)

Il dio del massacro (Yasmina Reza)

L'uomo che cade (Don De Lillo)

Il condominio (James G. Ballard)

Sunset limited (Cormac McCarthy)

I racconti della maturità (Anton Cechov)

Basket & Zen (Phil Jackson)

Il professore di desiderio (Philip Roth)

Uomo nel buio (Paul Auster)

Indignazione (Philip Roth)

Inganno (Philip Roth)

Il buio fuori (Cormac McCarthy)

Alveare (Giuseppe Catozzella)

Il Giusto (Helene Uri)

Raccontami una storia speciale (Chitra Banerjee Divakaruni)

Cielo di sabbia (Joe R. Lansdale)

La stella di Ratner (Don DeLillo)

3096 giorni (Natascha Kampusch)

Giuliano Ravizza, dentro una vita (Roberto Alessi)

Boy (Takeshi Kitano)

La nuova vita (Orhan Pamuk)

L'arte di ascoltare i battiti del cuore (Jan-Philipp Sendker)

Il teatro di Sabbath (Philip Roth)

Sulla sedia sbagliata (Sara Rattaro)

Istanbul (Orhan Pamuk)

Fra-Intendimenti (Kaha Mohamed Aden)

Indignatevi! (Stéphane Hessel)

Il malinteso (Irène Némirovsky)

Nomi, cognomi e infami (Giulio Cavalli)

Tangenziali (Gianni Biondillo e Michele Monina)

L’Italia in seconda classe (Paolo Rumiz)

ULTIME VISIONI

Be kind rewind (Michel Gondry, 2007)

Kids return (Takeshi Kitano, 1996)

Home (Ursula Meier, 2009)

Yesterday once more (Johnnie To, 2007)

Stil life (Jia Zhang-Ke, 2006)

Cocaina (Roberto Burchielli e Mauro Parissone, 2007)

Alla luce del sole (Roberto Faenza, 2005)

Come Dio comanda (Gabriele Salvatores, 2008)

Genova, un luogo per dimenticare (Michael Winterbottom, 2010)

Miral (ulian Schnabel, 2010)

Silvio forever (Roberto Faenza, 2011)

Election (Johnnie To, 2005)

Oasis (Lee Chang-dong, 2002)

Addio mia concubina(Chen Kaige, 1993)

La nostra vita (Daniele Luchetti, 2010)

Departures (Yojiro Takita, 2008)

La pecora nera (Ascanio Celestini, 2010)

Flags of our fathers (Clint Eastwood, 2006)

L'uomo che fissa le capre (Grant Heslov, 2009)

Buongiorno Notte (Marco Bellocchio, 2003)

Vallanzasca - Gli angeli del male (Michele Placido, 2010)

Paz! (Renato De Maria, 2001)

Stato di paura (Roberto Burchielli, 2007)

Gorbaciof (Stefano Incerti, 2010)

L'esplosivo piano di Bazil (Jean-Pierre Jeunet, 2008)

Confessions (Tetsuya Nakashima, 2010)

127 ore (Danny Boyle, 2010)

Qualunquemente (Giulio Manfredonia, 2011)

American life (Sam Mendes, 2009)

Look both ways (Sarah Watt, 2005)
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