Archivio per settembre 2011

Milano all’improvviso

Milano. Decido al volo, all’improvviso. Guardo gli orari dei treni  mentre mangio un pomodoro. Mi piace sempre il cielo che si fa scuro quando entri in stazione. Parto con l’idea che ho bisogno di fare due passi, non qui. Pavia-Milano è una distanza piccolissima, ma è una distanza. Un paio di scarpe, una maglietta, un regalo per mio fratello. Ma più che altro mi guardo attorno, circondata da persone che corrono o passeggiano, estremi. Ritrovo quell’indifferenza metropolitana che si incontra spesso all’estero.

Un uomo ha appoggiato la bicicletta in mezzo a uno spartitraffico e seduto su uno sgabello pieghevole disegna. Gli passano accanto i tram, rumorosi, pieni. E un cartello ricorda che devono andare a passo d’uomo. Penso ai numero incidenti degli ultimi mesi, mi chiedo se il cartello c’è per questo. O se c’era già. Una ragazza ha una maglietta con una scritta sulla schiena che attira l’attenzione: “E tu in cosa credi?”. Ne vedo un’altra con la t-shirt stile Minetti (“senza la t-shirt sono ancora meglio”). Non si parla una sola lingua in questa città, rumorosa ma non abbastanza da non permetterti di ascoltare i suoni di voci di paesi diversi. C’è un po’ di tutto, giacche e cravatte, abiti eleganti, turisti con le mani piene di sacchetti, colori, eccentrici, moda, vecchie signore. Una bici dorata, una bici che cade scivolando lungo il palo a cui è legata. Sono anche entrata in duomo. Mi colpisce l’esercitoall’ingresso, il soldato in mimetica che mi dice “open” e controlla il contenuto della borsa. Dentro è buio, ti chiedono di fare silenzio. E allora, silenzio.

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Le vite degli altri in un post-it

Non si dovrebbe curiosare negli affari degli altri, ancora meno nei bigliettini. Però questo post-it ripiegato su se stesso era sporco e spiegazzato tra i sassi del centro storico di Pavia. Così l’ho raccolto. Parole in stampatello, lo sfondo giallo un po’ annerito, i segni di una scarpa che lo ha calpestato.

“Non venderlo, è utile e contiene ricordi”. Provo a immaginare, lavoro di fantasia. Lo immagino lasciato tra le pagine di un libro. La parola “ricordi” è riquadrata. Nei libri tutti abbiamo dei ricordi e vanno messi in evidenza, sono frasi sottolineate per chi ama violare le pagine bianche, sono biglietti dei treni usati come segnalibri, sono semplicemente il posto in cui li abbiamo letti, quello in cui li abbiamo comprati. Le persone che ci circondavano in quel periodo, le persone con cui abbiamo condiviso le nostre sensazioni, le reazioni alle parole appena lette. Torno al bigliettino ritrovato. I ricordi. Riquadrati in blu.

“Ore di lezione a pensare tutto meno che alla storia passata”. Anche io mi distraevo spesso. A scuola scrivevo su piccoli quaderni colorati, scambi di storie, pezzi di vita tra compagne di banco. All’università divagavo. Leggevo altro. Scrivevo poco, pochissimo. Un po’ per scomodità, perché senza banco è difficile avere voglia di tenere la penna in mano, un po’ perché avevo perso il bisogno di scrivere. Leggevo.

“Ci sono pensieri carini all’interno scritti da te”. Allora forse è un libro prestato e restituito, oppure pagine usate come mezzo per una corrispondenza tra compagni di corso, una sorta di bigliettino più pieno, più spesso.

Chi scrive è una ragazza, ne sono abbastanza sicura. Si capisce dalla forma delle lettere, dalle parole che ha scelto. Mi spiace che il suo biglietto sia andato perduto. Chissà che non si riconosca nelle frasi di questo blog. Il biglietto lo tengo, pronta a restituirlo.

Precari eliminati, ultimo giorno a pulire gli avanzi della Notte bianca

Nel caos della Notte bianca di Genova, tra la folla, tra le 400mila persone in movimento, nei vicoli soprattutto, nel centro storico, le pettorine gialle spiccavano nel buio. Gli spazzini dell’Amiu hanno lavorato tutta la notte, hanno iniziato a raccogliere cartacce e avanzi di cibo presto, prestissimo. Mi dicono che le loro ore di lavoro per la Notte bianca genovese sono state pagate dagli sponsor. Ma il loro contratto resta appeso a un filo, e per molti è già carta straccia. Una protesta silenziona: un cartello attaccato alla schiena con la scritta “Precario eliminato”. Perché per effetto dei tagli il loro posto di lavoro è perso. Quanti dei 400mila hanno visto quei fogli bianchi sulle schiene di ragazze e ragazzi tutti giovanissimi?

Copio e incollo dal Secolo XIX

“Record di lavoro con i precari Amiu e super raccolta di vetro con un tonnellaggio superiore a quello del 2010 mentre in leggero calo quello della plastica. Lavoro svolto da 300 operatori Amiu, un terzo dei quali era all’ultimo o penultimo giorno dilavoro quale precario, condizione in cui si trova mediamente da due o tre anni con punte anche di cinque o sei. Ora licenziati a causa della finanziaria che assoggetta, pur essendo Amiu in condizioni di gestione economica di equilibrio e una società di igiene pubblica, non un ente locale o simile, al blocco di assunzioni a termine o alle stabilizzazione”.

Normandia-Bretagna/2. Facce

Cammini, ti guardi attorno. Quello che vedi dipende dalla concentrazione, dai pensieri del momento. Mi piace guardare le facce, i volti della gente che come  me cammina, si guarda attorno. A Giverny una coppia di orientali è seduta su una panchina davanti alla casa di Monet, immersa nel verde e nei colori dei suoi fiori. Rubo uno scatto, la foto è mossa, ma mentre sono lì a guardare quella donna ben vestita e l’uomo in grigio penso alla panchina di Dolls (Takeshi Kitano) lui e lei che si aspettano una vita.

All’estero la sensazione è che sia tutto più semplice, meno nervoso. In spiaggia ad Etretat un bimbo si avvicina all’acqua vestito, con le scarpette da ginnastica ai piedi. Prima scappa, poi fa un passo, poi i piedi finiscono immersi nel mare. I genitori sorridono, niente strilli, reazione più italiana. Forse parlo per luoghi comuni, a capofitto in stereotipi da due soldi. Ma penso alle facce. Nell’anziano che chiede l’elemosina a Dinan, nell’uomo dalla barba bianca che tiene sulla mano un gabbiano a Saint Malo, nel ragazzo che parla da solo seduto su un muretto di Concarneau con piume di uccello appuntate a raggera sui capelli, nel sorriso di Mireille mentre prepara la colazione all’hotel San Pedro, nella fatica di Jean Pierre e Jacqueline che hanno costruito con le loro mani lo splendido giardino e la casetta ad Alençon. In tutte queste facce vedo la capacità di prendere un respiro e affrontare le giornate, la vita, senza sprecare parole inutili. Forse è solo la malinconia da ritorno.

Normandia e Bretagna/1. Oceano

Sono partita lasciando a casa il computer. Decisa a non digitare nulla sulla tastiera. Ho scritto su carta, sulle pagine a righe di un quadernino. Diviso per giorni, fatto di dettagli. Un blog quotidiano un passo indietro nel tempo. Tornare, ultimamente non mi piace, ma prendo questo tempo cuscinetto prima del ritorno alla normalità, per raccogliere le immagini e i miei dettagli.

Normandia e Bretagna. Abbiamo attraversato grandi città e piccoli paesini. Insieme a Betty, Alice e Giovanni siamo entrati in chiese scure, abbiamo attraversato stradine irregolari, alzato lo sguardo su case in pietra e legno, storte. E abbiamo messo i piedi nell’oceano.

Come ho scritto sul diario di viaggio di Betty (molto più dettagliato del mio) l’oceano è stato una costante, che mi ha sorpresa, una costante sempre diversa. L’elefante di roccia di Etretat (nelle foto da sinistra in senso orario), il cielo tumultuoso di Omaha Beach, l’assenza temporanea dell’acqua che ci ha permesso di arrivare a Mont Saint Michel: 8 chilometri e 300 metri tra sabbie mobili, fango, correnti, con la possibilità di vedere sempre più vicini il monte e la sua rocca. I massi rosa sospesi uno sull’altro a Ploumanac’h.  L’oceano con l’acqua fredda e quasi bollente nelle piccole pozzanghere isolate, l’oceano con i colori capaci di cambiare in pochi minuti. Le maree che cancellano, sommergono e poi rilasciano. I tronchi immensi sulla spiaggia di Saint Malo, l’odore di alghe, fortissimo, sugli scogli piatti sotto il faro di Eckmuhl, le conchiglie strappate al mare a Concarneau. L’oceano con le nuvole che non si possono fermare. E sotto, sotto sempre un cielo azzurro. In undici giorni, attraversando il nord della Francia ho sempre trovato un cielo azzurro, a volte nascosto dietro il grigio, ma sempre disponibile a mostrare uno dei suoi angoli blu.


I BRUSCHI DETTAGLI

Raccontare, vedere poi ascoltare e scrivere. Leggere, chiedere, curiosare. E una pagina bianca per dirlo a qualcuno. Non il Tutto, solo qualche dettaglio

SUL COMODINO

Paul Auster, un po' di Pamuk, Erri De Luca

ULTIME LETTURE

Un uso qualunque di te (Sara Rattaro)

Twitter factor (Augusto Valeriani)

La vita è altrove (Milan Kundera)

1Q84 (Haruki Murakami)

Zita (Enrico Deaglio)

L'animale morente (Philip Roth)

Così è la vita (Concita de Gregorio)

I pesci non chiudono gli occhi (Erri De Luca)

Cattedrale (Raymond Carver)

Lamento di Portonoy (Philip Roth)

Libertà (Jonathan Franzen)

Il dio del massacro (Yasmina Reza)

L'uomo che cade (Don De Lillo)

Il condominio (James G. Ballard)

Sunset limited (Cormac McCarthy)

I racconti della maturità (Anton Cechov)

Basket & Zen (Phil Jackson)

Il professore di desiderio (Philip Roth)

Uomo nel buio (Paul Auster)

Indignazione (Philip Roth)

Inganno (Philip Roth)

Il buio fuori (Cormac McCarthy)

Alveare (Giuseppe Catozzella)

Il Giusto (Helene Uri)

Raccontami una storia speciale (Chitra Banerjee Divakaruni)

Cielo di sabbia (Joe R. Lansdale)

La stella di Ratner (Don DeLillo)

3096 giorni (Natascha Kampusch)

Giuliano Ravizza, dentro una vita (Roberto Alessi)

Boy (Takeshi Kitano)

La nuova vita (Orhan Pamuk)

L'arte di ascoltare i battiti del cuore (Jan-Philipp Sendker)

Il teatro di Sabbath (Philip Roth)

Sulla sedia sbagliata (Sara Rattaro)

Istanbul (Orhan Pamuk)

Fra-Intendimenti (Kaha Mohamed Aden)

Indignatevi! (Stéphane Hessel)

Il malinteso (Irène Némirovsky)

Nomi, cognomi e infami (Giulio Cavalli)

Tangenziali (Gianni Biondillo e Michele Monina)

L’Italia in seconda classe (Paolo Rumiz)

ULTIME VISIONI

Be kind rewind (Michel Gondry, 2007)

Kids return (Takeshi Kitano, 1996)

Home (Ursula Meier, 2009)

Yesterday once more (Johnnie To, 2007)

Stil life (Jia Zhang-Ke, 2006)

Cocaina (Roberto Burchielli e Mauro Parissone, 2007)

Alla luce del sole (Roberto Faenza, 2005)

Come Dio comanda (Gabriele Salvatores, 2008)

Genova, un luogo per dimenticare (Michael Winterbottom, 2010)

Miral (ulian Schnabel, 2010)

Silvio forever (Roberto Faenza, 2011)

Election (Johnnie To, 2005)

Oasis (Lee Chang-dong, 2002)

Addio mia concubina(Chen Kaige, 1993)

La nostra vita (Daniele Luchetti, 2010)

Departures (Yojiro Takita, 2008)

La pecora nera (Ascanio Celestini, 2010)

Flags of our fathers (Clint Eastwood, 2006)

L'uomo che fissa le capre (Grant Heslov, 2009)

Buongiorno Notte (Marco Bellocchio, 2003)

Vallanzasca - Gli angeli del male (Michele Placido, 2010)

Paz! (Renato De Maria, 2001)

Stato di paura (Roberto Burchielli, 2007)

Gorbaciof (Stefano Incerti, 2010)

L'esplosivo piano di Bazil (Jean-Pierre Jeunet, 2008)

Confessions (Tetsuya Nakashima, 2010)

127 ore (Danny Boyle, 2010)

Qualunquemente (Giulio Manfredonia, 2011)

American life (Sam Mendes, 2009)

Look both ways (Sarah Watt, 2005)
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