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Sandeman non è zorro

cantineCe lo dice la guida delle cantine Sandeman. Il logo è un uomo avvolto in un mantello, con un cappello, tutto nero. Ci spiega che porta un cappello andaluso,  rappresenta la Spagna da cui viene lo sherry con cui miscelano il Porto, e la cappa nera rappresenta il Portogallo, è il capa e batina degli studenti universitari di Coimbra, un mantello nero che indossano per le cerimonie. Zorro quindi non c’entra proprio. White, Ruby o Tawny, le botti di Porto hanno l’odore del legno, l’aria umida e fresca, dolce. La guida è vestita come il simbolo della sua azienda, la solita trovata per i turisti. Però non fastidiosa, devo ammetterlo. Tanto che la visita a Sandeman risulta migliore di quella alle cantine Calem. La guida, Paulo, parla in portenglish, veloce veloce, va presto al dunque, alla degustazione. A Vila Nova de Gaia, proprio di fronte al quartiere Ribeira, la giornata è scandita dalle visite alle cantine, in più lingue. Noi ci siamo fermate a due, solo perché abbiamo iniziato tardi nel pomeriggio… Con il sapore del Porto e il suo profumo ancora nell’aria il tramonto ha preso ancora più colore.

Dos

porto3Sono le 15, ora portoghese. Siamo sedute su grossi cuscini arancioni, nel giardino dell’Ostello dei Poeti. Un albero di cachi fa ombra all’amaca, dove ieri sono già riuscita a dormire senza cadere. Io e Betty ci prendiamo un’oretta di pausa, poi ci avventuriamo nel giro delle cantine di Porto, con degustazione gratuita.

Abbiamo la pancia piena, per il pranzo ci siamo lanciate nella francesinha. Proprio quella in cui ieri un ragazzo pucciava le patatine fritte nell’uovo. Non potevamo non provare. Difficile da digerire: pane, formaggio, prosciutto, una bistecca a fare da base, wurstel. Sopra l’uovo fritto, il tutto innaffiato da una salsa salatissima e circondato di patatine fritte. Scrivo prima di rimettermi in moto.

lelloStamattina siamo andate a nord di Campos dos Martires, cercavamo rua Carmelitas, con la libreria di Lello y Irmao. Tutta in legno, uno scalone centrale con i gradini rossi che si attorciglia su se stesso. Il soffitto decorato con rosoni in legno e quello del tetto con una vetrata. Poltroncine blu, libri antichi e moderni. Bellissimo.

Devo ammettere che la mattina era iniziata con la sveglia sbagliata (l’ho messa alle 8, ma era l’ora italiana), ho scambiato il frutto della passione per delle melanzane, e ancora prima avevo pensato fossero prugne… dimenticando che le prugne sono frutti di un albero e non di una pianta rampicante. Ma la libreria di Lello (un suo erede era in camicia a righe azzurra dietro alla cassa) ci ha fatto iniziare bene la giornata. E poi, la magia dei posti si vede anche dalle coincidenze. Quando da lontano arriva un pensiero proprio tra quelle pareti intarsiate di storia.

lucidascarpeTanti dettagli. Il più incredibile oggi in avenuda dos Aliados. Ci sono i lustrascarpe. E’ il quartiere dei banchieri.

Ps 1: Effettivamente i prezzi in Portogallo sono bassi, come si legge nelle guide. Ieri sera cena con due tipi diversi di bacalhau entrambi con contorno (tra l’altro porzioni enormi, ci siamo dimenticate di chiederne metà) con una bottiglia di vino bianco, abbiamo speso 27 euro in totale, quindi 13,50 a testa. Nel pomeriggio ci siamo sedute a un tavolino della Riberia, due coke 3 euro. Stamattina dos cafè al bar, 1,50. Poi ci sono dolci enormi nelle vetrine delle confeterie a 1 euro, panini a meno di 2 euro.

Ps 2: Premessa alla parola del giorno. Ero indecisa tra: tchao (arrivederci, si pronuncia tao) e bom dia, che oggi abbiamo iniziato a usare.

Ma poi ho fatto un’altra scelta.

Parola del giorno: dos, due. Che si pronuncia duish. Non molto intuitivo.

Mada complicada

spinaPer aggiornare il blog serve il computer. Se si vogliono mettere foto aggiornate, magari appena scattate, serve tempo, per scaricarle dal pc, rimpicciolirle, sistemarle. Ecco. Le batterie quindi si scaricano. E si potrebbe attaccare il computer alla spina… ma la nostra ha tre buchi e qui ne hanno due… We need an adaptor… Lo chiediamo in giro, tra negozi di elettrodomestici e simil-Media World, persino alla Fnac, dove ci guardano come a dire “Ah, gli italiani…”.E in questo caso un po’ avrebbero anche ragione. Ma io e Betty non ci siamo perse d’animo. La “missione Adaptor” ci ha portate a scoprire stradine nascoste, chiese altissime con gli splendidi azulejos a decorare le facciate. Proprio in una di queste stradine, rua Cimo de Vila, siamo entrate in un negozio di “cose elettriche”. Abbiamo chiesto al negoziante, un uomo con i baffi lunghi e grigi, una polo viola. “No, non ne abbiamo”, ci ha detto subito. “Però..:”. Ci mostra una presa a tre buchi e un cavo… “Potrei farvela”. Gli abbiamo sorriso e tra un nostro “obrigada” e un suo “mada complicada”, siamo uscite con una prolunga perfetta per i nostri computer, per soli tre euro e 20. Era un vero elettricista insomma, in un qualsiasi altro negozio italiano penso ci avrebbero gentilmente mandate a quel paese.

Obrigada

porto

Viaggio in Portogallo. Io e Betty, fuori da tutto, dentro a tutto.

Sembra una giornata dagli inizi infiniti. Quattro colazioni: la prima alle 3.30 a casa, baiocchi e caffè, la seconda in aeroporto a Milano (caffè e brioche), la terza in aereo (gentilmente offerta dalla Tap, ma solo caffè… panino e yogurt li abbiamo tenuti per il pranzo) e ancora in aeroporto a Porto, caffè e brioche.

Abbiamo assistito a un matrimonio, anche qui gli invitati suonano il clacson quando sfilano in auto, abbiamo visto in diretta un pestaggio, un passaggio di droga davanti alla casa che si regge solo con la protezione di Sant’Antonio (splendidamente disegnato in azzurro su una piccola porzione di azulejos). E persino un tipo che pucciava le patatine nel rosso dell’uovo (ma preparato apposta, non per pazzia). E attraversando una scaletta, abbiamo visto una donna (la finestra della sua cucina dava proprio sulla strada) che teneva per una zampa un gatto nero. Morto. E con il coltello iniziava a “pulirlo”.

Ora che qui sono quasi le tre e mezza del pomeriggio, ci siamo concesse una pausa. Io e Betty ci siamo imbattute nel Poets Hostel, segnalato dalla Routard. Un ostello con stanze rifinite in arancione, le finestre che si affacciano sui tetti. La nostra camera, che dividiamo con altre sei persone, si chiama Rimbaud. C’è la connessione wire less, così come possiamo provare ad aggiornare i nostri blog.

porto2Porto è strana. Sembra in equilibrio precario. Le case si appoggiano una sull’altra, sono storte. Molte sono abbandonate, i vetri rotti e le porte sbarrate. Non ci sono campanelli nei portoni, solo il numero dei piani. Così anche nelle cassette delle lettere. Ci sono strappi di mattonelle tra i colori vivaci dell’intonaco. Mi fa notare Betty che al colore delle pareti corrispondono curiosamente quelli dei panni stesi.

Oggi è domenica, i negozi sono chiusi, non c’è molta gente in giro. Ma il volto della città cambia scendendo verso il fiume Dourho. Nel quartiere Ribeira i tavolini si tuffano lungo la sponda di questo fiume largo e lento. In mezzo barche dai timoni giganteschi. E dall’altra parte le cantine di Porto. I turisti qui si muovono a gruppi. Ma poco più su, tornando con lo sguardo a quelle lunghe salite che portano alla città alta, si ripresenta il deserto, mai silenzioso, mai immobile. Assolato. Ci sono balconi senza la casa dietro, orsacchiotti di peluche stesi ad asciugare al sole. Facce stanche, scure, volti arabi, quelli che ricordano l’era “before Afonso” che rese indipendente Porto.

La prima canzone che abbiamo sentito appena messo piede in Portogallo era degli Ultravox… curioso.

Stamattina ci siamo imbattute in un mercato degli animali… centinaia di uccellini, canarini, bengalini, pappagalli, tutti chiusi in piccole gabbie. Ci siamo fermate su un cartellino: mille euro per un bellissimo pappagallino rosso. Però mille euro…

Per ora incomprensibile il portoghese…

Parola del giorno: obrigada, grazie.


I BRUSCHI DETTAGLI

Raccontare, vedere poi ascoltare e scrivere. Leggere, chiedere, curiosare. E una pagina bianca per dirlo a qualcuno. Non il Tutto, solo qualche dettaglio

SUL COMODINO

Paul Auster, un po' di Pamuk, Erri De Luca

ULTIME LETTURE

Un uso qualunque di te (Sara Rattaro)

Twitter factor (Augusto Valeriani)

La vita è altrove (Milan Kundera)

1Q84 (Haruki Murakami)

Zita (Enrico Deaglio)

L'animale morente (Philip Roth)

Così è la vita (Concita de Gregorio)

I pesci non chiudono gli occhi (Erri De Luca)

Cattedrale (Raymond Carver)

Lamento di Portonoy (Philip Roth)

Libertà (Jonathan Franzen)

Il dio del massacro (Yasmina Reza)

L'uomo che cade (Don De Lillo)

Il condominio (James G. Ballard)

Sunset limited (Cormac McCarthy)

I racconti della maturità (Anton Cechov)

Basket & Zen (Phil Jackson)

Il professore di desiderio (Philip Roth)

Uomo nel buio (Paul Auster)

Indignazione (Philip Roth)

Inganno (Philip Roth)

Il buio fuori (Cormac McCarthy)

Alveare (Giuseppe Catozzella)

Il Giusto (Helene Uri)

Raccontami una storia speciale (Chitra Banerjee Divakaruni)

Cielo di sabbia (Joe R. Lansdale)

La stella di Ratner (Don DeLillo)

3096 giorni (Natascha Kampusch)

Giuliano Ravizza, dentro una vita (Roberto Alessi)

Boy (Takeshi Kitano)

La nuova vita (Orhan Pamuk)

L'arte di ascoltare i battiti del cuore (Jan-Philipp Sendker)

Il teatro di Sabbath (Philip Roth)

Sulla sedia sbagliata (Sara Rattaro)

Istanbul (Orhan Pamuk)

Fra-Intendimenti (Kaha Mohamed Aden)

Indignatevi! (Stéphane Hessel)

Il malinteso (Irène Némirovsky)

Nomi, cognomi e infami (Giulio Cavalli)

Tangenziali (Gianni Biondillo e Michele Monina)

L’Italia in seconda classe (Paolo Rumiz)

ULTIME VISIONI

Be kind rewind (Michel Gondry, 2007)

Kids return (Takeshi Kitano, 1996)

Home (Ursula Meier, 2009)

Yesterday once more (Johnnie To, 2007)

Stil life (Jia Zhang-Ke, 2006)

Cocaina (Roberto Burchielli e Mauro Parissone, 2007)

Alla luce del sole (Roberto Faenza, 2005)

Come Dio comanda (Gabriele Salvatores, 2008)

Genova, un luogo per dimenticare (Michael Winterbottom, 2010)

Miral (ulian Schnabel, 2010)

Silvio forever (Roberto Faenza, 2011)

Election (Johnnie To, 2005)

Oasis (Lee Chang-dong, 2002)

Addio mia concubina(Chen Kaige, 1993)

La nostra vita (Daniele Luchetti, 2010)

Departures (Yojiro Takita, 2008)

La pecora nera (Ascanio Celestini, 2010)

Flags of our fathers (Clint Eastwood, 2006)

L'uomo che fissa le capre (Grant Heslov, 2009)

Buongiorno Notte (Marco Bellocchio, 2003)

Vallanzasca - Gli angeli del male (Michele Placido, 2010)

Paz! (Renato De Maria, 2001)

Stato di paura (Roberto Burchielli, 2007)

Gorbaciof (Stefano Incerti, 2010)

L'esplosivo piano di Bazil (Jean-Pierre Jeunet, 2008)

Confessions (Tetsuya Nakashima, 2010)

127 ore (Danny Boyle, 2010)

Qualunquemente (Giulio Manfredonia, 2011)

American life (Sam Mendes, 2009)

Look both ways (Sarah Watt, 2005)
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