Due disgraziate in cerca di risposte

Capita di incontrare per strada una persona che non vedi da molto tempo. Tu sei con un’amica, la pelle rosso fuoco per il troppo sole nei tuoi due unici giorni di mare, spingi la bici come fosse un mulo con le borse della spesa appese al manubrio e traboccanti dal cestino. Hai una camicia a fiori da vera hippy e così anche la tua amica. Pantaloni corti e larghi che lasciano spuntare lo slip nero, canotta grigia, un’altra bici-mulo da spingere con ancora buste gialle dell’Esselunga. Tra il caldo, la spesa e questo “abito che non fa il monaco”, l’apparenza almeno è di due disgraziate. Che incontrano un vecchio compagno di corso.

Tu cosa fai?”
“Lavoro da maggio in una multinazionale, non è la stessa di prima perché ci siamo lasciati in cattivi rapporti”
“Come mai?”
(Chiedono stupite le due disgraziate)
“Ho chiesto il doppio e non me l’hanno dato, lavoravo 18 ore al giorno. Dove lavoro adesso mi danno un sacco di soldi e quindi ho accettato”

Le due disgraziate a questo punto non fanno la domanda fondamentale: “Scusa quanto guadagni?” Ma anzi sorridono e salutano. Tornate a case, sistemata la spesa, il gelato in freezer, il succo-esperimento-ananas-lime in frigo, la cena per la sera invece resta fuori, le due disgraziate si guardano. “Forse abbiamo sbagliato tutto…”
Con ammirazione per chi può già chiedere il doppio, senza rancore né invidia, solo stupore. E la consapevolezza che fare quello che davvero è il lavoro della vita è sempre diverso. Richiede qualcosa in più.

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10 Responses to “Due disgraziate in cerca di risposte”


  1. 1 slimego giugno 27, 2008 alle 7:58 am

    ma perchè tu credi a un pirla che spara cavolate simili?
    dai dai… sbruffoncelli di provincia…

  2. 2 achab giugno 27, 2008 alle 10:49 pm

    Tutto è relativo, cara mia. Dopo anni di gavetta, notti in bianco sui libri, una laurea che ora serve solo a coprire quel buco sul muro (che ogni tanto scruto e cerco di indovinare come faceva Virginia Woolf, che vi immaginava a volte una lumachina senza guscio altre la proiezione dell’ombra di un chiodo), sono qui a contare e ricontare gli euri del mio stipendio mensile. Come se il contarli li facesse lievitare….Eppure non cambierei il mio lavoro per niente al mondo. Se anche la storia del tuo amico-conoscente fosse vera scatenerebbe in me solo un’abissale tristezza. Lavorare per una multinazionale? Mi tengo il mio stipendio.

  3. 3 bruschidettagli giugno 27, 2008 alle 11:01 pm

    Sai cosa è bello? Essere felice del proprio essere “disgraziati”, della bici-mulo, della faccia sconvolta, dei chilometri macinati in bici anche sotto il sole, e delle parole. Quelle che vedi stampate, scritte da te, lette da altri. E di quello che si portano dietro. E’ quel qualcosa in più che fa sorridere davanti a chi parla di multinazionali, perché tu stai facendo una cosa che hai scelto, per cui ti sei impegnata, quello che hai sognato da quando scrivevi per il giornalino della scuola media (che si chiamava “8 in punto”), gli altri stanno solo lavorando.

  4. 4 achab giugno 27, 2008 alle 11:10 pm

    Scelta dici? Magari no, si sceglie tutti i giorni. Si impara ad apprezzare anche un lavoro che non avevi scelto, perché è il lavoro che ha scelto te.

  5. 5 slimego giugno 28, 2008 alle 5:23 am

    come mi piacciono questi commenti freschi e vergini…
    continuate, ve ne prego!

    un solo appunto: come si fa a caratterizzare un “lavorare per una multinazionale”? vuol dire tutto e niente. dal mio punto di vista vuol dire solo un azienda grande, che non necessariamente ha una connotazione negativa (ma nemmeno positiva!). E’ un lavoro, punto. Poi può essere bello, brutto, stimolante, noioso, socialmente utile o meno etc etc.
    Ma magari lo sbruffoncello fa il lavoro che ha sempre sognato fin da piccolo, quando organizzava le multiasilo o faceva l’aggregatore di sezioni nelle medie, che ne sai… e allora sarebbe così diverso da te? Entrambi avevate un sogno, entrambi, forse lo state realizzando… tu tiri la bici come un mulo, lui sul macchinone siede il c… 🙂

  6. 6 bruschidettagli giugno 28, 2008 alle 6:29 am

    Rispetto i sogni di tutti figuriamoci, non pretendo certo di essere l’unica a sognare. Questi non sono commenti “freschi e vergini”, solo considerazioni molto realistiche, che purtroppo non tutti possono fare perché non tutti sono contenti di quello che fanno ogni giorno. Parole con un briciolo di poesia della realtà che danno sostegno a quello che si scrive, non vedo niente di “fresco e vergine”, anzi tutto il contrario.

  7. 7 achab giugno 29, 2008 alle 5:44 pm

    Slimego, io credo, invece, che non tutti i lavori siano uguali. E distinguiamo: un conto sono i sogni, altra cosa un minimo di valutazione (che non è oggettiva, chiaramente, perché non si può prescindere dal soggetto che la fa) di un certo lavoro. Mi spiego: uno può sognare di andare a fare la velina di Striscia (sempre un lavoro è) oppure di fare il medico e andare a curare la gente in qualche sperduto e sfortunato posto del mondo. Per te è la stessa cosa? Mi fai venire in mente una persona di mia conoscenza: la realtà è la realtà e basta, continua a ripetermi (“il lavoro è lavoro, punto”). Ma visto che siamo essere pensanti e giudicanti ho tutto il diritto di dire che uno che incontra due amiche e la cosa migliore di sé che sa raccontare è che “ora lavora per una multinazionale e guadagna un sacco di soldi” mi fa solo una gran pena.

    E questo coi sogni non c’entra proprio niente.

  8. 8 slimego giugno 29, 2008 alle 10:58 pm

    ammazza come siete agguerriti… pensa a me uno così che effetto mi fa. lo avrei ridicolizzato immediatamente. non credo proprio che insegua dei sogni, se non quello del denaro, che magari sempre sogno è ma fa una gran pena…
    Il punto è che il mio era sarcasmo ma è stata frainteso, fa nulla!
    E ribadisco che sono commenti freschi e vergini e proprio per questo mi piacciono…non averne a male, o autrice del blog, così stanno le cose!

  9. 9 altissima luglio 10, 2008 alle 10:30 pm

    voglio fare la velina. è il mio sogno e non c’è nulla di male!Non capisco quelli che se ne stanno seduti tutto il giorno dietro una scrivania….un pò di colore e meno malinconia.Se divento velina guadagnerò più di un laureato!

  10. 10 freddi luglio 10, 2008 alle 11:04 pm

    l’ambizione a volte trova la carestia nella troppa abbondanza.e a quel punto, non ci si può saziare di nulla.


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