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Precari eliminati, ultimo giorno a pulire gli avanzi della Notte bianca

Nel caos della Notte bianca di Genova, tra la folla, tra le 400mila persone in movimento, nei vicoli soprattutto, nel centro storico, le pettorine gialle spiccavano nel buio. Gli spazzini dell’Amiu hanno lavorato tutta la notte, hanno iniziato a raccogliere cartacce e avanzi di cibo presto, prestissimo. Mi dicono che le loro ore di lavoro per la Notte bianca genovese sono state pagate dagli sponsor. Ma il loro contratto resta appeso a un filo, e per molti è già carta straccia. Una protesta silenziona: un cartello attaccato alla schiena con la scritta “Precario eliminato”. Perché per effetto dei tagli il loro posto di lavoro è perso. Quanti dei 400mila hanno visto quei fogli bianchi sulle schiene di ragazze e ragazzi tutti giovanissimi?

Copio e incollo dal Secolo XIX

“Record di lavoro con i precari Amiu e super raccolta di vetro con un tonnellaggio superiore a quello del 2010 mentre in leggero calo quello della plastica. Lavoro svolto da 300 operatori Amiu, un terzo dei quali era all’ultimo o penultimo giorno dilavoro quale precario, condizione in cui si trova mediamente da due o tre anni con punte anche di cinque o sei. Ora licenziati a causa della finanziaria che assoggetta, pur essendo Amiu in condizioni di gestione economica di equilibrio e una società di igiene pubblica, non un ente locale o simile, al blocco di assunzioni a termine o alle stabilizzazione”.

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“Oggi è solo l’inizio”

Anche Pavia ha avuto la sua contestazione. Anche la Pavia universitaria è riuscita a muoversi contro il decreto Gelmini. Di Pavia si dice che è addormentata, che non reagisce, non riunisce, che è sempre troppo contenuta nelle reazioni. E’ normale che vista questa considerazione di base, e visto il fermento nelle altre piazze italiane, anche gli universitari pavesi si siano decisi a dare voce, spazio e concretezza ai loro no. Nessuno si aspettava di vedere migliaia di studenti riuniti sotto il cortile del rettorato, insieme a docenti (comunque non molti), ricercatori, dottorandi e personale tecnico. Eppure è andata così. Mentre il senato accademico discuteva se approvare o meno la mozione presentata dagli studenti (mozione che chiedeva una presa di posizione rispetto ai tre “no” della legge 133: i tagli, il blocco del turn over e la possibilità per gli atenei di diventare fondazioni private) si sono alternati al microfono rappresentanti di tutte le categorie, tre minuti a testa per raccontare il proprio dissenso, un’esperienza, una proposta. Uniti e senza bandiere. Anita, una ricercatrice precaria ha ricordato quanti precari lavorano tutti i giorni in universitò, Lorenzo ha espresso il disagio dei dottorandi,  “che vivono nell’angoscia del futuro e per questo lavorano male nel presente”. Poi docenti, alcuni pronti a spiegare in piazza. E tanti studenti. Giovanni, scienze politiche, ha preso il microfono per dire con entusiasmo che in quattro anni di università non aveva mai visto tanta gente in assemblea. “BIsogna dare un segnale a questa Pavia sempre morigerata”, l’appello di Anna Maria, chimica. Michele è partito dal cartello appeso al muro, dietro le sue spalle: “Oggi è solo l’inizio”, per dire che bisogna coinvolgere anche la città. 

In senato accademico si sono astenuti solo i due rappresentanti degli studenti di Azione Universitaria, non un’astensione politica – hanno spiegato – ma per ribadire la contrarietà rispetto ai “no senza proposte alle spalle”. La mozione comunque è passata, non le azioni simboliche che gli studenti avevano chiesto di prendere in considerazione (lezioni in piazza, rinvio dell’inaugurazione dell’anno accademico). Ora si va avanti. Per tutta la settimana ci saranno le assemblee di facoltà. Ma la protesta – che fino a questo momento è sempre stata, almeno a Pavia, divisa per ordine di scuola – adesso potrebbe davvero coordinarsi. Ancora una volta grazie a Internet. La rete creata dai genitori delle elementari ha raccolto anche gli universitari, e la catena ha raggiunto anche i licei. Come si articolerà la protesta? Difficile dirlo, per il momento. Ma intanto le voci iniziano a farsi sentire. Dopo le maestre e i genitori in piazza della Vittoria, sono arrivati gli studenti, che hanno spostato l’assemblea di ateno da una delle aule di giurisprudenza, al cortile sotto il rettorato. Perché la “piazza” dell’università pavese è proprio i cortile, con i supo portici, le sue panchine, punto di incontro e di scambio. Ora anche i licei stanno prendendo consapevolezza. Servirebbe un’azione dimostrativa. Servirebbe una catena umana dal centro verso il Ponte Vecchio, un sit-in in Piazza, una distesa di teste pensanti, unite per non mettere a rischio il futuro. Mi piace pensare che forse anche Pavia arriverà ad avere la sua lezione in piazza, come Pisa o Genova. Gli studenti, a gambe incrociate sui ciotoli pavesi, prenderanno appunti tra i passanti curiosi e disinformati, che magari si fermeranno ad orecchiare numeri, teorie e letture. Potrebbe essere un’esperienza interessante, prima ancora che una protesta simbolica.


I BRUSCHI DETTAGLI

Raccontare, vedere poi ascoltare e scrivere. Leggere, chiedere, curiosare. E una pagina bianca per dirlo a qualcuno. Non il Tutto, solo qualche dettaglio

SUL COMODINO

Paul Auster, un po' di Pamuk, Erri De Luca

ULTIME LETTURE

Un uso qualunque di te (Sara Rattaro)

Twitter factor (Augusto Valeriani)

La vita è altrove (Milan Kundera)

1Q84 (Haruki Murakami)

Zita (Enrico Deaglio)

L'animale morente (Philip Roth)

Così è la vita (Concita de Gregorio)

I pesci non chiudono gli occhi (Erri De Luca)

Cattedrale (Raymond Carver)

Lamento di Portonoy (Philip Roth)

Libertà (Jonathan Franzen)

Il dio del massacro (Yasmina Reza)

L'uomo che cade (Don De Lillo)

Il condominio (James G. Ballard)

Sunset limited (Cormac McCarthy)

I racconti della maturità (Anton Cechov)

Basket & Zen (Phil Jackson)

Il professore di desiderio (Philip Roth)

Uomo nel buio (Paul Auster)

Indignazione (Philip Roth)

Inganno (Philip Roth)

Il buio fuori (Cormac McCarthy)

Alveare (Giuseppe Catozzella)

Il Giusto (Helene Uri)

Raccontami una storia speciale (Chitra Banerjee Divakaruni)

Cielo di sabbia (Joe R. Lansdale)

La stella di Ratner (Don DeLillo)

3096 giorni (Natascha Kampusch)

Giuliano Ravizza, dentro una vita (Roberto Alessi)

Boy (Takeshi Kitano)

La nuova vita (Orhan Pamuk)

L'arte di ascoltare i battiti del cuore (Jan-Philipp Sendker)

Il teatro di Sabbath (Philip Roth)

Sulla sedia sbagliata (Sara Rattaro)

Istanbul (Orhan Pamuk)

Fra-Intendimenti (Kaha Mohamed Aden)

Indignatevi! (Stéphane Hessel)

Il malinteso (Irène Némirovsky)

Nomi, cognomi e infami (Giulio Cavalli)

Tangenziali (Gianni Biondillo e Michele Monina)

L’Italia in seconda classe (Paolo Rumiz)

ULTIME VISIONI

Be kind rewind (Michel Gondry, 2007)

Kids return (Takeshi Kitano, 1996)

Home (Ursula Meier, 2009)

Yesterday once more (Johnnie To, 2007)

Stil life (Jia Zhang-Ke, 2006)

Cocaina (Roberto Burchielli e Mauro Parissone, 2007)

Alla luce del sole (Roberto Faenza, 2005)

Come Dio comanda (Gabriele Salvatores, 2008)

Genova, un luogo per dimenticare (Michael Winterbottom, 2010)

Miral (ulian Schnabel, 2010)

Silvio forever (Roberto Faenza, 2011)

Election (Johnnie To, 2005)

Oasis (Lee Chang-dong, 2002)

Addio mia concubina(Chen Kaige, 1993)

La nostra vita (Daniele Luchetti, 2010)

Departures (Yojiro Takita, 2008)

La pecora nera (Ascanio Celestini, 2010)

Flags of our fathers (Clint Eastwood, 2006)

L'uomo che fissa le capre (Grant Heslov, 2009)

Buongiorno Notte (Marco Bellocchio, 2003)

Vallanzasca - Gli angeli del male (Michele Placido, 2010)

Paz! (Renato De Maria, 2001)

Stato di paura (Roberto Burchielli, 2007)

Gorbaciof (Stefano Incerti, 2010)

L'esplosivo piano di Bazil (Jean-Pierre Jeunet, 2008)

Confessions (Tetsuya Nakashima, 2010)

127 ore (Danny Boyle, 2010)

Qualunquemente (Giulio Manfredonia, 2011)

American life (Sam Mendes, 2009)

Look both ways (Sarah Watt, 2005)
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