Alberi di cachi da immortalare

Nemmeno una foglia, i rami scuri, secchi, e quelle palline arancioni che sembrano perenni decorazioni. Non se ne incontrano tantissimi alberi di cachi. Ogni volta che ne trovo uno mi incanto. Mi fermo. Oppure, faccio abbassare il finestrino di corsa ad Anna, tiro fuori la macchina fotografica e in mezzo al disastro edilizio di San Martino Siccomario cerco di immortalare l’albero di cachi. Che mi piacciono. Tolgo la buccia ruvida, con un cucchiaino sistemo la polpa in una coppetta, mescolo veloce, come per amalgamare il tutto. Mi chiedono spesso se quei fili e quelle “lingue” più viscide non siano fastidiose. Sì, un po’ sì. Mio fratello, quando gli rispondo così, mi guarda schifato. Pensando agli alberi di cachi, ho un ricordo. Quando ero piccina c’è stato un periodo in cui le feste di compleanno si organizzavano all’asilo Chighizola, a Genova. Un bel giardino, con gli alberi di cachi. Gonna bianca, macchia arancione. Un posto perfetto.

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