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Autocensura e libertà

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“Lo spazio della nostra libertà significa prenderla e viverla. Siamo in una società che si sente assalita, in guerra. Accetta di essere sotto controllo e di rinunciare a delle libertà fondamentali. Lo accetta. In una società così, il nostro nemico peggiore, per noi che facciamo questo mestiere e raccontiamo storie, è l’autocensura. Che ha un corrispettivo nelle direzioni dei giornali, nelle produzioni cinematografiche, nelle distribuzioni, ti arrivano messaggi chiari, per cui ti dicono “a me questo non interessa, è inutile che me lo porti”. Allora tu scrivi una prima volta l’articolo e ti dicono no, e non lo pubblicano. Poi lo scrivi una seconda volta, e alla terza non lo scrivi più, non glielo porti proprio. Questa cosa si chiama autocensura. Smetti di combattere per le cose in cui credi e quello che fa veramente la differenza tra una democrazia e una cosa che non è democrazia è questo. Non è il fatto che siano scritte delle regole, ma il fatto che i cittadini che fanno i giornalisti, i registi o i narratori non rinuncino. Se rinunciano allora giochiamo un’altra partita. Lo dobbiamo sapere”.

Sono parole di Daniele Vicari, regista del film Diaz. Insieme al giornalista Calo Bonini e al regista di Acab Stafano Sollima era al Festival del giornalismo di Perugia. Penso al coraggio che serve per raccontare e a quanto sia più facile lasciare tutto in un cassetto. Penso a quanto sia importante aprirli questi cassetti, e scrivere, parlare, filmare, raccontare. Fregandosene dei no. Perché poi un sì arriva sempre. Questa, appunto, è un’altra partita.

Per vedere l’intervista, il link al sito del festival.

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Perugia, una città un po’ di tutti

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Perugia è bella, pietre bianchissime, vicoli stretti, mattoni. È viva, piena di gente. Attraversata da scale mobili, vista sospesa sulle colline. Il Festival internazionale del giornalismo si adagia nel suo centro storico in modo naturale. Non ci si sente mai ospiti, si arriva a sentire questa città un po’ di tutti. Considerazioni a margine. Il Festival è un’occasione. Bisognerebbe esserci sempre. Perché ti confronti, pensi, guardi quello che fanno altri, parli di quello che fai tu. Capisci cosa puoi sperimentare, cosa invece proprio non si può fare. Idee tante, chiacchiere ancora di più e qualche esempio concreto. Ma anche parlare parlare parlare a volte fa bene. Ci sono i grandi nomi e quelli meno conosciuti, volti che solitamente conosci dietro un tweet e chi si affaccia a un mondo che ha decine di declinazioni. C’è sempre la curiosità. Quella non manca a nessuno.


I BRUSCHI DETTAGLI

Raccontare, vedere poi ascoltare e scrivere. Leggere, chiedere, curiosare. E una pagina bianca per dirlo a qualcuno. Non il Tutto, solo qualche dettaglio

SUL COMODINO

Paul Auster, un po' di Pamuk, Erri De Luca

ULTIME LETTURE

Un uso qualunque di te (Sara Rattaro)

Twitter factor (Augusto Valeriani)

La vita è altrove (Milan Kundera)

1Q84 (Haruki Murakami)

Zita (Enrico Deaglio)

L'animale morente (Philip Roth)

Così è la vita (Concita de Gregorio)

I pesci non chiudono gli occhi (Erri De Luca)

Cattedrale (Raymond Carver)

Lamento di Portonoy (Philip Roth)

Libertà (Jonathan Franzen)

Il dio del massacro (Yasmina Reza)

L'uomo che cade (Don De Lillo)

Il condominio (James G. Ballard)

Sunset limited (Cormac McCarthy)

I racconti della maturità (Anton Cechov)

Basket & Zen (Phil Jackson)

Il professore di desiderio (Philip Roth)

Uomo nel buio (Paul Auster)

Indignazione (Philip Roth)

Inganno (Philip Roth)

Il buio fuori (Cormac McCarthy)

Alveare (Giuseppe Catozzella)

Il Giusto (Helene Uri)

Raccontami una storia speciale (Chitra Banerjee Divakaruni)

Cielo di sabbia (Joe R. Lansdale)

La stella di Ratner (Don DeLillo)

3096 giorni (Natascha Kampusch)

Giuliano Ravizza, dentro una vita (Roberto Alessi)

Boy (Takeshi Kitano)

La nuova vita (Orhan Pamuk)

L'arte di ascoltare i battiti del cuore (Jan-Philipp Sendker)

Il teatro di Sabbath (Philip Roth)

Sulla sedia sbagliata (Sara Rattaro)

Istanbul (Orhan Pamuk)

Fra-Intendimenti (Kaha Mohamed Aden)

Indignatevi! (Stéphane Hessel)

Il malinteso (Irène Némirovsky)

Nomi, cognomi e infami (Giulio Cavalli)

Tangenziali (Gianni Biondillo e Michele Monina)

L’Italia in seconda classe (Paolo Rumiz)

ULTIME VISIONI

Be kind rewind (Michel Gondry, 2007)

Kids return (Takeshi Kitano, 1996)

Home (Ursula Meier, 2009)

Yesterday once more (Johnnie To, 2007)

Stil life (Jia Zhang-Ke, 2006)

Cocaina (Roberto Burchielli e Mauro Parissone, 2007)

Alla luce del sole (Roberto Faenza, 2005)

Come Dio comanda (Gabriele Salvatores, 2008)

Genova, un luogo per dimenticare (Michael Winterbottom, 2010)

Miral (ulian Schnabel, 2010)

Silvio forever (Roberto Faenza, 2011)

Election (Johnnie To, 2005)

Oasis (Lee Chang-dong, 2002)

Addio mia concubina(Chen Kaige, 1993)

La nostra vita (Daniele Luchetti, 2010)

Departures (Yojiro Takita, 2008)

La pecora nera (Ascanio Celestini, 2010)

Flags of our fathers (Clint Eastwood, 2006)

L'uomo che fissa le capre (Grant Heslov, 2009)

Buongiorno Notte (Marco Bellocchio, 2003)

Vallanzasca - Gli angeli del male (Michele Placido, 2010)

Paz! (Renato De Maria, 2001)

Stato di paura (Roberto Burchielli, 2007)

Gorbaciof (Stefano Incerti, 2010)

L'esplosivo piano di Bazil (Jean-Pierre Jeunet, 2008)

Confessions (Tetsuya Nakashima, 2010)

127 ore (Danny Boyle, 2010)

Qualunquemente (Giulio Manfredonia, 2011)

American life (Sam Mendes, 2009)

Look both ways (Sarah Watt, 2005)
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