Normandia e Bretagna/1. Oceano

Sono partita lasciando a casa il computer. Decisa a non digitare nulla sulla tastiera. Ho scritto su carta, sulle pagine a righe di un quadernino. Diviso per giorni, fatto di dettagli. Un blog quotidiano un passo indietro nel tempo. Tornare, ultimamente non mi piace, ma prendo questo tempo cuscinetto prima del ritorno alla normalità, per raccogliere le immagini e i miei dettagli.

Normandia e Bretagna. Abbiamo attraversato grandi città e piccoli paesini. Insieme a Betty, Alice e Giovanni siamo entrati in chiese scure, abbiamo attraversato stradine irregolari, alzato lo sguardo su case in pietra e legno, storte. E abbiamo messo i piedi nell’oceano.

Come ho scritto sul diario di viaggio di Betty (molto più dettagliato del mio) l’oceano è stato una costante, che mi ha sorpresa, una costante sempre diversa. L’elefante di roccia di Etretat (nelle foto da sinistra in senso orario), il cielo tumultuoso di Omaha Beach, l’assenza temporanea dell’acqua che ci ha permesso di arrivare a Mont Saint Michel: 8 chilometri e 300 metri tra sabbie mobili, fango, correnti, con la possibilità di vedere sempre più vicini il monte e la sua rocca. I massi rosa sospesi uno sull’altro a Ploumanac’h.  L’oceano con l’acqua fredda e quasi bollente nelle piccole pozzanghere isolate, l’oceano con i colori capaci di cambiare in pochi minuti. Le maree che cancellano, sommergono e poi rilasciano. I tronchi immensi sulla spiaggia di Saint Malo, l’odore di alghe, fortissimo, sugli scogli piatti sotto il faro di Eckmuhl, le conchiglie strappate al mare a Concarneau. L’oceano con le nuvole che non si possono fermare. E sotto, sotto sempre un cielo azzurro. In undici giorni, attraversando il nord della Francia ho sempre trovato un cielo azzurro, a volte nascosto dietro il grigio, ma sempre disponibile a mostrare uno dei suoi angoli blu.

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