Sulle tracce di Pamuk

Pamuk la prima volta ha comprato il biglietto e ha girato per le stanze del museo Bagatti Valsecchi come un qualsiasi visitatore. La seconda volta una volontaria lo ha riconosciuto, ma per non disturbarlo non ha detto nulla. La terza volta si è presentato. Impossibile nascondere il legame con quegli oggetti esposti nelle stanze di Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi. Ogni tanto torna in via Gesù,  piccola traversa di via Montenapoleone, Milano. Mi piacerebbe incontrarlo proprio qui. Di questo museo Orhan Pamuk ne parla nel suo ultimo libro Il museo dell’innocenza. Ne parla come un luogo in cui ritrovare un po’ di serenità, in cui perdersi tra le cose di altri. E quindi tra i loro ricordi. Sono legata a quel libro, tanto che quasi non lo so spiegare e ho seguito il suo consiglio. All’ingresso mi spiegano che non sono molti i visitatori-lettori di Pamuk, forse sono persino la prima, mi dicono. Lascio la borsa, cammino per le stanze solo con me stessa. E’ il palazzo di una famiglia nobile di fine Ottocento, con una collezione di oggetti del Cinqucento. Ceramiche elaborate, armature, spade e scudi, ma anche pettini, mobili in miniatura per bambini, un mortaio, un mappamondo. Senza aver letto Pamuk sarebbe stato solo un museo sulla cultura rinascimentale. Invece è un esempio di come sia possibile concentrare estratti di vita nelle cose. E’ una raccolta di oggetti. Fausto e Giuseppe hanno raccolto un pezzo dopo l’altro tutto quello c’è nelle loro stanze. Noi oggi possiamo leggere etichette che ne spiegano l’epoca, il materiale, l’uso. E possiamo solo immaginare i ricordi, le emozioni di ogni dettaglio.

http://www.museobagattivalsecchi.org

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I BRUSCHI DETTAGLI

Raccontare, vedere poi ascoltare e scrivere. Leggere, chiedere, curiosare. E una pagina bianca per dirlo a qualcuno. Non il Tutto, solo qualche dettaglio

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127 ore (Danny Boyle, 2010)

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