Arrivederci, buona domenica

Non ho molto nel carrello. Gli ingredienti per fare una torta salata, il cous cous, due lattine di coca cola, una caffettiera piccola, comprata per la casa nuova. E l’ultimo numero di Dyland Dog. La signora davanti a me mi chiede se voglio passare avanti. No, non serve, non ho fretta. E’ vero, è domenica, mi dice, e dobbiamo tutti prenderci del tempo, stare tranquilli. Sorrido. Ha ragione. Prima di uscire di casa ho finito di vedere l’intervista a Vasco Rossi, alla Storia siamo noi. Non un mio mito, Vasco Rossi. Però mi sono trovata a commuovermi, forse per questi eccessi di sensibilità che adesso più di prima fatico a controllare. “Se rispetto la vita? Certo, perbacco… ma solo se rispetta me”. Ecco, penso a queste parole, ripetute al telefono tra gli scaffali del supermercato a una voce che mi scalda, quando la signora mi riporta alla realtà della coda alla cassa. “Non sei  di qui, vero?”. In effetti no, lei Genova la ricorda solo perché ci prendeva il traghetto per la Sardegna. Anche lei non è pavese. Ma a Pavia vive dal 1954. Da 4-5 anni non torna a casa, ma quest’anno sì, partirà da Genova, per raggiungere le montagne tra Sassari e Nuoro. Mi mostra due foto nel portafoglio. La prima è di sua madre, una foto in bianco nero, con il tipico vestito sardo – mi spiega – un foulard a coprire i capelli. E’ morta a 28 anni, lasciando quattro figli. Era il 1941. La seconda foto è di una sua nipote. Anche lei morta giovanissima. Mi dice che non importa dove viviamo, basta stare bene, anche se il posto che abbiamo lasciato sembra a tutti gli altri migliore. Sistemo le mie cose sul rullo. Lei paga. Io preparo la tessera per la raccolta punti. Sistemo gli occhiali appesi alla maglietta. Arrivederci, buona domenica.

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