Ore 11, 5600 passi e l’aria gelida sulla fronte

Stamattina sono andata a correre. Un evento. Ho sempre preferito mettere i rollerblade nello zaino, arrivare in bici al punto di inizio e da lì, cambio di scarpe al volo, scivolare liscia sulle ruote in miniatura. Stamattina no. Ho aspettato sotto il piumone il tempo giusto per alzarmi, quando ho visto il cielo passare da bianco ad azzurro, ho allontanato la fame, lo scazzo già a inizio giornata, e sono uscita. Ore 11 il contapassi dell’iPod ha iniziato la sua conta. Ho iniziato a correre subito, appena uscita dal cancello, sono stata fuori 45 minuti. Mi sono dovuta fermare più di una volta, per ricordarmi di respirare, per rilassare le gambe non più abituate. La strada si incastra tra le case, una curva, due scuole in lontananza, e il Ticino. Il sole, l’aria gelida. Mi guardo, guardo gli altri (tanti) e capisco di non avere l’abbigliamento adatto. Non ho la giacchina a vento, né i guanti, nemmeno la fascia per tenere calda la fronte. Ecco, non ho nemmeno un fazzoletto per soffiarmi il naso. Ogni tanto cammino, non posso farne a meno. Faccio fatica, ma ricordo a me stessa che sono uscita per questo, per avere minuti senza pensieri, troppo impegnata a restare in piedi. Ticinello ha una pista ciclabile e la passeggiata in porfido, lungo tutta via don Enzo Boschetti. Vedi il centro di Pavia lontano, il ponte della ferrovia. Poi si scende, il prato, il fiume, gli alberi. Sedie e panchine. Un cane mi insegue, guardo la padrona che non fa niente, mi passano sulla lingua un sacco di insulti, ma ho Lifegate nelle orecchie e questo mi tiene tranquilla. La pelle ghiacciata, il sudore. La musica e il rumore dei passi, capisco di essere pesante. Saranno 5600 i passi, arrotondando, al rientro a casa. Il contapassi resta un mistero. Ora le gambe fanno male. Chissà domani mattina.

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