Meno 8 ore al click day

Tra 8 ore scatta il primo click day. Dalle 8 in punto di domani mattina, lunedì 31 gennaio, i cittadini stranieri potranno presentare la domanda per regolarizzare il proprio lavoro. Solo on line, solo davanti a un computer, solo domani, solo dalle 8. L’orario è fondamentale. Questa è una gara a chi “clicca” per primo. E’ una gara per aggiudicarsi qualcosa come 98mila posti di lavoro. Perché si terrà conto – nel valutare le richieste –  dell’ora di invio. Dicono che a lavorare in nero però ci siamo almeno 500mila persone. Che forse domani mattina punteranno la sveglia, accenderanno il computer, apriranno il sito del Ministero dell’Interno e guarderanno con ansia all’orologio appeso alla parete. Pronti al click. Potrebbe essere una scena perfetta. Ma mi guardo attorno e non capisco. Penso ai miei vicini di casa genovesi, che schiacciati vivono in sei o sette in pochi metri quadri. Non hanno un computer. Penso al ragazzo senegalese che ogni tanto incontro per le scale. Vede suoi figlio uno volta all’anno, con il lavoro si arrangia. E non ha un computer. Penso agli operai, a chi si sveglia all’alba e cerca lavoro. Non hanno un computer. Sì, ci sono i patronati, i sindacati che si mettono a disposizione. Ma continuo a pensare che il click day sia solo un modo per dire che siamo abbastanza tecnologici, che evitiamo alle persone lunghe code davanti agli uffici, che risparmiamo carta, tempo. Senza pensare che a quei numerini scritti in basso a destra sullo schermo del computer corrisponde il futuro di molte persone. E penso alle donne, spesso in Italia per pochi mesi all’anno. Aggrappate ai secondi di un giorno dal nome americanizzato. In provincia di Pavia per almeno mille stranieri ci sarà la possibilità di svegliarsi al mattino senza la preoccupazione di un lavoro che non ha garanzie, di sicurezza, di soldi, del domani. Ma tutto dipende da un click.

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