L’autobus delle donne di servizio

Il 15 e il 42 sono gli autobus delle donne di servizio. Me lo dice mia mamma, siamo sedute proprio sul 15, al capolinea in piazza Dante, Genova. Io e la zia la ascoltiamo, un sorriso velato. Invece ha ragione. Dobbiamo ragionare un po’ per luoghi comuni, ma ci accorgiamo che nel giro di pochi minuti sull’autobus salgono solo donne. La maggior parte di origine sudamericana. Si conoscono, si salutano, si raccontano. Sono le 8 e sempre mia mamma ci spiega la storia sociale di queste due linee. Il 15 e il 42, con percorsi diversi, puntano entrambe verso Albaro, il quartiere delle ville, “di gente che sta bene”, gente che ha “la donna di servizio”. E il ragionamento fila. Al rientro, lasciata la linea delle badanti di lusso, saliamo sul 20, che va verso Sampierdarena. Tutto il contrario di Albaro, che porta un nome arabo Al-bar, al mare. E’ pieno, poi si svuota in via XX settembre, alla fermata davanti al Mercato Orientale. Scende anche un signore. Lascia il posto (più comodo ma sempre in piedi a mia zia). Ci sente parlare del pranzo, piadine formaggio e prosciutto. “Quasi quasi mi aggiungo anch’io”, dice ridendo. “Non è un gran pasto”, rispondiamo noi. “Ma sa cosa mi piace mangiare? – dice lui proprio prima di scendere – pane olio e zucchero, non sale”. La merenda di una volta. Anche questo ragionamento fila.

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