Andalusia in ordine sparso

Dettagli andalusi. In ordine sparso. I semafori fanno il conto alla rovescia, così sai se riesci ad attraversare la strada. Nei bar, sotto al tavolo, ci sono gli appendini per le borse. La colazione è salata: cafè solo (o corto, cortado, o café leche) e tostado y tomate. Ottimo. Il tostado. Perché il caffè invece non si può bere. Gli autobus ogni tanto improvvisano un capolinea: se qualcuno chiede spiegazioni l’autista alza le spalle. Il biglietto si paga direttamente sul bus. Visitare le cattedrali costa caro, a volte ne vale la pena, altre meno. Bere acqua non conviene: costa più della coca cola. Imparare a cenare con le tapas è tempo perso. Non si cena in Spagna all’ora della cena “italiana”. Alle 21 si spilucca. Verso le 23 si può pensare a qualcosa di più consistente. I pasti sono slow: se non ti siedi al bancone sai che aspetterai molto per ordinare da bere, per chiedere da mangiare e poi la cuenta. A volte chi sta dietro al bancone si accorge di te ma non ti considera. C’è un fastidio diffuso nei confronti dei turisti. Spesso giustificato. Buonissimo il jamon serrano (il prosciutto crudo). Non mancano le gelaterie. E c’è anche il gusto Puffo (Pitufo). I treni sono più belli dei nostri. Anche i regionali sono puliti, con le macchinette di bibite e spuntini tra uno scompartimento e l’altro. In Andalusia si viaggia bene in pullman. Anche in giornata: Malaga-Siviglia quasi tre ore, si può fare. Così anche Granada-Cordova. E poi ci sono bellissime case delle bambole, con mobili costruiti da artigiani: dal frigorifero pieno di bottiglie e frutta di ceramica alla vasca da bagno.

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I BRUSCHI DETTAGLI

Raccontare, vedere poi ascoltare e scrivere. Leggere, chiedere, curiosare. E una pagina bianca per dirlo a qualcuno. Non il Tutto, solo qualche dettaglio

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Confessions (Tetsuya Nakashima, 2010)

127 ore (Danny Boyle, 2010)

Qualunquemente (Giulio Manfredonia, 2011)

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