Cordova, l’ultima moschea

Quella di Cordova è l’unica moschea conservata in Spagna. Carlo V ordinò di abbattere la parte centrale per costruirci una cattedrale. Così convivono crocifissi e statue di angeli e santi con gli archi arabeggianti e i 99 nomi di Allah. Sull’ultima pagina del volantino-guida consegnato per la visita della Mezquita viene proposta “una riflessione”: “E’ la Chiesa, attraverso il capitolo cattedralizio, colei che ha reso possibile che l’antica moschea del califfato d’occidente, non sia oggi un cumulo di macerie. Poiché una delle missioni della Chiesa è stata sempre la salvaguardia e il fomento dell’arte e della cultura”. Leggo queste righe e mi guardo attorno. Gli archi bianchi e rossi si aprono uno dopo l’altro, doppi, leggeri, non se ne vede il confine. Spesse porte di legno (oppure muri) ora chiudono l’accesso al giardino, che invece era stato un unico ambiente, così da camminare tra le palme e le colonne, fino al mihrab. Doveva esserci luce e aria, ora regna l’ombra come in tutte le chiese. Al posto delle palme ci sono alberi di arance, perché Isabella la Cattolica ne adorava la marmellata e delle palme proprio non sapeva cosa farsene.

Nella Mezquita convivono i simboli di culture diverse. Sì, ma come? Un crocifisso trova sostegno sotto archi arabeggianti, oro e marmo, angeli e stucchi appaiono improvvisamente al centro dell’edificio. Brutti a dir la verità. E’ il cuore della cattedrale, con un po’ di tutto, barocco, rinascimentale, tardo gotico. Chi la costruì – dice la guida – ha avuto l’accortezza di rendere meno terribile il passaggio da uno stile all’altro con piccoli espedienti. E di fare in modo di non coprire il mihrab, il luogo più sacro perché rivolto in direzione della Mecca. Certo, ringraziamo chi decise di non abbattere la moschea, chi affascinato da archi e colonne preferì farli propri piuttosto che polvere. Ma c’è stato tutto tranne che il buon gusto di non intaccare un’arte raffinata, che se non poteva più essere luogo di culto, poteva almeno restare intatto come monumento.

Annunci

2 Responses to “Cordova, l’ultima moschea”


  1. 1 Marco settembre 13, 2010 alle 8:41 pm

    Cordova

    Cordova.
    Lontana e sola.

    Cavallina nera, grande luna,
    e olive nella mia bisaccia.
    Pur conoscendo le strade
    mai più arriverò a Cordova.

    Nel piano, nel vento
    cavallina nera, luna rossa.
    La morte mi sta guardando
    dalle torri di Cordova.

    Ahi, che strada lunga!
    Ahi, la mia brava cavalla!
    Ahi, che la morte mi attende
    prima di giungere a Cordova!

    Cordova,
    lontana e sola.

    (Federico Garcia Lorca)
    Ogni volta che la leggo, mi sembra più bella.

    • 2 bruschidettagli settembre 13, 2010 alle 10:12 pm

      C’è una cosa che ho notato dell’Andalusia. Non è cambiata nel tempo. Insomma, riesci ancora a vedere con gli stessi occhi di chi ha guardato queste città in passato. Cordova lontana e sola come l’ha vista Garcia Lorca almeno 70-80 anni fa, Granada e l’alhambra proprio come le descrive Irving nel 1829.


Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




I BRUSCHI DETTAGLI

Raccontare, vedere poi ascoltare e scrivere. Leggere, chiedere, curiosare. E una pagina bianca per dirlo a qualcuno. Non il Tutto, solo qualche dettaglio

SUL COMODINO

Paul Auster, un po' di Pamuk, Erri De Luca

ULTIME LETTURE

Un uso qualunque di te (Sara Rattaro)

Twitter factor (Augusto Valeriani)

La vita è altrove (Milan Kundera)

1Q84 (Haruki Murakami)

Zita (Enrico Deaglio)

L'animale morente (Philip Roth)

Così è la vita (Concita de Gregorio)

I pesci non chiudono gli occhi (Erri De Luca)

Cattedrale (Raymond Carver)

Lamento di Portonoy (Philip Roth)

Libertà (Jonathan Franzen)

Il dio del massacro (Yasmina Reza)

L'uomo che cade (Don De Lillo)

Il condominio (James G. Ballard)

Sunset limited (Cormac McCarthy)

I racconti della maturità (Anton Cechov)

Basket & Zen (Phil Jackson)

Il professore di desiderio (Philip Roth)

Uomo nel buio (Paul Auster)

Indignazione (Philip Roth)

Inganno (Philip Roth)

Il buio fuori (Cormac McCarthy)

Alveare (Giuseppe Catozzella)

Il Giusto (Helene Uri)

Raccontami una storia speciale (Chitra Banerjee Divakaruni)

Cielo di sabbia (Joe R. Lansdale)

La stella di Ratner (Don DeLillo)

3096 giorni (Natascha Kampusch)

Giuliano Ravizza, dentro una vita (Roberto Alessi)

Boy (Takeshi Kitano)

La nuova vita (Orhan Pamuk)

L'arte di ascoltare i battiti del cuore (Jan-Philipp Sendker)

Il teatro di Sabbath (Philip Roth)

Sulla sedia sbagliata (Sara Rattaro)

Istanbul (Orhan Pamuk)

Fra-Intendimenti (Kaha Mohamed Aden)

Indignatevi! (Stéphane Hessel)

Il malinteso (Irène Némirovsky)

Nomi, cognomi e infami (Giulio Cavalli)

Tangenziali (Gianni Biondillo e Michele Monina)

L’Italia in seconda classe (Paolo Rumiz)

ULTIME VISIONI

Be kind rewind (Michel Gondry, 2007)

Kids return (Takeshi Kitano, 1996)

Home (Ursula Meier, 2009)

Yesterday once more (Johnnie To, 2007)

Stil life (Jia Zhang-Ke, 2006)

Cocaina (Roberto Burchielli e Mauro Parissone, 2007)

Alla luce del sole (Roberto Faenza, 2005)

Come Dio comanda (Gabriele Salvatores, 2008)

Genova, un luogo per dimenticare (Michael Winterbottom, 2010)

Miral (ulian Schnabel, 2010)

Silvio forever (Roberto Faenza, 2011)

Election (Johnnie To, 2005)

Oasis (Lee Chang-dong, 2002)

Addio mia concubina(Chen Kaige, 1993)

La nostra vita (Daniele Luchetti, 2010)

Departures (Yojiro Takita, 2008)

La pecora nera (Ascanio Celestini, 2010)

Flags of our fathers (Clint Eastwood, 2006)

L'uomo che fissa le capre (Grant Heslov, 2009)

Buongiorno Notte (Marco Bellocchio, 2003)

Vallanzasca - Gli angeli del male (Michele Placido, 2010)

Paz! (Renato De Maria, 2001)

Stato di paura (Roberto Burchielli, 2007)

Gorbaciof (Stefano Incerti, 2010)

L'esplosivo piano di Bazil (Jean-Pierre Jeunet, 2008)

Confessions (Tetsuya Nakashima, 2010)

127 ore (Danny Boyle, 2010)

Qualunquemente (Giulio Manfredonia, 2011)

American life (Sam Mendes, 2009)

Look both ways (Sarah Watt, 2005)
settembre: 2010
L M M G V S D
« Ago   Ott »
 12345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930  

In un tweet


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: