Malaga, madre de dios

Madre de dios, dove siamo finite? Ce lo siamo chieste subito. Già sul pullman dall’aeroporto verso il centro di Malaga io e Alice ci siamo guardate un po’ stupite. Va bene la cementificazione della costa, va bene l’assalto dei palazzi già preannunciato dalla Routard, ma così è un po’ troppo. Decine e decine di piani di quasi-grattacieli tutti uno diverso dall’altro. Picasso, che qui c’è nato il 25 ottobre 1881, probabilmente non sarà molto contento. Per fortuna il centro storico restituisce un po’ di serenità. Stradine bianche, tavolini all’aperto, posti nascosti come El Pimpi, bodega dal profumo intenso di botti di legno, vecchie fotografie e pezzi di storia.

Dettagli in ordine sparso. Malaga, ma abbiamo capito che non è la sola, è un cantiere aperto. Il governo spagnolo qui ha garantito nuovi fondi per andare avanti con almeno 4 grandi opere, tra cui un miglior collegamento con l’aeroporto. Nella speranza di veder finire i lavori. In effetti ci sono ruspe ovunque, anche qui in Calle Hinestrosa, dove la Casa del las Mercedes ci ospita. Bellissimi i vasi appesi alle pareti dei cortili interni.

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