Quello che sento, dentro

Potrei parlare, discutere, stringere i denti… sorridere…
mentire infinitamente, dire e ridire inutilità
mostrare falsa, ipocrita serenità, quando le parole si ribellano
favole fiumi, mari, di perplessità
non c’è una ragione per non provare quello che sento… dentro…
un cielo immenso… dentro…
quello che sento

Ho bisogno di stare con te
regalarti le ali di ogni mio pensiero
oltre le vie chiuse in me
voglio aprire il mio cuore a ciò che è vero

(Quello che sento – Due parole, 1996)

Da tanto non sentivo questa canzone. Così il concerto di ieri sera (Carmen Consoli allo Smeraldo di Milano) mi ha fatto uscire più piena. Voce bellissima, note siciliane che ogni tanto prendono il sopravvento e colorano gli accenti, le sillabe. Musica dura, talvolta delicata. Strano sentire Carmen Consoli seduti a teatro. L’avevo vista a Genova, il palco appoggiato sul mare, le gambe libere per saltare. A teatro sei trattenuto, ma l’atmosfera è più calda, confidenziale, dialogante. Ritrovi nei testi suonati dal vivo pezzi di vita, pezzi di storie, pensieri vissuti ma resi alla perfezione da parole di altri. Nell’aria gelida della sera, nella stessa aria gelida di questa mattina, che però concede un cielo incredibilmente azzurro, mi chiedo se davvero quest’anno “primavera tarderà”.

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