Cammini, in equilibrio

Cammini su una linea bianca. Ti concentri, metti prima un piede poi l’altro. Ti concentri, guardi il percorso, ma non dimentichi di guardare anche ciò che hai davanti. A volte apri le braccia, sospese come un aeroplano. A volte le tieni strette al corpo, non perdi il contatto. A volte le porti vicine al volto, perché portano con sé, ancora, l’odore della pelle. Ti fermi. Sì, a volte ti fermi. Ti giri, volti lo sguardo. Non stai cambiando strada, i piedi sono come inchiodati. Però cerchi altri occhi, altri corpi in equilibrio. A volte sei sospeso su questa linea bianca. Tra l’essere e il voler essere altro. Tra l’avere e il desiderio. A volte sei sospeso e galleggi come accoccolato sopra la plastica lucida di un palloncino. Dall’alto guardi la tua linea bianca. Poi la pancia scivola sulla curva tonda, sfiora il lungo filo per non farlo volare via, e lentamente torni a camminare. Sempre un passo dopo l’altro, senza pensare a quanto dovrai ancora andare avanti, o a quanto vorrai. Piuttosto consapevole di quello che alle spalle scorre e sfuma. A volte senti profumo di fiori, a volte c’è il sole, a volte nebbia fitta. A volte, lungo la tua linea bianca, ti sembra di non vedere più niente. Oppure è tutto così chiaro che quasi vorresti correre. Poi ti fermi a riprendere fiato. E allora pensi. A cosa troverai dietro quella curva là in fondo. E’ lontana, ma ci arriverai. Però la strada non la lasci. Dovresti?

(La Principessa verde e il Principe malinconico, dai Racconti sotto la luna)

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