“Signorina, le devo raccontare la mia storia”

stazionepanchina“Che cosa sta leggendo signorina”?
“E’ un libro sulla storia d’amore tra il pittore Boccioni e una principessa romana”.
“Non lo conosco, lui”.
“E’ un futurista… hanno ritrovato delle loro lettere”.
“Ma allora è una storia vera… sono belle le storie d’amore. Signorina, allora le devo raccontare la mia storia”.

Così questa signora con i capelli bianchi bianchi si è seduta sulla panchina accanto a me, che aspettavo il treno. Il viso pieno di rughe, un maglione nero, la sottoveste scura usata come una gonna. Un po’ matta forse, non so. Aveva voglia di raccontarmi la sua storia, e nelle stazioni la memoria scorre lenta sui binari.
Questo è il suo racconto.

Era il 19 agosto del 1986. Io avevo 65 anni. Mi ero unita a una comitiva che andava a Medjugorje. Non conoscevo nessuno bene, amici di amici, così quando siamo arrivati lì, e allora non c’erano guide turistiche, la chiesa non aveva ancora detto niente di ufficiale su quel posto, non ci ho pensato due volte, ho lasciato gli altri e ho iniziato a salire sulla collina. Ricordo una donna vestita di nero, mi ha parlato della sua Ivanka, non aveva più la mamma. Lei vedeva la Madonna. Camminavo su questo sentiero, in mezzo ai prati, c’erano delle croci bianche sul cammino. Poi a un certo punto tutto è diventato azzurro, non c’erano più prati, non c’era più niente, era tutto azzurro e in alto vedevo una luce circolare, come un disco più chiaro che si avvicinava a me. Ho avuto paura di morire. Ho messo una mano sulla testa, e mi dicevo che sarei morta così da sola, in questo posto lontano. E poi quando tutto è finito ho avuto paura di essere diventata pazza. Quando sono scesa ho fermato una delle bambine che vedeva le apparizioni. Ho raccontato alla più grandicella quello che avevo visto, per capire se ne sapevano qualcosa. Lei mi ha risposto: “Stasera alle 18 ho appuntamento con la Madonna, poi ti faccio sapere”. Loro parlavano così, come fosse una cosa normale. La mattina dopo mi ha vista in strada, dal vetro di casa sua. E’ uscita, mi ha appoggiato la mano sulla spalla e mi ha detto, seria: “Devi pregare. La Madonna ha detto che devi pregare tanto, poi un giorno capirai perché”.

Io ho pregato, e pregavo e passavano gli anni e non capivo. Ho pensato di essere diventata matta, quasi stavo andando da un medico. Ma poi ho lasciato perdere. Pregavo e non capivo. Fino a quella mattina, erano passati cinque anni da quando ero andata a Medjugorje. Stavo camminando su un marciapiede, e a un certo punto ho sentito solo un dolore fortissimo. Una ruspa aveva iniziato a muoversi all’indietro e mi stava schiaccianndo. E’ arrivata fino al collo e in quel momento è passata un’ambulanza. Ho avuto paura di morire, ero sicura che sarei morta su quella barella. In ospedale mi hanno operata, mi hanno tolto la milza e il pancreas. Ero piena di tubi, sono stata giorni e giorni in rianimazione. I medici passavano e sentivo che dicevano che non potevano fare nulla. Poi mi hanno operata ancora. Avevo un braccio spaccato in due punti, sangue nei polmoni, e ogni costola del mio torace era stata schiacciata. Sono passati altri dodici giorni in rianimazione, lo ricordo con precisione. Poi un giorno ho chiamato il medico. Gli ho detto che stavo bene, che volevo mangiare, che avevo fame. Gli ho detto che volevo andare a casa. Lui mi ha detto che era impossibile, mi ha elencato tutto quello che avevo. Non si poteva, sarei morta. Ma io non potevo più stare lì, sentivo di stare bene e ho firmato il foglio per uscire. In auto, mentre mi riportavano a casa, mi sono messa a piangere. Avevo capito. Quel giorno era il 25 di giugno, il giorno che la Madonna lascia ogni mese il suo messaggio. Quel giorno ho capito perché mi aveva detto di pregare. Mi ha dato la grazia, io dovevo essere morta e invece mi ha fatta vivere. Il sangue nei polmoni è andato via da solo in due giorni, le costole non so come si sono aggiustate. E il braccio… le radiografie dicono che è rotto, ma io lo muovo, mi attacco all’autobus, afferro gli oggetti. Lo muovo come se niente fosse. Solo adesso che ho 84 anni fa un po’ male, ma con questo braccio spaccato posso fare tutto. Io ho avuto paura di essere pazza, poi tanti anni dopo la chiesa ha riconosciuto quelle apparizioni. E ci sono dei filmati. In quel cielo succedono cose strane. E io l’ho visto.

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1 Response to ““Signorina, le devo raccontare la mia storia””


  1. 1 betuli luglio 20, 2009 alle 7:31 pm

    Io non so se credo…ma sono commossa.
    Dev’essere rassicurante credere in qualcosa…
    E’ la storia più bella che abbia mai letto.


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