Vodka e tè verde

suqFoglie di menta in piccoli pezzi, un sapore dolce, in un bicchiere semplice. La teiera si alza e il tè cade dritto nel bicchiere, si alza ancora, quasi a sfidare le distanze. Una bimba guarda incantata quell’uomo che per 80 centesimi ti porta per qualche minuto tra i banchi di un mercato del Maghreb. Dolci ricoperti di miele, focacce schiacciate, cocco e zucchero. Poi tende, abiti rossi e arancio, stoffe verde mela, ricamate di blu. Statue in legno, monili, e bambini che dal palco cantano in spagnolo. E’ il suq di Genova. “Suq” che in arabo significa mercato. Non è un’attrazione per turisti. C’è musica, libri, persone, le pentole in terracotta che sembrano imbuti rovesciati, c’è il cibo, il profumo di spezie. C’è cultura, non c’è merce. Fino a qualche anno fa lo organizzavano in piazza Banchi, nascosta tra lunghi vicoli multicolore, racchiusa tra le vetrate della Loggia dei Mercanti. Poi lo hanno appeso al tendone dell’Expo, galleggia sull’acqua dove in inverno si trova la pista di pattinaggio sul ghiaccio. Così è più accessibile anche se la cornice del centro storico era più avvolgente.

Mentre sul mare il suq unisce curiosità e cultura, in fondo a via angolo-est1Canneto il Curto, davanti alla chiesetta di San Torpete, le vetrine dell’Angolo dell’Est sono la mia ultima scoperta. Da un lato piccole e grandi matrioske occupano la vetrina più grande. Poi si vedono tazze e teiere dorate, decorazioni barocche su sfondo rosso, servizi interi, piatti e piattini, esposti come in una vetrinetta del salotto. E poi, colorate, luminose, file e file di bottiglie di vodka. Impossibile leggerne le etichette, ma bello spiarne i colori, i disegni, le decorazioni sul vetro trasparente. Per poi passare alle bottiglie a forma di sciabola, piene di liquore. Costano meno di dieci euro, il prezzo è incollato sul collo della bottiglia. L’Angolo dell’Est, leggo nel cartellino appeso alla porta, è aperto anche la domenica, al pomeriggio. Sul vetro il disegno stilizzato di un viso di donna, bionda. Accanto a questo angolo di Russia, le botteghe della Genova antica si sono angolo-est2arricchite di sinuose scritte in arabo di chi liscia il kebab arrivato alle sue ultime porzioni, e di chi liscia i capelli dei clienti, e l’arabo lo lascia alle scritte sul vetro per tradurre “coiffeur”, o alle etichette delle bottiglie di coca cola. Si è arricchita di scritte, parole, colori, facce, suoni, odori, accenti, frutti, mercati. Ed è tutto semplicemente naturale.

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