La rosa del sublime nella croce della volgare quotidianità

genova

Mi sono affacciata sui tetti di Genova, tornando a guardare quelle pietre e quel mare che da quel punto, dalla spianata di Castelletto, non vedevo da tempo. Siamo abituati a non dare peso alle cose che ci circondano, che ci sono sempre, o a quelle che abbiamo già visto. Poi lasciamo passare del tempo, e un giorno torniamo a posare lo sguardo sull’oggetto amato, e ci si ripropone nella stessa bellezza di sempre, che torna a sorprenderci, come fosse la prima volta. E’ così per le persone, per una vecchia maglietta lasciata nel cassetto, per le nostre città.

Mentre ancora avevo negli occhi questi tetti, e una leggera malinconia, di quelle che ti portano a estendere i pensieri al resto della vita, ho letto queste parole di Slavoj Zizek e ho chiuso i pensieri in una scatola.

“La volontà di mantenere una certa distanza dall’oggetto amato per non romperne l’incantesimo è un segno certo di falso amore: il vero amore non ha paura di avvicinarsi troppo, ma è pronto ad assumere l’oggetto amato in tutta la sua realtà comune e conservarne nello stesso tempo il suo status sublime”. (Slavoj Zizek)

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1 Response to “La rosa del sublime nella croce della volgare quotidianità”


  1. 1 betuli giugno 7, 2009 alle 10:06 am

    La maglietta che hai in fondo al cassetto, anche se non ricordi più di averla, è comunque nel cassetto..rimane lì, e il tempo non la sgualcisce, né le fa perdere il suo colore. Basterà rovistare un po’ e la troverai in mezzo a tutte le altre.
    Forse sarà un po’ stropicciata, ma basterà indossarla perché riprenda la sua bella forma, e subito tornerà alla mente il ricordo di quanto ti piaceva quando era nuova, e di quanto ti piace ora che è vecchia e impregnata dell’odore dei tuoi ricordi.


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