La classe – Entre les murs

I miei muri, quelli della mia classe del liceo, erano giallini. Parlare di “muri giallini” era un modo per dire “soffocanti”. Tra quattro pareti, che siano gialline, verdine o grigette, gli studenti passano cinque anni, tutte le mattine, con un gruppo-classe imposto e che si pretende debba necessariamente essere funzionante. “Entre les murs” è il titolo giusto per raccontare cosa succede in una stanza. Perché è anche il luogo, la sua forma che determina la vita e il comportamento della classe. Essere ammassati o distanti, con i banchi a ferro di cavallo o in fila, avere spazio, luce, aria. Lo spazio chiuso e il sentire una realtà ancora più chiusa porta a reagire, a cercare di uscirne, a volte con violenza, spesso solo a parole. Le mura nel film di Laurent Cantet sono anche il quartiere, le proprie origini, la famiglia. Una scuola in cui sono rappresentanti paesi diversi, quindi multiculturale, può comunque essere “chiusa”. Il paragone con una nostra classe mi sembra difficile. Ci sono le classi con bambini o ragazzi stranieri, ma non c’è in discussione il senso di appartenenza al proprio paese, perché negli studenti italiani stessi non esiste un forte patriottismo. Non sempre pensiamo a cosa si nasconde dietro al multiculturalismo. Non sempre ci fermiamo a pensare che ditero a un bimbo straniero che va a scuola in Italia c’è una famiglia che magari l’italiano ancora non lo parla bene, c’è una mamma che indossa abiti colorati, gli stessi che usava nel suo paese d’origine e che a noi, e solo a noi, sembrano strani. Vedere cosa succede tra le mura della classe, per capire cosa si nasconde dietro le spalle degli studenti. Non è una cosa che un insegnante può non voler conoscere.

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