“Ma poi chi è ‘sta Gelmini?”

Ore dieci, in piazza della Vittoria arriva Daniela. Ha portato il tavolo, i voltantini da distribuire e i cartelloni da appendere. Poco dopo la raggiunge Paola. Porta le due gambe mancanti del tavolo. Daniela è maestra di inglese alle elementari, Paola è una mamma. Stanno raccogliendo firme, insieme ad altre famiglie, ad altri insegnanti, contro la riforma della scuola. E’ il primo sabato di una serie, per riuscire a raccogliere il maggior numero di firme. Che sono già quasi duemila.
A dare una mano arrivano anche altre maestre, qualche mamma. Fermano la gente per strada. Attive, sorridenti, ma anche dure se serve. Spiegano alla gente cosa comporta il ritorno al maestro unico. Si parla di tempo pieno, tagli, precari, classi di inserimento per stranieri.
“Vi interessa la scuola?”, chiede Rosanna, insegnante alle elementari, a una signora. “Sì, ma non firmo”. Sarà una mattinata difficile. Ma queste maestre trasmettono entusiasmo, credono in quello che spiegano alla gente, ecco perché tanti si fermano, prendono il documento tra le mani e firmano. Quando qualcuno risponde “non firmo perché sono d’accordo con la Gelmini”, si ferma tutto. Si fa gruppo, si discute, se ne parla, si cerca di capire. Non è una manifestazione di massa, come quelle che in queste settimane si vedono in molte città, ma per Pavia è la prima protesta concreta, il primo tentativo di coinvolgere la città. E vedere che così, in mezzo alla Piazza, c’è gente che si ferma a parlare con estranei di temi importanti, che racconta le proprie esperienze positive o negative, che si confessa, che chiede, che si informa, fa uno strano effetto. 
La signora Felicita, 62 anni, firma “per i suoi nipoti” e racconta di quando era bambina, la più grande di nove figli, che per questo non era stata mandata a scuola, e ora “mi arrangio – dice – leggo qualche testo, ma non sempre riesco a mettere insieme le frasi”. C’è chi firma per solidarietà, ma non è tanto convinta. Elena, spiega, ha visto l’intervista di Paola Perego alla Gelmini a Buona Domenica, ed è rimasta impressionata, positivamente. (Io però mi ricordo quella domenica. E’ stato abbastanza nauseante. In studio non c’era controparte, parlava solo il ministro, nessuno a fare domande critiche. Sono entrati dei ragazzi in studio per fare domande, ma hanno lasciato solo il tempo per chiedere lumi sui libri di testo… forse l’unica cosa positiva della riforma). In mezzo a tanto parlare, a tanta canfusione si sente un“Ma poi chi è ‘sta Gelmini?”.  Lo chiede una bimba alla sua mamma, mentre lei firma il documento. Ha ragione questa bimba. Strappa un sorriso a chi è costretto ad aprire l’ombrello per riparare i fogli. Le maestre sono scatenate. Rosanna, avvolta in una sciarpa verde, ferma un ragazzo giovane: “Non firmi per la scuola?”. “No, ormai la scuola l’ho finita…”. A me vien da pensare: “Ecco perché troppe cose non vanno per il verso giusto”, Rosanna invece si ferma a parlare e cerca di capire. Poi lo lascia andare. “Non si può convincere tutti”. Però ci si prova. A spiegare almeno, che è già importante.

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1 Response to ““Ma poi chi è ‘sta Gelmini?””


  1. 1 mario maggio 8, 2011 alle 8:43 am

    addio gelmini, te ne andrai,e sulle tue macerie risorgerà una nuova scuola più bella di prima, per una che ha preso l’abilitazione di avvocato a REGGIO CALABRIA NON è cosa da poco, tutto quello che è stato fatto non ne resterà più nulla niente decreti niente leggi che penalizzato tutti i precari, basta con questa politica di macelleria, basta con questi realy di berlusconi basta con queste sue televisioni che ci propinano solo tv spazzatura tresh basta con tagli per abbandonare la scuola pubblica, basta con questi politici ignoranti, inetti, solo narcisisti ,basta con queste promesse fatte di parole parole e parole, basta con l’illusione di poter aver diritto, basta per poter ottennere giustizia sempre con i tribunali amministrativi, basta con queste leggi capestro, basta di gelmini, basta di belusconi ,basta di questa classe politica, basta,basta mandiamoli tutti a casa e basta.


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