I volti della passione, 28 gradini in ginocchio

Forse inquietante non è la parola giusta. Forse bisognerebbe precisare che se un luogo inquieta è perché turba e agita. Non quieta, non rilassa, non distende. Ma smuove qualcosa dentro. Quando sono arrivata al santuario della Passione di Torricella Verzate ho subito pensato a questa parola. Mi è sembrata inquietante la via crucis raffigurata con sculture chiuse dentro a tcappelle-teche di vetro nel piazzale della chiesa, così come i souvenir in vendita all’interno: rosari e cartoline, come a dire che ogni santuario ha il suo lato commerciale.
apre una porta in legno scuro, sul retro della chiesa. Su un cartello si comunica ai visitatori che è possibile lasciare delle fotografie, con l’indicazione del luogo e della data. Cosa significa? Lo scopri aprendo la porta. Davanti una scritta nera sulla parete grigia recita che è salendo quella scala in ginocchio si potranno ottenere nove anni di indulgenza per ogni gradino. Lo aveva concesso Papa Pio IX nel 1877. Accanto alla scritta una campana, da suonare al proprio ingresso. La luce entra da occhi rotondi, vetrate rosse e blu illuminano la scala. Subito non pensi a cosa significa salire una scala in ginocchio, a quella promessa di indulgenza. No. Subito, appena entrato vedi le fotografie. Volti sempre sorridenti riparati dalle rughe della vita sono appesi ai lati della scala, e poi più su, fino all’ultimo gradino. Sono le fotografie di ragazzi e ragazze, bambini, famiglie, coppie, sorelle, amiche, genitori morti in un incidente stradale. Data di nascita e di morte, luogo dell’incidente. La maggior parte aveva vent’anni. Molti anche meno. Chi sale le scale in ginocchio, deve farlo con devozione per avere l’indulgenza, e ad ogni gradino lo pugnala un sorriso, un volto delicato di un giovane morto schiacciato nella sua auto. Ecco perché all’ingresso un cartello avvertiva di quella possibilità. Questa cappella del santuario è curata dall’associazione Familiari vittime della strada. Nei santuari si vedono spesso stanze, cappelle, pareti le cui uniche decorazioni sono disegni, fotografie di famiglie salvate, di miracolati, ci sono piccoli gessi di bambini feriti ma salvi. Qui invece ci sono immagini di chi non vive più.

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