Latin gigolò

“Balli?” Per la risposta basta un cenno della testa. Lei chiede, lui stacca le spalle dalla parete del gazebo e prende per mano l’aspirante ballerina. Ballano, lui non sempre con trasporto, molto più spesso sono gesti meccanici di chi sta facendo ballare ragazze da ore. Corregge qualche passo, dà qualche suggerimento. Finisce la canzone, si ringrazia e ciascuno torna al suo posto. Lei al tavolo, lui a bordo pista, in attesa di soddisfare le necessità danzerine di altre clienti del locale, immerso nell’aria umida e fresca di un sabato notte nel pavese. Fanno gli animatori di balli latini per cui serve il partner e non si può solo ballare in pista con il gruppo di amici.

“Ma non sono più gli uomini a invitare le donne?” (si chiede per provocazione)
“Se vuoi ballare sono qui” (quindi sei tu che devi chiedere)

La pista di musica latina funziona così, l’ho capito sabato sera. A bordo pista animatori-gigolò aspettano che le clienti del locale chiedano di poter ballare. Loro sono bravi, sanno guidare e insegnare i passi, soddisfano le esigenze delle clienti. C’è anche la versione femminile del servizio. Una ragazza alta, capelli raccolti nelle treccine, un fisico incredibile fa ballare uomini con la camicia slacciata, i capelli bianchi, la pelle abbronzata. Al tavolo chi osserva accanto a me sibila “sfruttamento della prostituzione”. In effetti c’è qualcosa che infastidisce in questa scena. Però provo anch’io, chiedo a un ballerino di insegnarmi i passi. Mastica il chewing gum, mi prende per mano, “un-due-tre giro giro”. Finisce la canzone, “sei bravissima” dice lui e io penso “lo dice a tutte le clienti del locale, così la prossima volta tornano perché si sentono fighe”. Ovviamente sto zitta e ringrazio, torno a sedermi al tavolo. Non gli faccio domande. Anche se vorrei sapere quanto lo pagano, quante sere a settimana lavora, se fa solo quello, se ha anche una scuola di latino, se non si sente sfrutatto, se non gli dà fastidio doversi prestare a chiunque. Il cervello non si spegne. Ma è persino stato divertente e quando mi rimetto a sedere ci penso. Continua a sembrarmi una strana usanza.

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