Bad Guy

La panchinaPAVIA  Che è un “cattivo ragazzo” lo intuisci dagli abiti trasandati, dall’espressione assente, dal taglio alla gola. Inizia tutto su una panchina in un parco. Sun-Wha ha un vestito a pois azzurro, un golfino bianco, aspetta il suo ragazzo. Ma il Bad guy, Han-Gi, si siede al suo fianco, poi la bacia con la forza, lei pretende le sue scuse. Gli sputa addosso, la polizia lo picchia. Inizia così una sorta di vendetta-desiderio. Sun-Wha sarà obbligata a prostituirsi. Lui la guarderà piangere con il suo primo cliente, la vedrà dimenarsi per sottrarsi a un destino non suo. Eppure quel mondo le entrerà dentro fino a diventare una scelta volontaria. Come in altri film di Kim Ki-Duk ci sono alcune scene che colpiscono, fino a lasciare senza fiato.

La scena del vetroBella la scena del vetro-specchio. Lei indossa una parrucca rosa, mette il rossetto davanti allo specchio mentre lui dall’altra parte la guarda… La testa di lei si appoggia al vetro, quei gesti così automatici per farsi bella per i clienti la tormentano. Anche lui si appoggia . Le loro guance combaciano, sono vicini ma non lo sanno, eppure il viso prende la forma di chi riceve conforto dalla vicinanza dell’altro. Strano vedere lui che si prende cura di lei regalandole un libro di Schiele, aggiustando l’appendiabiti, allontanando un cliente fastidioso, eppure è proprio lui che la tiene legata a quel mondo.

A stupire in Bad Guy è anche l’uso del suono. La musica innanzitutto. Stupisce sentire una canzone italiana. La voce di Etta Scollo, siciliana, canta sottile le parole dei Tuoi fiori (tratta dall’album “Blu” del 1999). Poi la voce di Han-Gi, strozzata e quasi femminile per colpa di quel taglio alla gola. Solo alla fine parla, solo una volta. E solo dopo la violenza, per non sminuire quel suo essere per forza cattivo.

Sempre particolare l’uso delle fotografie di Kim-Ki-Duk. Lei ritrova sulla spiaggia una foto strappata a cui mancano solo i volti dei due innamorati, come il pezzo mancante di un puzLa fotografia ritrovatazle. Ricostruite le appende allo specchio e il suo viso va a riempire quel vuoto, e si alterna a quello di lui che dall’altra parte si sostitusce ai volti. Sulla spiaggia quella fotografia torna a prendere vita, lui è lo stesso, lei cerca di assomigliare all’altra. Uguali gli abiti, diversi i destini. Poi le loro vite riprendono. E’ lei, nonostante tutto, a decidere di cercarlo ancora dopo che lui le aveva restituito la libertà proprio su quella panchina dove tutto è iniziato. Le loro vite riprendono, ma il percorso è difficile da capire. Quel nuovo mondo le resta cucito addosso, non con rassegnazione, non più con disgusto. Solo come l’elemento che li unisce, impossibile tornare alla vita di prima, la ragazza acqua e sapone e il cattivo non potrebbero dormire nello stesso sporco letto.

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