Rosa con pelucchi che spuntano dalla cornetta e dalla base. Una vetrina milanese di telefoni in offerta, una piramide di simboli del Kitsch. Come una poltrona rivestita di stoffa zebrata o il souvenir portato via da Venezia, una gondola che si illumina come uno di quei lumini da monumento funebre. Kitsch rimanda a cattivo gusto, sei kitsch se giri con lo smalto a quadretti su terribili unghie finte o se mischi i colori a voler imitare Arlecchino. E’ però una parola abusata, oggi ciò che non ci sembra del tutto ordinario finisce per cadere in questa categoria… Forse per questo non mi dispiace.
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Dicesi Kitsch
Pubblicato Agosto 2, 2008 Oggetti Lascia un commentoTags: gusto, kitsch, milano, moda, rosa, telefono
Contenitore di Parole
Pubblicato Maggio 24, 2008 Oggetti Lascia un commentoTags: assemblage, design, libreria, libri, seletti
PAVIA Mi sono innamorata di una libreria. Assemblage (Seletti, azienda del manotavano nata nel 1964) se è chiusa ha la forma di un parallelepipedo, sembra una matrioska quadrata, fatta di piccoli contenitori di legno uno dentro l’altro. Poi si “srotola” e si può decidere se creare una libreria in orizzontale o in verticale. All’interno e all’esterno dei cubi serigafie sfondo chiaro linea nera decorano le pareti.
Due cinghie la tengono ferma. Le librerie sono il contenitore delle nostre parole e di quelle degli altri, scritte anche per noi. Sugli scaffali trovi i libri del liceo, sottolineati a fatica, gli album di fotografie dal “primo compleanno” alle “ultime vacanze”, giornali, riviste, ritagli nascosti in cartellette colorate. Poi i saggi e i manuali comprati all’università, per illudersi di portare in casa un po’ di Sapere, i quaderni ad anelli con pagine e pagine di appunti. Ma soprattutto i romanzi. L’acquisto della domenica mattina, quando una passeggiata porta a entrare da Feltrinelli, o l’ultimo romanzo dello scrittore preferito o semplicemente “questo, perché ha il profumo dei libri caldi appena sfornati, la copertina lucida e leggera, la carta spessa e scura”. Alle mie spalle la mia pila di libri, un orizzonte frastagliato di piccoli e grossi mattoni colorati. Dove mattone non è sinonimo di pesantezza, ma di costruzione.

