Ce lo dice la guida delle cantine Sandeman. Il logo è un uomo avvolto in un mantello, con un cappello, tutto nero. Ci spiega che porta un cappello andaluso, rappresenta la Spagna da cui viene lo sherry con cui miscelano il Porto, e la cappa nera rappresenta il Portogallo, è il capa e batina degli studenti universitari di Coimbra, un mantello nero che indossano per le cerimonie. Zorro quindi non c’entra proprio. White, Ruby o Tawny, le botti di Porto hanno l’odore del legno, l’aria umida e fresca, dolce. La guida è vestita come il simbolo della sua azienda, la solita trovata per i turisti. Però non fastidiosa, devo ammetterlo. Tanto che la visita a Sandeman risulta migliore di quella alle cantine Calem. La guida, Paulo, parla in portenglish, veloce veloce, va presto al dunque, alla degustazione. A Vila Nova de Gaia, proprio di fronte al quartiere Ribeira, la giornata è scandita dalle visite alle cantine, in più lingue. Noi ci siamo fermate a due, solo perché abbiamo iniziato tardi nel pomeriggio… Con il sapore del Porto e il suo profumo ancora nell’aria il tramonto ha preso ancora più colore.
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Riuscite nell’impresa di trovar la forma nell’informe, poi di nuovo trasformare la forma nell’informe. Nulla è rigido. definitivo. L’acqua marina non è ferma. La magia, quello che incanta, è proprio la sua apertura, l’infinitezza che consente, a chi la osserva, di sentire in se stesso identiche onde di libertà. Le forme dell’acqua non impongono. Lasciano mille possibilità. Anche l’illusione, allo sciocco, di credere che il mare si possa mettere in una brocca razionale. Anche la presunzione, allo scienziato, che la non-forma dell’acqua possa essere in qualche modo descritta, definitia, esaurita in un qualche genere di misura.
(Oroscopo di D, Pesci)
