
Domenica mattina. Sono quasi le 11.30. Aspetto il treno per Genova, seduta su una panchina della stazione di Pavia. Ho deciso di non comprare il giornale e un po’ mi sono stupita di me stessa. La domenica mattina compro sempre La Stampa, perché non posso mancare Gramellini e Spinelli che si guardano nelle pagine centrali. Invece no. Domenica sono passata davanti all’edicola e sono andata oltre. Così sulla panchina leggevo ”Il caffè di Sindona”. Ed ero piuttosto concentrata, cercavo di non mangiarmi le parole. Ero immersa nelle pagine ok, però non ancora isolata dal mondo, insomma dovevo comunque prendere un treno, non potevo perdermi. Poi l’ho sentito, ancora. Lo speaker che annunciava il mio treno. ”E’ in arrivo sul secondo binario il treno per NAISVILL”. Sì, ecco è questo il problema. Il mio treno arriva fino a Nizza e Lui, misteriosa voce fuori campo, si ostina a pronunciare ”NAIS” la scritta in francese “NICE”. Dico “si ostina” perché non è la prima volta. Potrebbe banalmente chiamarla Nizza…
Quando sento la sua voce comunque mi alzo, perché, pronuncia a parte, il treno è quello.
”Scusa, ma perché lo dice così?”. Me lo chiede un ragazzo. Tiene in mano il mio giornale locale, ha un grosso sacco-zaino, alto, magro, di colore, i capelli ricci ricci corti, sulla trentina penso. Gli rispondo che non lo so, che però non è la prima volta, che pronuncia all’inglese anche se ovviamente la parola Nice è in francese. “Forse non sa cosa significa”, mi risponde. Già… forse non lo sa. “Be’, buon viaggio”, mi sorride. Io ricambio, e salgo sul treno che porta fino alla “Città carina”, come da traduzione dello speaker pavese. Quando scendo a Genova Nizza è tornata ad essere francese, ha perso la sua inglesità.

Vorrei anch’io raggiungere una NAIS VILL.