Parola del giorno: terminado, finito.
Venerdì abbiamo aspettato il tram numero 28. E’ ancora in legno, giallo fuori, sale per stradine strette per poi buttarsi giù in discesa. Nel prenderlo bisogna fare attenzione alla fermata di arrivo (scritta come da ogni parte accanto al numero), ma ovviamente io e Betty non ci abbiamo nemmeno pensato. Così per due volte, prima di capirlo, ci siamo trovate a dover scendere, per poi magari risalire un metro più avanti. “Terminado”, è quello che diceva l’autista. Ci siamo ritrovate quasi per caso all’Alfama. La cattedrale, il castello, ma soprattutto un labirinto di stradine. Le facciate bianche, spesso rosa confetto, e poi le porte colorate, i fiori ai balconi, e ancora i segni della festa di Sant’Antonio, patrono del quartiere che molti vorrebbero dell’intera città, spodestando così San Vincenzo. Giornata di lunghe camminate quella di venerdì.
L’altro labirinto di Lisbona è il Bairro Alto. Le strade si incrociano, in rigorose salite, ogni porta nasconde un bar o un ristorante, negozi curiosi, dal vintage ai marchi più noti, tutto sembra destinato a cambiare da un momento all’altro. Non ci sono antiche botteghe come in altri quartieri. I muri sono ricoperti da scritte, manifesti, pubblicità. Tutto scorre veloce, come l’acqua insaponata con cui i camerieri lavano la strada davanti al proprio locale.

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