Per motivi tecnici (vedi nota sotto sulla ridente stanzetta che abbiamo trovato a Nazaré) gli aggiornamenti hanno subito un giorno di ritardo…
Parola del giorno di martedì: experimentar. Il nostro frasario lo usa per chiedere di provare i vestiti nei negozi. E così abbiamo fatto in un negozietto di bijoux fatti a mano. Ma il nostro experimentar si è esteso a più situazioni… dal trovare la strada giusta (ogni tanto i o i cartelli spariscono) al provare e riuscire a dormire in discesa.
Siamo arrivate a Nazarè, sulla costa, proprio sdraiata sull’Oceano, dopo essere partire da Porto, aver visitato Coimbra e attraversato numerosi paesini. Saltata al volo Figueira da Foz, terribile località balneare, ci siamo spinte in questo paesino tutto bianco. In cima alla collina ha un aspetto spaventoso. Difficile riuscire a capire subito perché la Routard ne parla così bene. Si allungano fino alla costa decine di stradine, alcune strettissime. Sembra che tutto si sia fermato a trent’anni fa. Le donne indossano un abito tradizionale, con una gonna incredibilmente corta. Molte stanno sedute ai bordi delle strade, su sgabelli di plastica, sotto ombrelloni di tela. Fermano la gente, possibili clienti. Prostituzione immobiliare. Affittano camere, alunga-se quartos, dicono i cartelli scritti a pennarello. In continuazione, su ogni porta, in ogni strada. Ancora, a guardarsi intorno, non si capisce l’entusiasmo della Routard. Però io e Betty ormai sappiamo di poterci fidare, così cerchiamo che l’Restaurante Hospedaria Ideal, per dormire. Parliamo in francese, come decide la padrona di casa. Ci porta al piano di sopra, sotto si cucina, il ristorante è impregnato di pesce. Apre la porta… “La prendiamo”. Non ci abbiamo nemmeno pensato. Però merita una descrizione. Tre metri per tre, in cui stavano un letto a una piazza e mezza, uno singolo, rispettivamente il primo con la testa in discesa il secondo in salita. Poi un armadio, un lavandino e… un bidé nascosto dal letto. Geniale.
E qui ancora la Routard ci è sembrata incomprensibile. Poi però, fatta una doccia, cacciata via la stanchezza del viaggio, ci siamo incamminate per le stradine del paese. Fino all’ascensore che porta alla parte vecchia del borgo. Una vista infinita sull’oceano, sulla spiaggia lunga lunga, con una tendopoli di bagnanti, meno invasiva delle nostre cabine di legno. Siamo arrivate al faro, siamo scese fino alla sua base. E poi abbiamo continuato a experimentar. Cercando un posto dove cenare, a quel punto in pace con la Routard, siamo entrate senza pensare da Santo. Solo che appena aperto il menu abbiamo capito di non essere in grado di mangiare niente; frutti di mare e molluschi. Non sapevamo nemmeno di dover usare lo stuzzicadenti come facevano i nostri vicini di tavolo. Così invece di optare per una fuga improvvisa, abbiamo ordinato un bicchiere di Porto. Un aperitivo insomma poteva anche starci. Poi il padrone ci ha fermate, ci ha detto di brindare alle nostre ferie e ci ha offerto un secondo bicchiere di Porto. Evvai. Gentile e sorridente. Felice. Ecco, ieri abbiamo experimentato la gentilezza della gente. Che è vero, sembra malinconica. Ma molti – lo si vede – sono in difficoltà con la vita. Però se possono ti offrono anche solo un momento di allegria. Come i camerieri della Tasquinha, che si sono sforzati di parlarci in italiano e ci hanno offerto il Porto, white nell’attesa del tavolo, Ruby per digerire. E ancora di più il padrone del Cafè do mercado. Ci ha portato l’agua cristallina, ci ha servite con rispetto, facendoci girare le sedie per godere dello spettacolo del mercato.
Ecco, il mercato di Nazarè. Siamo rimaste a vagare tra i banchi e sedute a osservare per molto tempo. Le donne in abito tradizionale, vecchi e meno giovani, il pesce fresco, le montagne di verdura. Luminoso.

0 Risposte a “Experimentar, tra la prostituzione immobiliare e l’oceano infinito”