
Facce silenziose, che si guardano. Attente. Alla luce negli occhi, al fuoco che vi si riflette dentro. Attente a cogliere, capire, anche oltre, molto più lontano del punto in cui i pensieri sono già riusciti ad appoggiarsi. Facce che portano sulle pieghe della pelle i momenti difficili e quelli sereni, che non riescono a nasconderli. Facce che non hanno bisogno di troppe parole. Ma che poi devono sforzarsi di dare voce a quello che esprimono. Perché gli occhi parlano, ma non sempre si riesce a cogliere tutto. Facce nascoste, da distanze, dal tempo, da un velo. Sottile, come sottile è il confine tra reale e irreale.
Facce di pietra, spigolose. Fisse in una sola espressione, mentre dentro tutto il resto si confonde, e solo non si trasforma in luce negli occhi.
Facce dolci. Tristi, velate. Serene e luminose.

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