Il freeze è una protesta, è creatività, spettacolo metropolitano. Un gruppo di persone si dà appuntamento in un punto preciso della città e a un segnale concordato si blocca, nella posizione in cui si trova. Il mondo si ferma per qualche minuto. Anche Pavia ha avuto il suo freeze day, organizzato dall’Associazione dottorandi pavesi, per simboleggiare fisicamente il blocco della ricerca che deriverà dalla legge 133. C’è chi si è fermato leggendo un libro, chi mentre cercava di allacciarsi una scarpa. Tra chi si soffiava il naso e chi beveva da una bottiglietta d’acqua, camminavano i “non congelati”. Gli universitari pavesi hanno concesso il bis, e alle 13.12 di ieri è suonato per la seconda volta il segnale prestabilito. Strano e particolare vedere statue umane immobili in mezzo alla strada, mentre gruppi di liceali attraversavano piazza della Vittoria, all’uscita da scuola. Tra chi si domandava “Ma cosa sta succedendo?” e chi un po’ dubbioso diceva “Fanno quasi paura”, mi ha colpito l’uscita di un ragazzino che pensando di fare una battuta ha urlato “Ehi, il mondo si è fermato!”. Per lui era solo un modo per far ridere gli amici, ma il senso del freeze è proprio questo: fermare per pochi minuti la realtà che ci circonda. Pavia lo ha fatto con un valore aggiunto: evitare il blocco della ricerca.
“Né pallido, né abbronzato. Ma rosso di vergogna”. Un semplice cartello, appeso al collo di un ricercatore “congelato” in piazza col camice bianco. Non ci sono carinerie che reggono il futuro incerto dell’università.
Il video:
Da vedere anche:
http://laprovinciapavese.repubblica.it/multimedia/home/3604163

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