Archivio per Luglio 2008

Sei qui

Vero. Puoi sentire qualcuno da lontano. Puoi sentire quando in fondo stai semplicemente immaginando o quando la presenza è un desiderio. Puoi sentire quando aspetti. 
Riesci a sentire se guardando il cielo o il mare vedi molto oltre. Vedi un altro cielo e un altro mare e chi lo sta guardando. “Non siamo poi così lontani”. E’ oltre i chilometri, oltre i confini e le distanze. E’ senza spazio e senza tempo.
Lontano era la luna, che significava scappare, fuggire, sognare.
Lontano ora è qui, e significa scappare e sognare in un tempo rubato.

Giorni di contraddizioni

Sento, ma non voglio sentire
Penso, ma non voglio pensare
Provo, ma non voglio provare
Scrivo, ma non voglio scrivere
Cerco, ma non voglio cercare
Trovo, ma non voglio trovare

Non ti sento, ma vorrei capire

Un altro mondo è possibile?

Genova ricorda il suo G8, lo fa con una manifestazione oggi, lo fa con i fiori che periodicamente vengono messi e tolti in piazza Alimonda. Ma a far parlare ancora di quella Genova c’è la sentenza su quanto accadde a Bolzaneto (condannati 15 imputati, 30 assolti, nessuno in carcere) e l’ultima notizia emersa dalle 20 pagine depositate all’ufficio impugnazioni del tribunale di Genova (un contingente di soldati americani era autorizzato e pronto a spararein caso di aggressione ai propri rappresentanti istituzionali).

Nel luglio 2001 ero nella mia Genova. Meno presente e preparata a giudicare quanto vedevo in città, ma ugualmente colpita. E scrivevo. Nella mia stanza al confine tra zona gialla e zona rossa. Così ho cercato in una cartella del mio computer quel file. L’ho trovato e lo trascrivo.

Genova… come non l’avevo mai vista…
(Domenica 22 luglio 2001, ore 17.23)

 Mi affaccio alla finestra, osservo il cielo, limpido, di un azzurro chiaro e intenso, un cielo libero e pulito, solcato da un elicottero che ogni tanto passeggia sopra i tetti come un gabbiano, che oggi non osa volare…

La strada è deserta, vuota, chiusa tra alti cancelli, avvolta nel silenzio come non lo è mai stata, la mia strada sempre piena di persone che corrono da un negozio all’altro, immersa nelle urla dei fruttivendoli e nelle chiacchiere dei passanti.

La mia strada… sempre animata da musiche spagnole o peruviane, sempre in festa, oggi tace, disabitata e impaurita, un silenzio inquietante, irreale, un presagio, un avvertimento… una quiete inaspettata…

Mentre indago sulla pace che mi trovo intorno, a pochi chilometri Genova cambia aspetto…

Sento una cronista al telegiornale che annuncia scontri e violenze, mi ritrovo a guardare senza parole la televisione, sbigottita mi lascio passare davanti immagini atroci, riconosco le vie, le stradine nascoste, i palazzi, gli alberi, le chiese, quella là dentro è la mia città, e io non posso fare nulla, non posso uscire, non posso salvarla, posso solo guardare in silenzio e piangere dentro…

Quante volte ho visto immagini di violenza, manifestazione scoppiate in risse, tra ragazzi che tirano pietre e poliziotti che tentano di fermarli, che rischiano la vita, per… la giustizia? Per lavoro? Non lo so… Ma tutte le volte mi sentivo lontana da quello scenario, impotente sì, ma fuori da quelle scene, quelle città venivano distrutte, ma non mi appartenevano, e io potevo solo sperare che tutto finisse, che non succedesse mai qui…

E invece la mia città, la mia Genova è ora teatro di pesanti rivolte, ospita quelle stesse scene di violenza, ragazzi coperti in volto, stanno distruggendo le vetrine dei negozi, le automobili parcheggiate e i cassonetti sono piccoli vulcani da cui escono le fiamme della rabbia…

 Non posso smettere di affogare in queste immagini, me ne sto raggomitolata sul divano, dentro di me qualcosa muore, dentro di me piango, non mi ero mai accorta di amare così tanto la mia città… sono inchiodata davanti allo schermo, e le immagini si rincorrono, si inseguono… Guardo senza parole, e poi ho riconosciuto quella piazza, dove qualche giorno prima sono andata a trovare mia nonna, quella piazza ora è il letto di morte di un ragazzo… immerso nel sangue…

Mi chiedo se queste 8 persone dormiranno tranquille… Mi chiedo se si sono rese conto che mentre stavano seduti a discutere si stavano moltiplicando i feriti… Il mondo cambierà davvero dopo questi tre giorni? Io, cittadina del mondo, mi sento solo più triste, delusa dalla situazione, dalle persone… Mi sento solo un po’ più persa, un po’ più lontana da una realtà che non riesco a comprendere…

Sento

Sento che ci sono cose che ti fanno stare bene, che ti fanno sorridere, ma anche pensare. Sento che non sempre puoi spiegare perché, a giorni alterni lo vuoi e cerchi una definizione, oppure ne fuggi perché in fondo non ti serve dare un nome alle cose.

“Che cosa c’è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo”. Giulietta lo aveva già capito.

Come ti guardi attorno?

“Un vero viaggio non è cercare nuove terre, ma avere nuovi occhi”
(Marcel Proust)

Troppo spesso il desiderio di andare e cambiare non permette di vedere quello che abbiamo davanti, o solo poco distante. Troppo spesso l’idea di muoversi soffoca lo spazio per guardare quello che già c’è. Che non significa smettere di immaginare, abolire viaggi, fisici e mentali. Anzi. E’ solo un monito a ricordare di guardarsi attorno. Imparare a vedere nelle cose di sempre una luce nuova, con più voglia e più forza. Con occhi nuovi le cose di ogni giorno possono continuare a darci la carica, a farci sorridere. Senza la polvere della noia.

Racconti da Stoccolma

Racconti da Stoccolma - A. Nilsson

Ci sono diversi modi di raccontare le forme che può assumere la violenza nei confronti delle donne e l’abuso in generale. Racconti da Stoccolma la violenza la mostra senza nascondere nulla, senza lasciar immaginare. Fa vedere al punto che con la schiena spingi contro la sedia, perché vorresti sottrarti alle immagini. Il film di Anders Nilsson propone tre storie che poi si intrecciano senza mai sfiorarsi. Sono storie che raccontano di culture diverse, ma con abilità il regista non tralascia di affrontare il tema della violenza domestica, senza rifarsi a religioni diverse, usanze lontane. E’ l’abuso quotidiano di un marito nei confronti della moglie, le botte, l’umiliazione e quell’atteggiamento malato che porta a sfruttare l’amore per giustificare la propria violenza. Con questa storia lo spettatore non può giustificare ciò che vede dicendosi “in fondo da noi questo non può capitare”.

Ci sono alcuni momenti del film particolarmente angoscianti. La scena in cui i familiari di Nina spingono la ragazza a buttarsi tra le auto per togliersi la vita credo sia uno dei punti più difficili da digerire. Non solo per la violenza delle immagini, ma per ciò che esse si portano dietro. Perché è difficile accettare che la propria famiglia preferisca vederti morta piuttosto che accettare un disonore, che poi è la semplice richiesta di normalità di una ragazza. Una normalità che chiede di andare oltre la cultura della famiglia che impone la verginità alle ragazze, che le obbliga a non avere contatti con il mondo esterno e che invece concede tutto agli uomini. Ancora più inaccettabile è che le “matrone” della famiglia non solo accettino ma persino organizzino tutto questo.
Colpisce anche l’uso dei mezzi di comunicazione nel film. Il cellulare soprattutto è spesso i primo piano e diventa strumento per mostrare la violenza, diventa salvezza e libertà negata.
Tra le file di sedie di un cinema all’aperto, tra la gente in silenzio serpeggiava solo la parola “angosciante”. E l’applauso dopo i titoli di coda. Singolare e inusuale per un cinema, anche se all’aperto. Un applauso liberatorio, un gesto di condivisione, per dire che è servito vedere, che è stato giusto far vedere.

La Giornata del Laureato

Un mare di gente, file e file di sedie nel cortile Teresiano. Al posto delle auto parcheggiate tante teste, studenti, professori, poi amici e parenti dei laureati con lode. La Giornata del laureato vuole essere per Pavia un po’ come una consegna dei diplomi nelle università americane. Manca il lancio del cappello, ma il risultato è comunque positivo. Non è tanto l’emozione di ricevere il diploma o di salire sul palco, questo dura un secondo. Colpisce di più il ritrovarsi, magari dopo mesi che non ci si vede. Rivedere gli amici con cui hai studiato, passato appunti, ragionato su esami e tesi. E’ più l’idea di avere una festa per noi, un riconoscimento per quanto fatto. A fine serata, da una finestra del primo piano che si affaccia proprio sul cortile Teresiano il panorama lasciava un pensieroso silenzio. Le sedie ormai disordinate e scomposte, il buio su tutto il cortile e le Torri illuminate, gli studenti che a gruppetti lasciavano l’università. E’ sempre bello vedere dall’alto, sempre bello vedere in silenzio.

L’amore, una conversazione fisica

“E’ un’idea divertente che l’amore sia una specie di conversazione in cui le parole vengono messe in azione invece che pronunciate. Forse è proprio così. L’amore potrebbe essere una specie di normale conversazione fisica fra l’uomo e la donna”.

(L’amante di Lady Chatterley – D.H.Lawrence)

E’ quando si può fare a meno delle parole, perché hai più forza nel fare, vedere, toccare, che nel dire. E’ “un’idea divertente” perché c’è comunque la consapevolezza che senza le parole poi viene a mancare altro. Ma penso alla forza con cui puoi dire senza dire. Può essere una buona soluzione. 

La ragazza che giocava con il fuoco

La ragazza che giocava con il fuoco - Larsson

La ragazza che giocava con il fuoco - Larsson

E’ il secondo volume della trilogia Millennium di Stieg Larsson (Ed. Marsilio). La ragazza che giocava con il fuoco è un altro giallo con gli stessi personaggi del primo volume Gli uomini che odiano le donne. E’ più realistico del primo perché il mistero al centro del libro è legato al traffico di donne dall’Est, e tra indagini private, giornalistiche e della polizia i pezzi della storia lentamente si sistemano al posto giusto. E’ a pagina 653 che si dà un senso a tutto. E questo ti permette di leggere quasi tutto il libro senza sapere nulla di più dei personaggi, con la possibilità di scoprire pagina per pagina e soprattutto di provare a dare una personale soluzione al caso. La prima parte sembra sospesa, un po’ lenta, fa scattare subito il paragone con il primo libro e il naso si storce leggermente. Ma poi la storia si fa coinvolgente. Prendi questo librone da 754 pagine in qualsiasi momento libero della giornata per riuscire a finirlo. Violento in più tratti, crudo, anche questo serve a creare tensione e a caratterizzare i personaggi.

“Nessuno è innocente, esistono solo gradi diversi di responsabilità”. In fondo è così, perché anche chi non ha premuto il grilletto, non ha puntato un coltello, non ha ferito nessuno, ha comunque avuto un ruolo in questa storia.

MediaMente

mediare
[me-dià-re] v. (mèdio ecc.)
v.intr. (aus. avere) [sogg-v-prep.arg] Fare da mediatore tra parti avverse: m. tra i partiti
v.tr. [sogg-v-arg-prep.arg] Raggiungere un accordo tra più parti: m. una soluzione tra i concorrenti
• sec. XVII

(Dal dizionario di lingua italiana Sabatini-Coletti)

Le “parti” tra cui trovare un accordo coinvolgono sempre più spesso noi e gli altri. Siamo in prima fila nel conflitto da risolvere, ma siamo anche i mediatori. Dobbiamo trovare un compromesso tra le nostre esigenze e quelle degli altri. Non necessariamente si deve essere nemici o avversari. In ballo ci sono spesso solo idee. Le nostre. Da difendere. Mediare significa raggiungere un accordo: io rinuncio a qualcosa e tu anche. Oppure una delle due parti piega la testa. Per le idee non si usa la parola sconfitta, perché nessuno le uccide. Basta però comunicarle, far sempre presente cosa si pensa. Solo così si può ragionare, ascoltare, pesare, capire, convincere, scuotere la testa. Le idee restano, ma non sempre si può dare loro un riscontro reale. Un po’ pesa, un po’ è capire che c’è anche questo da imparare.


I BRUSCHI DETTAGLI

Raccontare, vedere poi ascoltare e scrivere. Leggere, chiedere, curiosare. E una pagina bianca per dirlo a qualcuno. Non il Tutto, solo qualche dettaglio

SUL COMODINO

Moon Palace (Paul Auster)

… ULTIME LETTURE

Firmino (Sam Savage)

Gli effetti secondari dei sogni (Delphine de Vigan)

Abbiamo ucciso Aldo Moro (Emmanuel Amara)

Il cinico non è adatto a questo mestiere (Ryszard Kapuscinski)

La prova del miele (Salwa al-Neimi)

Né di Eva né di Adamo (Amélie Nothomb)

L'insostenibile leggerezza dell'essere (Milan Kundera)

La solitudine dei numeri primi (Paolo Giordano)

Aprile è arrivato (Morley Callaghan)

La ragazza dai capelli strani (David Foster Wallace)

Il giudice e il suo boia (Friedrich Durrenmatt)

L'amante di Lady Chatterley (David Herbert Lawrence)

Mi fido di te (Abate, Carlotto)

Il pornografo di Vienna (Lewis Crofts)

Caos Calmo (Sandro Veronesi)

Proibito parlare (Anna Politkovskaja)

La regina dei castelli di carta (Stieg Larson)

Il giorno prima della felicità (Erri De Luca)

Americana (Don De Lillo)

L'identità (Milan Kundera)

L'amante (Marguerite Duras)

La separazione del maschio (Francesco Piccolo)

Il vecchio che leggeva romanzi d'amore (Luis Sepulveda)

Foto di gruppo con chitarrista (Mauro Pagani)

Distanza di sicurezza (Slavoj Zizek)

Everyman (Philip Roth)

La bellezza e l'inferno (Roberto Saviano)

Girasole (Gyula Krudy)

Una parentesi luminosa (Marella Caracciolo Chia)

Il caffè di Sindona (Gianni Simone, Giuliano Turone)

… ULTIME VISIONI

Hana-bi (Takeshi Kitano, 1997)

My blueberry nights (Wong Kar Wai, 2007)

Galantuomini (Winspeare, 2008)

In the mood for love (Wong Kar Wai, 2000)

L'isola (Kim Ki Duk, 2000)

Le onde del destino (Lars Von Trier, 1996)

Ferro 3 (Kim Ki Duk, 2004)

Sangue Vivo (Winspeare, 2000)

Onora il padre e la madre (Lumet, 2007)

Ogni cosa è illuminata (Schreiber, 2005)

Cargo 200 (Balabanov, 2007)

Il giardino di limoni (Eran Riklis, 2008)

Il bambino con il pigiama a righe (Mark Herman, 2008)

Stella (Sylvie Verheyde, 2008)

Valzer con Bashir (Ari Folman, 2008)

Milk (Gus Van Sant, 2008)

News from home (Amos Gitai, 2005)

Il cacciatore di aquiloni (Marc Forster, 2007)

La foresta sepolta (Kohei Oguri, 2005)

Caos Calmo (Antonello Grimaldi, 2007)

Gran Torino (Clint Eastwood, 2008)

Era il mese di maggio (Marlen Khutsiyev, 1970)

Lunga felice vita (Gennadi Shpalikov, 1966)

Teza (Hailé Gerima, 2008)

Birdcage Inn (Kim Ki Duk, 1998)

Freeze me (Ishii Takashi, 2000)

The Coastguard (Kim Ki Duk, 2002)

The millionaire (Danny Boyle, 2008)

Revolutionary road (Sam Mendes, 2008)

Rosetta (Luc &J.Pierre Dardenne, 1990)

True women for sale (Herman Yau Lai-To, 2008)

The Reader (Stephen Daldry, 2008)

Arizona Dream (Emir Kusturica, 1992)

Zodiac (David Fincher, 2007)

Dream (Kim Ki Duk, 2008)

Uomini che odiano le donne (Niels Arden Oplev, 2009)

Nuvole in viaggio (Aki Kaurismäki, 1996)

In Bruges (Martin McDonagh, 2008)

La banda Baader Meinhof (Uli Edel, 2008)

Crocodile (Kim Ki Duk, 1996)

La vita è un miracolo (Emir Kusturica, 2004)

La Fiammiferaia (Aki Kaurismaki, 1990)

Paura e delirio a Las Vegas (Terry Gilliam, 1998)

L'uomo in più (Paolo Sorrentino, 2001)

Il segreto di Esma (Jasmila Zbanic, 2006)

L'ultimo re di Scozia (Kevin MacDonald, 2006)

Idiots (Lars Von Trier, 1998)

L'estate di Kikujiro (Takeshi Kitano, 1999)

L'uomo senza passato (Aki Kaurismaki, 2002)

China Blue (Micha X. Peled, 2005)

Beirut diaries (Mai Masri, 2005)

Machan (Uberto Pasolini, 2008)

Il matrimonio di Tuya (Wang Quanan, 2006)

 

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