All’improvviso può cambiare tutto. E diventare molto più difficile. Lo scafandro e la farfalla (regia di Julian Schnabel) è tratto dal libro di Jean-Dominique Bauby, caporedattore di Elle che nel 1995 è rimasto paralizzato dalla testa ai piedi a causa di un ictus. Dopo tre settimane di coma, al suo risveglio poteva muovere solo la palpebra dell’occhio sinistro. Quell’unico movimento è diventato il suo modo per comunicare: un battito per dire sì, due per dire no. Per aiutarlo a comporre le parole chi gli stava accanto leggeva ad alta voce le lettere dell’alfabeto in ordine di frequenzza d’uso, ed è in questo modo che Jean-Dominique Bauby è riuscito a scrivere il libro sulla sua storia, uscito nel 1997. Lui morì pochi giorni dopo, il 9 marzo. La sua immagine è difficile da accettare, il suo desiderio di morire sembra condivisibile. Eppure nella possibilità di tornare in qualche modo a scrivere, e nella libertà di pensiero unico pezzo di sè rimasto in assolu
to movimento, sta la forza che lo ha fatto andare avanti. Lo scafandro e la farfalla fa pensare che quello che ci sembrava una certezza, quello che era una banalità, l’abitudine quotidiana, può venir meno senza possibilità di rassegnarsi a questa idea. La sua immagine è straziante, lo scafandro in cui si sente rinchiuso lo soffoca nel corpo, ma il suo “io” farfalla riesce a volare, grazie a chi gli sta accanto. Il film è quasi sempre visto con il suo occhio, mostra stralci di soffitto se è questo quello che vede, è appannato se piange, e le facce si deformano se si avvicinano troppo. Poi c’è la sua voce, la sua risata, i commenti alle parole di chi sta accanto al suo letto d’ospedale. Quella voce la sentiamo solo noi che guardiamo, per tutti gli altri c’è solo silenzio.
Archivio per 6 Giugno 2008
Lo scafandro e la farfalla
Pubblicato Giugno 6, 2008 Film Lascia un commentoTags: Bauby, cinema, Film, lo scafandro e la farfalla, Schnabel
Eppure ci sono momenti in cui pensi non sia necessario avere il controllo su tutto. In cui credi di poter essere meno esigente, di poter lasciar correre. Poi le cose però scorrono davvero e forse bisognerebbe impegnarsi a osservarle con più attenzione. Ci sono momenti in cui non pensi a quello che ti circonda, e se anche ti poni delle domande, inspiegabilmente le lasci senza risposta e non te ne preoccupi. Però prima o poi dovrai chiedere una pausa, prenderti una giornata intera e decidere cosa fare davvero, del tuo tempo e di tutte quelle domande che hai messo da parte.
