PAVIA Mentre guardavo il primo tempo di Gomorra (premiato al festival di Cannes con il Gran premio della giuria) mi dicevo “eppure manca qualcosa”. Poi ho pensato a cosa mi aveva subito colpito del libro di Roberto Saviano. C’è il punto di vista del narratore, è “lui” che arriva sul posto dove hanno appena ucciso un ragazzo, lui che descrive quello che vede, lui che parla con la gente, con chi “non ha visto niente, ma era proprio lì”. E’ come accompagnare per mano il lettore sul luogo della sparatoria e dirgli “vedi, ecco cosa sta succedendo”. Le immagini dovrebbero dare con ancora più forza questo messaggio, perché ti fanno vedere e non solo immaginare. Eppure mi è mancato questo senso di condivisione. Nel film sembra di potersi sentire distanti da questa realtà. Nel libro ti ci senti immerso fino al collo. Forse l’espediente tecnico è semplicemente diverso. Garrone sceglie di proporre alcune delle tante storie drammatiche raccontate da Saviano in forma quasi di documentario, come se una telecamera “casalinga” girasse tra le famiglie dei camorristi, tra i cortili e il vuoto delle Vele di Scampia. E come se dietro quella telecamera ci fosse lo stesso testimone che nel libro è narratore. Anche se mi è mancato il coinvolgimento del libro, Gomorra di Matteo Garrone non tralascia niente: rifiuti, droga, sfruttamento. La facilità con cui si uccide. E’ così semplice togliere la vita a una persona? Coinvolgere dei bambini nell’organizzazione di un omicidio, dando loro una parte in quello che non può essere un gioco della vita? La risposta è sì, per molti è così semplice. E questo fa uscire le persone dal cinema commentando “cavolo, sono angosciato” oppure “fa male allo stomaco”. Questo perché vedere coinvolge di più. Vedere il sangue, lascia senza fiato. Leggerlo sulle pagine del libro per la maggior parte delle persone non fa lo stesso effetto. Secondo me è giusto rimanere sconvolti da questa realtà, ma se il film lascia un senso di nausea il libro porta a riflessioni molto più ampie, più dure, più sconvolgenti.
Gomorra
Pubblicato Maggio 27, 2008 Film 1 CommentTags: cannes, garrone, gomorra, Letture, napoli, saviano

sono d’accordo, il libro lascia un segno ben diverso, come d’altronde spesso capita. A mio avviso il film non meritava premi particolari, a meno che gli altri film in concorso non fossero particolarmente “mediocri”: non mi pare fosse molto più innovativo di tanti altri film di denuncia. Probabilmente il premio è andato ad un personaggio che ha avuto il coraggio di parlare come pochi e che vive sotto scorta, Roberto Saviano. Lui merita sicuramente tutti i premi possibili, questo film meno.