Carsten insegna Scienze sociali in università. Ha una relazione con Pil, una sua ex-studentessa. E’ innamorato di questa ragazza dai capelli scuri e gli occhi chiari. Carsten è sposato con un figlio della stessa età di Pil. Apparentemente il suo matrimonio non sembra così stanco. Eppure si rivela sorretto solo dalle visite del figlio che riporta sull’attenti i genitori in un gioco delle parti fatto di sorrisi.
Pil, insieme a due amici, partecipa ad un’azione di boicottaggio di un’azienda che produce armi e uccide un poliziotto investendolo con il furgone. Nessuno dei tre confessa. Vengono tenuti in isolamento in carcere. Ci sono i lividi sulle braccia di lei, i tentativi di Carsten di convincerla a tenere duro e non confessare. C’è la moglie del poliziotto, disperata, che anche dopo il processo (innocenti perché non si può provare chi dei tre era alla guida del mezzo) tenta in ogni modo di capire la verità, per poter riprendere a vivere.
Sono due percorsi paralleli. Da una parte la famiglia di classe media che si sgretola. Dall’altra la politica, l’attivismo, la cronaca. Nel film di Per Fly (2005) è difficile capire quale prevale. Quale delle due componenti sia la principale. Convivono in effetti e si intrecciano. Ma nessuna emerge particolarmente. Colpisce la forma della disperazione. Quella di Pil che ha paura di non riuscire a mantenere il segreto, ma che poi con molta indifferenza riuscirà a mettere in atto ciò che le diceva Carsten (”lentamente lo sentirai sempre meno, poi svanirà del tutto”). C’è la disperazione di Carsten, che sedotto e abbandonato anche da Pil, cerca di liberarsi dai sensi di colpa rivelando inutilemente che era lei a guidare, e tentando inutilmente di tornare a vivere con la moglie. C’è la disperazione della moglie del poliziotto, che non riesce a rassegnarsi a non poter dare un volto alla persona che le ha strappato il marito. Tra questi personaggi ci sono reazioni e atteggiamenti che infastidiscono. Forse fa parte tutto di quella contraddizione che parte proprio dal titolo Gli innocenti, perché di innocente c’è solo chi è costretto a guardare la vita decisa dagli altri dal vetro della finestra.

Sì, è proprio così. Innocente è solo chi resta a guardare la vita decisa dagli altri da dietro una finestra, sempre che non sia stato lui a chiuderla per tagliarsi fuori dal mondo.