Archivio per Maggio 2008

Aria e Limone

Come ti vedi?PAVIA “Mangia di fronte allo specchio, se puoi fallo nuda”. E’ solo uno dei 63 consigli di Cucciola-Ana. Tra uno sfondo che ricorda un cielo notturno e scritte colorate snocciola consigli su come diventare, restare, vivere da Pro-Ana. E’ uno dei tanti blog che si trovano in rete su quella che viene definita una filosofia, ma che lascia un senso di impotenza. Essere Pro-Ana significa essere Pro-Anoressia e contro “Mia” che sta per bulimia. Significa profetizzare di giornate senza cibo, fatte solo di “aria per colazione” e “acqua e limone, perché ho scoperto che il limone è un anoressizante”. Questi blog si aprono tutti con una premessa: “Questo è un blog dichiaratamente Pro-Ana, chiunque non condivide le mie idee è pregato di uscire”. E’ che davanti alla lista di 63 consigli può capitare anche chi non si rende conto di cosa vuole dalla vita e ritrovarsi impigliato in quelle che sembrano verità assolute, consigli preziosi, ma che invece portano a una realtà fatta di disperazione. Chi tiene questi diari in rete non cerca esplicitamente adepte, ma dà “sostegno” a chi vacilla, incoraggia chi non riesce a non vomitare. Delle Pro-Ana è tornato a parlare Gianluca Nicoletti ieri su Melog (8.30 su Radio 24). E’ partito tutto da una ricerca in rete: basta digitare “blog pro ana” e si trovano pagine che lasciano un senso di vuoto. Fa paura. Perché sono tutte ragazzine, molte sanno di essere malate, ma riportano la dieta giornaliera con soddisfazione, quando sono riuscite a non mangiare quasi nulla. Fa davvero paura. Riporto solo alcuni dei messaggi in cui mi sono imbattuta, continuavo a leggere incredula, non si può entrare nella testa delle persone.

domenica 20 aprile 2008
ciao!sono Giusy…l’altra ragazza del blog….volevo salutare tutte voi e dirvi che domani mi ricoverano per anoressia…se dovessi morire ricordate che questa malattia non è un gioco….è una malattia e cm tale va curata…dovrò stare in clinica minimo 3 mesi…spero davvero di poter tornare…la mia amica vi terrà aggiornate…se mai non c’è la facessi vi auguro con tutto il cuore di crescere…perchè giocando con la morte si muore!!!addio a tutte…

sabato 24 maggio 2008
Mangia con la mano opposta a quella con cui di solito mangi
Quando ti viene una voglia conta lentamente fino a 100
Porta un elastico al polso e tiralo ogni volta ke pensi al cibo, il dolore ti farà pensare ad altro.
Pulisci qualcosa di schifoso quando ti viene fame.

mercoledì 20 febbraio 2008
La cosa che piu mi infastidisce di questa malattia e’ il freddo….sento un freddo prepotente che mi penetra dentro….e mentre scrivo sono vicina vicina al calorifero sparato al massimo, con indosso un mega piumone super imbottito…

martedì 11 settembre 2007 
con grande gaudio sto riuscendo di nuovo a scivolare fuori dai pantaloni senza sbottonarli.
è una piccola soddisfazione in tanto casino.
ogni tanto è bello anche vedere un raggio di sole.

venerdì 13 luglio 2007
Diario Alimentare di Oggi
Colazione=Aria, Pranzo=Aria, nel pomeriggio sorsi di the alla pesca
Cena=Pomodori freschi conditi con olio sale e peperoncino
due fette di anguria
e intanto sono 48… no?

giovedì, 10 gennaio 2008
Colazione=1vasetto di yogurt activia—>72calorie, 1cappuccino zuccherato—>82calorie
Spuntino Meta’ Mattina= 1lattina di the’ alla pesca—>sulle 35calorie
Pranzo= 1piatto e mezzo di riso in bianco
1confezione di kinder bueno white
3crostatine al cioccolato Mulino Bianco
2 biscotti pan di stelle
5ovetti kinfer choco bons
TUTTO  vomitato fino all’ ultima briciola con 2lit di acqua…e anche questa volta sono sicura di aver vomitato tutto xke e’ uscita la solita kiazza abbondante di sangue rosso vivo…ormai non mi spaventa piu ci ho fatto l’ abitudine…Vomito e non so il xke…Esiste una condanna piu xversa????

Pezzi di vetro

Ti potresti innamorare di lui,
forse sei già innamorata di lui,
cosa importa se ha vent’anni
e nelle pieghe della mano,
una linea che gira e lui risponde serio
“è mia”; sottindente la vita.
(“Pezzi di vetro” di F. De Gregori)

PAVIA La linea della vita, una piega sottile, solo nostra. Eppure la condividiamo, a volte la mettiamo da parte, o ci dimentichiamo di dire “è mia”. Quando sento questa canzone (stamattina su Lifegate) penso sempre alle mani nell’amore. E che quei vent’anni non hanno poi così importanza sulla linea che gira, perché gira anche dopo, oltre, senza tempo.  Basta sapere che bisogna lasciarla andare e sapersi fermare a sfiorarla. Come una giostra coi cavalli, gira ma riesci a vederne i colori e i dettagli. Gira, ma puoi sempre saltare e aggrapparti.

Gomorra

GomorraPAVIA Mentre guardavo il primo tempo di Gomorra (premiato al festival di Cannes con il Gran premio della giuria) mi dicevo “eppure manca qualcosa”. Poi ho pensato a cosa mi aveva subito colpito del libro di Roberto Saviano. C’è il punto di vista del narratore, è “lui” che arriva sul posto dove hanno appena ucciso un ragazzo, lui che descrive quello che vede, lui che parla con la gente, con chi “non ha visto niente, ma era proprio lì”. E’ come accompagnare per mano il lettore sul luogo della sparatoria e dirgli “vedi, ecco cosa sta succedendo”. Le immagini dovrebbero dare con ancora più forza questo messaggio, perché ti fanno vedere e non solo immaginare. Eppure mi è mancato questo senso di condivisione. Nel film sembra di potersi sentire distanti da questa realtà. Nel libro ti ci senti immerso fino al collo. Forse l’espediente tecnico è semplicemente diverso. Garrone sceglie di proporre alcune delle tante storie drammatiche raccontate da Saviano in forma quasi di documentario, come se una telecamera “casalinga” girasse tra le famiglie dei camorristi, tra i cortili e il vuoto delle Vele di Scampia. E come se dietro quella telecamera ci fosse lo stesso testimone che nel libro è narratore. Anche se mi è mancato il coinvolgimento del libro, Gomorra di Matteo Garrone non tralascia niente: rifiuti, droga, sfruttamento. La facilità con cui si uccide. E’ così semplice togliere la vita a una persona? Coinvolgere dei bambini nell’organizzazione di un omicidio, dando loro una parte in quello che non può essere un gioco della vita? La risposta è sì, per molti è così semplice. E questo fa uscire le persone dal cinema commentando “cavolo, sono angosciato” oppure “fa male allo stomaco”. Questo perché vedere coinvolge di più. Vedere il sangue, lascia senza fiato. Leggerlo sulle pagine del libro per la maggior parte delle persone non fa lo stesso effetto. Secondo me è giusto rimanere sconvolti da questa realtà, ma se il film lascia un senso di nausea il libro porta a riflessioni molto più ampie, più dure, più sconvolgenti.

Uomini che odiano le donne

Uomini che odiano le donne - LarssonPAVIA/GENOVA Come scavare nel passato delle persone. Quali informazioni tenere, quali tralasciare, quali dimenticare, tra etica, passione, deontologia, curiosità, vendetta. Come arrivare a risolvere un giallo che da anni ha lasciato senza speranze una famiglia di ricchi imprenditori. Il primo romanzo della trilogia Millennium di Stieg Larsson (ed. Marsilio) racconta una storia fatta non solo di misteri, intricati legami di famiglia e sospetti. Tra le trame del giallo si appoggiano i tratti dei personaggi. Mikael Blomkvist è un giornalista d’inchiesta nel settore economico. Quarantenne, brillante, molto sicuro del suo fascino, è un uomo che “ama le donne” in mezzo a tanti che le “odiano”, non le comanda né si fa comandare, si lega a loro nel solo intento di stare bene. Riesce a sciogliere Lisbeth Salander, pirata informatico di 25 anni, esile nel fisico, ma aspra e dura, la prima a dare battaglia, a suo modo, a tutti gli uomini che non rispettano le donne, che le trattano come oggetti, le violentano, le uccidono o semplicemente ne dispongono a loro piacimento. Sono tanti e di forme diverse i legami tra i personaggi. Ci sono forme di amore che sfuggono alle definizioni. Ma che sono incredibilmente reali, come il seme della violenza nelle persone meno sospette. Ci sono legami che sembrano poter vivere solo nelle pagine di un romanzo, ma a guardare bene non sono così lontani da quello che accade a chi le pagine le sfoglia e non vi si nasconde dentro.

Contenitore di Parole

Assemblage - SelettiPAVIA Mi sono innamorata di una libreria. Assemblage (Seletti, azienda del manotavano nata nel 1964) se è chiusa ha la forma di un parallelepipedo, sembra una matrioska quadrata, fatta di piccoli contenitori di legno uno dentro l’altro. Poi si “srotola” e si può decidere se creare una libreria in orizzontale o in verticale. All’interno e all’esterno dei cubi serigafie sfondo chiaro linea nera decorano le pareti. Assemblage - SelettiDue cinghie la tengono ferma. Le librerie sono il contenitore delle nostre parole e di quelle degli altri, scritte anche per noi. Sugli scaffali trovi i libri del liceo, sottolineati a fatica, gli album di fotografie dal “primo compleanno” alle “ultime vacanze”, giornali, riviste, ritagli nascosti in cartellette colorate. Poi i saggi e i manuali comprati all’università, per illudersi di portare in casa un po’ di Sapere, i quaderni ad anelli con pagine e pagine di appunti. Ma soprattutto i romanzi. L’acquisto della domenica mattina, quando una passeggiata porta a entrare da Feltrinelli, o l’ultimo romanzo dello scrittore preferito o semplicemente “questo, perché ha il profumo dei libri caldi appena sfornati, la copertina lucida e leggera, la carta spessa e scura”. Alle mie spalle la mia pila di libri, un orizzonte frastagliato di piccoli e grossi mattoni colorati. Dove mattone non è sinonimo di pesantezza, ma di costruzione.

Little Miss Sunshine

Little Miss Sunshine - 2006PAVIA Non c’è solo il concorso di bellezza, che mostra bambine-mostri di sette anni vestite da Barbie ma tremendamente reali, e non c’è solo il viaggio per raggiungere Redondo Beach, dove si svolge la finale per Little Miss Sunshine. C’è una famiglia americana, allargata, complicata, che cerca di sembrare “vincente”. Difficile crederlo. Richard, il padre, organizza corsi sui 9 step per raggiungere il successo, che non hanno successo. Sheryl, la madre, sembra sopraffatta dalla Casa, ma non sa come aiutare i figli. Dwayne, 15 anni, ha smesso di parlare e usa un block notes per comunicare, ma è il più sveglio di tutti. Olive è la piccola miss che delle altre bambine non ha nulla, ha gli occhiali grossi, il pancino gonfio, ma ci crede e crede soprattutto nel suo numero preparato con il nonno Edwin. C’è anche lo zio Frank, critico di Proust, gay, che ha appena tentato il suicidio. Questo quadro di vita reale viene fuori durante il viaggio verso la California, nelle disavventure con il pullmino, nei discorsi di sostegno e consolazione che a turno coinvolgono i componenti della famiglia. Durante Little Miss Sunshine (2006, di Jonathan Dayton e Valerie Faris) capita spesso di ridere. Ma si ride per dissonanza con quello che siamo abituati a vedere. Si ride perché è aspro e amaro vedere questa famiglia, ma si ride proprio perché alla fine la lezione l’hanno imparata tutti, e si torna a casa più famiglia di prima.

Prendere o lasciare

PAVIA Ci sono momenti in cui è difficile capire cosa si vuole, difficile darsi delle risposte sincere. Oppure capita di avere la risposta, ma anche la consapevolezza che non si può ascoltarla. Capita se devi prendere una decisione o se in fondo non c’è niente da decidere, ma solo da digerire. Capita se devi mettere le tue cose in uno scatolone, le altre in una valigia e andare. Soprattutto lasciare. E non importa il “trovare”. Non è determinante per rassicurare il proprio io confuso.
Ho voglia di restare, ma forse non posso.

Bad Guy

La panchinaPAVIA  Che è un “cattivo ragazzo” lo intuisci dagli abiti trasandati, dall’espressione assente, dal taglio alla gola. Inizia tutto su una panchina in un parco. Sun-Wha ha un vestito a pois azzurro, un golfino bianco, aspetta il suo ragazzo. Ma il Bad guy, Han-Gi, si siede al suo fianco, poi la bacia con la forza, lei pretende le sue scuse. Gli sputa addosso, la polizia lo picchia. Inizia così una sorta di vendetta-desiderio. Sun-Wha sarà obbligata a prostituirsi. Lui la guarderà piangere con il suo primo cliente, la vedrà dimenarsi per sottrarsi a un destino non suo. Eppure quel mondo le entrerà dentro fino a diventare una scelta volontaria. Come in altri film di Kim Ki-Duk ci sono alcune scene che colpiscono, fino a lasciare senza fiato.

La scena del vetroBella la scena del vetro-specchio. Lei indossa una parrucca rosa, mette il rossetto davanti allo specchio mentre lui dall’altra parte la guarda… La testa di lei si appoggia al vetro, quei gesti così automatici per farsi bella per i clienti la tormentano. Anche lui si appoggia . Le loro guance combaciano, sono vicini ma non lo sanno, eppure il viso prende la forma di chi riceve conforto dalla vicinanza dell’altro. Strano vedere lui che si prende cura di lei regalandole un libro di Schiele, aggiustando l’appendiabiti, allontanando un cliente fastidioso, eppure è proprio lui che la tiene legata a quel mondo.

A stupire in Bad Guy è anche l’uso del suono. La musica innanzitutto. Stupisce sentire una canzone italiana. La voce di Etta Scollo, siciliana, canta sottile le parole dei Tuoi fiori (tratta dall’album “Blu” del 1999). Poi la voce di Han-Gi, strozzata e quasi femminile per colpa di quel taglio alla gola. Solo alla fine parla, solo una volta. E solo dopo la violenza, per non sminuire quel suo essere per forza cattivo.

Sempre particolare l’uso delle fotografie di Kim-Ki-Duk. Lei ritrova sulla spiaggia una foto strappata a cui mancano solo i volti dei due innamorati, come il pezzo mancante di un puzLa fotografia ritrovatazle. Ricostruite le appende allo specchio e il suo viso va a riempire quel vuoto, e si alterna a quello di lui che dall’altra parte si sostitusce ai volti. Sulla spiaggia quella fotografia torna a prendere vita, lui è lo stesso, lei cerca di assomigliare all’altra. Uguali gli abiti, diversi i destini. Poi le loro vite riprendono. E’ lei, nonostante tutto, a decidere di cercarlo ancora dopo che lui le aveva restituito la libertà proprio su quella panchina dove tutto è iniziato. Le loro vite riprendono, ma il percorso è difficile da capire. Quel nuovo mondo le resta cucito addosso, non con rassegnazione, non più con disgusto. Solo come l’elemento che li unisce, impossibile tornare alla vita di prima, la ragazza acqua e sapone e il cattivo non potrebbero dormire nello stesso sporco letto.

Genova, oltre la visita del Papa

Dietro le quinte

GENOVA Visita del Papa. Oggi alle 11 ha parlato ai giovani in piazza Matteotti. «Carissimi giovani, la pioggia mi perseguita». Ha attirato così i primi applausi dei fedeli stretti davanti a Palazzo Ducale. Dal mattino presto intanto, blindati i vicoli del centro storico con uomini della Finanza ad ogni uscita laterale di via San Lorenzo dove sarebbe passato Papa Benedetto XVI. Sigillate le cassette postali. Chiusi i rubinetti della fontana di piazza De Ferrari. Pochi i negozi “vestiti” di bianco e giallo, pochi quelli che hanno esposto le bandiere, pochi quelli rimasti aperti. Tra la gente però non mancava chi vendeva bandierine, portachiavi e calamite da attaccare al frigorifero. A proporre alla gente questi gadgets (bandiere e portachiavi a 1 euro) anche persone di diverso credo religioso. A 5 euro la presina da forno in ricordo della visita del Papa. Esposto fuori da un gioielliere anche un ciondolo pensato apposta per l’evento. Qualche perplessità l’ha suscitata uno spot pubblicitario televisivo in cui si chiedeva – mostrando il fac-simile di un bollettino postale – di contribuire al viaggio ligure del Papa con un versamento. Per alcuni è stato immediato il collegamento ai giorni del G8 con il cuore di Genova sigillato, la polizia in borghese e non, e la difficoltà a muoversi tra le transenne e le strade chiuse. Sono i dettagli del dietro le quinte della visita del Papa. Ma per i fedeli è stata una giornata di preghiera, affrontata nonostante la pioggia. Colpisce sempre però vedere il lato economico di questi eventi. Vedere che accanto a chi chiede silenzio per ascoltare il messaggio di Papa Benedetto XVI c’è chi pensa anche al guadagno.

Un bambino venuto da lontano

Aspettando Andrea - 2008PAVIA Un libro per raccontare una storia felice e difficile, un percorso lungo. Andrea ha 7 anni ed è nato in Russia. E’ stato adottato quando ne aveva 4 da Elena Poma, insegnante di lettere, e da suo marito, Luigi Negri, medico. Elena Poma ha deciso di raccontare la sua storia, quella di “un bambino venuto da lontano”, in un libro, “Aspettando Andrea” (ed. San Paolo, 160 pagine, 13 euro, presentato alla Fiera del libro di Torino il 13 maggio) che ha lo scopo di aiutare i genitori ancora indecisi a convincersi a portare avanti le pratiche di adozione, ma anche a finanziare l’associazione Airone di Azzano San Paolo (Bergamo). Nella città dove è stato adotatto Andrea c’erano 12 istituti. Ci sono bambini che aspettano. Non sanno ancora giocare, non sanno tenere in mano la forchetta. Mangiano zuppa di cavolo a pranzo e di patate a cena. Prima di avere una mamma e un papà deve iniziare un lungo viaggio tra le carte della burocrazia, tra i colloqui per l’idoneità, la scelta dell’associazione. Dopo 4 anni è arrivata la prima visita in Russia. L’incontro con Andrea è stato emozionante. Magro, le gambe a penzoloni nell’abbraccio. Non sapeva come aggrapparsi perché ancora nessuno lo aveva mai abbracciato. Ora ha 7 anni, una passione per la scrittura, Mina e il basket. La sua è una storia felice, che potrà aiutare altri bambini a trovare una famiglia.

Il tempo

PAVIA «Sai qual è il bello? Che non so nemmeno che ore sono. E non mi interessa». Bello perdere il senso del tempo. Concedersi di non guardare l’orologio. Non in un momento di pausa, non in vacanza, ma nel casino di tutti i giorni, che è ancora più difficile, anche più raro. Strano sospendersi, fermarsi per qualche ora, non solo nel tempo, ma anche nello spazio, nelle idee e nella vita. Aprire una parentesi, che poi un po’ fatica a chiudersi. E poi risvegliarsi con il sorriso. Il tempo concesso scade, si torna alla vita di poche ore prima. Consapevoli della difficoltà che richiede regalare il tempo, va bene così.

Gli innocenti

Gli Innocenti - 2005Carsten insegna Scienze sociali in università. Ha una relazione con Pil, una sua ex-studentessa. E’ innamorato di questa ragazza dai capelli scuri e gli occhi chiari. Carsten è sposato con un figlio della stessa età di Pil. Apparentemente il suo matrimonio non sembra così stanco. Eppure si rivela sorretto solo dalle visite del figlio che riporta sull’attenti i genitori in un gioco delle parti fatto di sorrisi.

Pil, insieme a due amici, partecipa ad un’azione di boicottaggio di un’azienda che produce armi e uccide un poliziotto investendolo con il furgone. Nessuno dei tre confessa. Vengono tenuti in isolamento in carcere. Ci sono i lividi sulle braccia di lei, i tentativi di Carsten di convincerla a tenere duro e non confessare. C’è la moglie del poliziotto, disperata, che anche dopo il processo (innocenti perché non si può provare chi dei tre era alla guida del mezzo) tenta in ogni modo di capire la verità, per poter riprendere a vivere.

Sono due percorsi paralleli. Da una parte la famiglia di classe media che si sgretola. Dall’altra la politica, l’attivismo, la cronaca. Nel film di Per Fly (2005) è difficile capire quale prevale. Quale delle due componenti sia la principale. Convivono in effetti e si intrecciano. Ma nessuna emerge particolarmente. Colpisce la forma della disperazione. Quella di Pil che ha paura di non riuscire a mantenere il segreto, ma che poi con molta indifferenza riuscirà a mettere in atto ciò che le diceva Carsten (“lentamente lo sentirai sempre meno, poi svanirà del tutto”). C’è la disperazione di Carsten, che sedotto e abbandonato anche da Pil, cerca di liberarsi dai sensi di colpa rivelando inutilemente che era lei a guidare, e tentando inutilmente di tornare a vivere con la moglie. C’è la disperazione della moglie del poliziotto, che non riesce a rassegnarsi a non poter dare un volto alla persona che le ha strappato il marito. Tra questi personaggi ci sono reazioni e atteggiamenti che infastidiscono. Forse fa parte tutto di quella contraddizione che parte proprio dal titolo Gli innocenti, perché di innocente c’è solo chi è costretto a guardare la vita decisa dagli altri dal vetro della finestra.

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I BRUSCHI DETTAGLI

Raccontare, vedere poi ascoltare e scrivere. Leggere, chiedere, curiosare. E una pagina bianca per dirlo a qualcuno. Non il Tutto, solo qualche dettaglio

SUL COMODINO

Moon Palace (Paul Auster)

Il caffè di Sindona (Gianni Simone, Giuliano Turone)

… ULTIME LETTURE

Firmino (Sam Savage)

Gli effetti secondari dei sogni (Delphine de Vigan)

Abbiamo ucciso Aldo Moro (Emmanuel Amara)

Il cinico non è adatto a questo mestiere (Ryszard Kapuscinski)

La prova del miele (Salwa al-Neimi)

Né di Eva né di Adamo (Amélie Nothomb)

L'insostenibile leggerezza dell'essere (Milan Kundera)

La solitudine dei numeri primi (Paolo Giordano)

Aprile è arrivato (Morley Callaghan)

La ragazza dai capelli strani (David Foster Wallace)

Il giudice e il suo boia (Friedrich Durrenmatt)

L'amante di Lady Chatterley (David Herbert Lawrence)

Mi fido di te (Abate, Carlotto)

Il pornografo di Vienna (Lewis Crofts)

Caos Calmo (Sandro Veronesi)

Proibito parlare (Anna Politkovskaja)

La regina dei castelli di carta (Stieg Larson)

Il giorno prima della felicità (Erri De Luca)

Americana (Don De Lillo)

L'identità (Milan Kundera)

L'amante (Marguerite Duras)

La separazione del maschio (Francesco Piccolo)

Il vecchio che leggeva romanzi d'amore (Luis Sepulveda)

Foto di gruppo con chitarrista (Mauro Pagani)

Distanza di sicurezza (Slavoj Zizek)

Everyman (Philip Roth)

La bellezza e l'inferno (Roberto Saviano)

Girasole (Gyula Krudy)

Una parentesi luminosa (Marella Caracciolo Chia)

… ULTIME VISIONI

Hana-bi (Takeshi Kitano, 1997)

My blueberry nights (Wong Kar Wai, 2007)

Galantuomini (Winspeare, 2008)

In the mood for love (Wong Kar Wai, 2000)

L'isola (Kim Ki Duk, 2000)

Le onde del destino (Lars Von Trier, 1996)

Ferro 3 (Kim Ki Duk, 2004)

Sangue Vivo (Winspeare, 2000)

Onora il padre e la madre (Lumet, 2007)

Ogni cosa è illuminata (Schreiber, 2005)

Cargo 200 (Balabanov, 2007)

Il giardino di limoni (Eran Riklis, 2008)

Il bambino con il pigiama a righe (Mark Herman, 2008)

Stella (Sylvie Verheyde, 2008)

Valzer con Bashir (Ari Folman, 2008)

Milk (Gus Van Sant, 2008)

News from home (Amos Gitai, 2005)

Il cacciatore di aquiloni (Marc Forster, 2007)

La foresta sepolta (Kohei Oguri, 2005)

Caos Calmo (Antonello Grimaldi, 2007)

Gran Torino (Clint Eastwood, 2008)

Era il mese di maggio (Marlen Khutsiyev, 1970)

Lunga felice vita (Gennadi Shpalikov, 1966)

Teza (Hailé Gerima, 2008)

Birdcage Inn (Kim Ki Duk, 1998)

Freeze me (Ishii Takashi, 2000)

The Coastguard (Kim Ki Duk, 2002)

The millionaire (Danny Boyle, 2008)

Revolutionary road (Sam Mendes, 2008)

Rosetta (Luc &J.Pierre Dardenne, 1990)

True women for sale (Herman Yau Lai-To, 2008)

The Reader (Stephen Daldry, 2008)

Arizona Dream (Emir Kusturica, 1992)

Zodiac (David Fincher, 2007)

Dream (Kim Ki Duk, 2008)

Uomini che odiano le donne (Niels Arden Oplev, 2009)

Nuvole in viaggio (Aki Kaurismäki, 1996)

In Bruges (Martin McDonagh, 2008)

La banda Baader Meinhof (Uli Edel, 2008)

Crocodile (Kim Ki Duk, 1996)

La vita è un miracolo (Emir Kusturica, 2004)

La Fiammiferaia (Aki Kaurismaki, 1990)

Paura e delirio a Las Vegas (Terry Gilliam, 1998)

L'uomo in più (Paolo Sorrentino, 2001)

Il segreto di Esma (Jasmila Zbanic, 2006)

L'ultimo re di Scozia (Kevin MacDonald, 2006)

Idiots (Lars Von Trier, 1998)

L'estate di Kikujiro (Takeshi Kitano, 1999)

L'uomo senza passato (Aki Kaurismaki, 2002)

China Blue (Micha X. Peled, 2005)

Beirut diaries (Mai Masri, 2005)

Machan (Uberto Pasolini, 2008)

Il matrimonio di Tuya (Wang Quanan, 2006)

 

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